attenzione Italia, leggi meglio i dati sulla crisi

14/08/09

La crisi è tutt'altro che alla sua svolta, attenzione. I dati diffusi dalla BCE sul PIL vanno letti con attenzione.

Prima di tutto, la BCE sono le banche, le quali hanno bisogno di un clima di fiducia e di ottimismo al fine di incentivare le imprese a fare investimenti e quindi a chiedere prestiti; i Governi lo fanno perché devono mantenere il consenso presso i consumatori-elettori.

Secondo, tutte le notizie degli ultimi 12 mesi si sono contraddette: quante volte ci siamo sentiti dire "stiamo uscendo dalla crisi, tra 3 mesi si riparte"? I cittadini hanno la memoria corta, ma sarebbe dovere degli opinion-makers ricordare questa cosa.

Terzo, il PIL non è un buon indicatore,
tantomeno in questo momento, ancor di meno sul breve periodo. Migliori indicatori sono il tasso di occupazione, perché da quello dipendono le prospettive di stabilità della domanda, o di investimento, vera misura della fiducia delle imprese e che costituiscono la necessaria precondizione per nuove assunzioni.

Nella condizione attuale, il PIL è gonfiato dagli investimenti governativi e dal fatto che le imprese ormai hanno già effettuato i tagli per cui è venuto meno il loro pesante segno negativo (o quantomeno si è ridotto) e gli investimenti pubblici sono diventati esecutivi per cui iniziano a fare i loro effetti, non solo in Gran Bretagna ma anche in Francia e Germania.

Ovviamente, niente per l'Italia che non ha fatto investimenti a causa del drammatico debito pubblico, che è stato sconsideratamente utilizzato solo per cercare di preservare l'esistente.

In conclusione, la crisi non è passata, quantomeno non riesco a vederne i segni fintanto ché l'occupazione non ripartirà. Al contrario, gli altissimi livelli di disoccupazione (salita al 10%) pesano come una spada di Damocle sul nostro futuro. Senza nuova occupazione, le riserve delle famiglie presto finiranno e la domanda crollerà facendo ripartire la spirale negativa della crisi. I messaggi di ottimismo van bene sul breve periodo, ma reiterati sul medio periodo diventano irresponsabilità e, in questo caso, co-responsabilità.
Attenzione, perché io non faccio altro che ripetere quello che molti economisti vanno ripetendo almeno dal 2007, ma magari 'repetita iuvant'.

Cosa dovrebbero fare i governi? Provo a lanciare alcune misure, sapendo che nessuno ha la bacchetta magica e che i grandi economisti non sanno cosa fare, figuriamoci il sottoscritto.
1.investimenti massicci in formazione, capitale umano ed educazione attraverso un piano pluriennale. In questo modo si salvano molte persone, soprattutto giovani, dalla disoccupazione sul breve periodo. Piano piano questi usciranno e potranno essere riassorbiti dal mercato del lavoro.
2. promuovere la nuova imprenditorialità perché se emerge significa che qualcosa di buono c'è ed oltretutto le piccole e nuove imprese sono quelle che creano nuova occupazione, anche se non miglirano il reddito medio delle famiglie.
3. attuare veramente i controlli sui paradisi fiscali, chiudendo le frontiere finanziarie con questi luoghi. Ne verranno penalizzate quelle stesse grandi imprese/banche che hanno causato e approfittato della crisi (es. in UK, -1% occupazione nella finanza, -10% in tutte le altre industrie, è giusta questa cosa?). I paesi del BRIC dispongono di sufficienti capitali per il medio periodo e in questo modo risolveremmo uno dei nodi problematici da cui è emersa questa crisi.

Prospettiva finale: il mondo ripartirà, non prevedo guerre mondiali nel medio periodo, ma sicuramente ci sarà un ribilanciamento della geografia economica ed i paesi oggi più avanzati perderanno posizioni a favore dei 3 grandi emergenti, Cina, India e (forse) Brasile.

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