arte politica, tra maestria e furbizia

30/12/11

Ieri ho rivito un vecchio amico che mi ha dato un'interessante lezioncina di "saperci fare" con tre mosse che mi hanno fatto indispettire. Ma riconosco la maestria e quindi lì per lì non sono riuscito ad arrabbiarmi, ma col senno di poi meritano di esser raccontate.

Inizio dal contesto: una pizzata tra amici.
Anzi, ho appena cancellato quanto avevo scritto e mi focalizzo solo sui tre semplici fatti, così risparmio la discussione teorica.

Primo: se dici che io frequento solo ingegneri sfigati e che invece tu sei quello figo che frequenta gente figa e pertanto sei autorizzato ad andartene quando arrivano gli amici miei, io mi offendo perché mi stai dando dello sfigato. Sì, chi offende gli amici miei offende me. Però, la sua mossa geniale è che lo afferma solo dopo essersi assicurato l'appoggio "bilaterale" di altri presenti, i quali quindi si schiereranno dalla sua parte. Già, prima di fare uscite 'pubbliche' bisogna sempre assicurarsi l'appoggio bilaterale dei singoli ed un buon modo è il rimarcare sempre il "noi&loro" sottolineando a più riprese come ci sia una relazione esclusiva, come ci sia qualcosa per loro da cui noi dobbiamo essere esclusi: luoghi riservati, linguaggi in codice che devono essere mostrati chiarendo come siano incomprensibili agli esterni rinforzando il senso di alleanza interna.

Secondo, più furbetto. Arriva il conto da pagare. Io e lui abbiamo mangiato di più, ma io pago anche per una persona andata via prima che ha mangiato di meno. Quindi, si divide, io pago due quote 'normali' che in media ci sta e dividiamo in parti uguali. Ehi, ma anche lui ha mangiato di più? Già, ma la cosa importante è che quando si discute di come dividere le quote, l'interessato monopolizzi la discussione sul mio di conto che ha una quota abbondante ed una meno, così la gente si dimentica del suo di conto e così salva un po' di soldi. Una tecnica molto berlusconiana: puntare sulle divisioni della Sinistra per far dimenticare quelle di FI-PdL, puntare l'attenzione sul conto da pagare degli altri, che deve apparire come complicato ma tu con magnanimità gli concedi di semplificarlo in modo che si dimentichino di quanto devi pagare tu. Sia chiaro: io ho pagato il giusto e non mi lamento di quanto io ho pagato, ma che questa discussione abbia permesso a chi l'ha portata avanti di pagare di meno un po' mi indispettisce.

Terzo, più incomprensibile. Mi invita a prendere un amaro dicendo che mi offre perché non ci vediamo da tanto tempo. Io rilancio dicendo che offro il giro seguente e poi, arrivati alla cassa, lui dà al cameriere solo la sua quota e basta ed aspetta lasciandomi da solo davanti al cameriere. Io mi pago la mia, ma mi chiedo perché allora aveva detto che mi offriva. Misteri... Intanto, un altro modo per non dover tirar fuori i soldi. Sei lì e non stai a discutere, però ti chiedi perché mi convinci a offrirmi da bere e poi non lo fai. Mah...

Ecco, questi sono aneddoti di piccola diplomazia diciamo settimanale (quotidiana è troppo, mica vado tutti i giorni in pizzeria!). Mi rammarico di non aver saputo realizzare all'istante cosa stava succedendo, e soprattutto mi rammarico per non aver trovato una soluzione creativa per uscire da queste situazioni che mi hanno infastidito: se dai dello sfigato ai miei amici, stai insultando anche me, ma avendo l'appoggio degli altri presenti non sono riuscito a reagire. Incredibile, trovo questa persona di cui parlo di una maestria lodevole, un caso da studiare e da imparare, per quanto usi questa sua abilità in maniera un po' troppo furbetta per i miei gusti. Tant'è...

2 commenti:

Anonimo 3 gennaio 2012 17:27  

...ma chi era questo vecchio amico? OLAF?!?!?

papero

Duca XXI 3 gennaio 2012 19:35  

Olaf paga sempre i suoi debiti.
E li fa pagare.

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