di quelle storie che a me fanno arrabbiare

08/01/12

Ieri ho rivisto un'amica ed ex-collega inglese. Mi ha raccontato che, nei 6 mesi in cui eravamo colleghi, suo padre si vergognava di dire che la figlia lavorasse per la Commissione UE da preferir dire in giro che era disoccupata. Ora che lei lavora in una società privata è meglio se non dice al padre che quest'agenzia lavora per l'UE. Con lei si può scherzare nel dire che un giorno sarà Europea, mentre risponde fieramente "mai, io sono Inglese". Bene, se questo è quello che vogliono, permettetemi di dire che l'Inghilterra può anche uscire dall'UE, in cambio però niente mercato unico, tassa sui capitali UK, niente fondi agricoli, regionali o della ricerca, niente borse erasmus e visa per gli studenti che vogliono andare a studiarci (così portiamo soldi alle università europee), ripresa del fondo di decolonizzazione all'Irlanda e tutte le altre robe... In fondo, è quello che vuole la maggioranza inglese ed in democrazia va così...

2 commenti:

elimara 08 gennaio 2012 13:37  

Sono perfettamente d'accordo con te. Se gli inglesi vogliono la loro indipendenza rispetto all'europa non devono, poi, avere voce in capitolo nei nostri affari.
Trovo incredibile che il padre della tua amica si vergogni di dove lavora la figlia.
Però, devo dire, e sono di parte e me ne scuso, che finalmente gli inglesi mostrano il loro vero carattere e come sono fatti veramente, e non è un bel vedere.

Marco Zanzi 08 gennaio 2012 13:56  

Apri una porta spalancata....

Au lecteur

C'est icy un livre de bonne foy, lecteur.
Il t'advertit dès l'entrée, que je ne m'y suis proposé aucune fin, que domestique et privée
.
Je n'y ay eu nulle consideration de ton service, ny de ma gloire. Mes forces ne sont pas capables d'un tel dessein. Je l'ay voué à la commodité particuliere de mes parens et amis: à ce que m'ayant perdu (ce qu'ils ont à faire bien tost) ils y puissent retrouver aucuns traits de mes conditions et humeurs, et que par ce moyen ils nourrissent plus entiere et plus vifve, la connoissance qu'ils ont eu de moy. Si c'eust esté pour rechercher la faveur du monde, je me fusse mieux paré et me presanterois en une marche estudiée. Je veus qu'on m'y voie en ma façon simple, naturelle et ordinaire, sans contention et artifice: car c'est moy que je peins. Mes defauts s'y liront au vif, et ma forme naïfve, autant que la reverence publique me l'a permis. Que si j'eusse esté entre ces nations qu'on dict vivre encore sous la douce liberté des premieres loix de nature, je t'asseure que je m'y fusse tres-volontiers peint tout entier, et tout nud. Ainsi, lecteur, je suis moy-mesmes la matiere de mon livre: ce n'est pas raison que tu employes ton loisir en un subject si frivole et si vain.

A Dieu donq, de Montaigne, ce 1er Mars 1580.

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