Ma chi fa i conti?

11/06/12

La vicenda spagnola è ora su tutti i giornali per la richiesta di Rajoy. Mi chiedo chi però faccia i conti, non solo alla luce di quanto detto ieri. Mi spiego: Rajoy ha creato un ulteriore debito alla Spagna richiedendo altri 100 miliardi di Euro, non proprio bruscolini. In questo modo il rapporto debito/PIL cresce ulteriormente, soprattutto considerando che il debito aumenta e il PIL diminuisce, cioé ci sono due forse antitetiche che peggiorano entrambe la situazione.

Il risultato di quest'idea brillante per affrontare la crisi è che ora la Spagna ha un indebitamento ulteriormente aggravato, mentre i meccanismi finanziari ed economici non sono stati affrontati. E' come un povero che fa benzina a una macchina col serbatoio bucato e, non avendo più soldi, si indebita per metterci ancora più benzina invece di cercare di riparare il serbatoio.

L'aspetto più rilevante, però, è che crescendo l'indebitamento, la Spagna diventa sempre più debole e questo farà scappare ulteriormente gli investitori. Quello che trovo drammatico è che è la stessa storia già vista con Grecia, Irlanda e Portogallo, pur con le dovute differenze. Dove si può pensare di andare a finire? Senza lanciarsi in analisi particolari, come si può pensare che una ricetta fallita già 3-4 volte possa ora funzionare? Finanziare direttamente le banche è solo un modo per prendere tempo mentre si fa un intervento strutturale. Ma sono 4-5 anni che prendiamo tempo e nessun intervento strutturale è stato messo in campo. L'ha detto pure Draghi, mica Bertinotti!

Grande preoccupazione...

2 commenti:

Anonimo 12 giugno 2012 19:03  

Ho letto un paio di articoli interessanto sul NYtimes, che fanno capire come vedano le cose da questa parte. Il primo faceva dei parallelismi tra le critiche agli US quando decisero di non salvare alcune banche e le critiche alla Germania per il non voler salvare la Grecia (e Spagna?). Della serie 'chi di non-interventismo ferisce, di non-interventismo perisce'.

Il secondo, piu' specifico sull'Italia, sosteneva da un lato la condizione strutturalmente migliore rispetto alla Spagna e pero' l'assenza di credibilita' di un sistema paese che ha costantemente tradito le attese degli investitori.

Piu' che vedere l'Italia come 'il prossimo paese della lista' qua lo vedono come 'l'ultimo della lista', nel senso che attribuiscono a noi il ruolo decisivo. Si crolla noi, si crolla tutti (e Obama si gioca la rielezione).

Questo dicono gli Americani. Che hanno poco da insegnare, ma tanto da investire (e da perdere) in Europa.

-Papero

Duca XXI 12 giugno 2012 22:34  

Mah, analisi si spendono a ripetizione, anche se mi chiedo se siano veramente condivise da chi sta intervenendo.

Certo è che ora i margini di azione sono sempre più drammaticamente ridotti...

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