Un certo piccolo pensiero

03/10/12

Ripenso ad una certa storia di tempo fa. Non voglio rivangare quella storia, ma mi torna in mente in questo periodo di schieramenti in vista delle prossime elezioni primarie.

Di quel gruppo, siamo rimasti in contatto in tanti perché comunque, dopo aver condiviso certe esperienze così intense, rimane un legame che non puoi buttar via facilmente. Eppure...

Eppure, vedo che da allora le cose sono cambiate in una certa direzione. La stragrande maggioranza della generazione con cui io ho fatto politica è stata maltrattata ed esclusa dall'attuale PD. A parte un paio che si sono guadagnati un seggio, tutta la stragrande maggioranza di quella generazione è stata buttata via. Ognuno ha ora una brutta storia da raccontare, la mia la conoscete già.

Io sono uno dei pochissimi che ha tratto le conclusioni di quella storia abbandonando un partito invece di continuare a starci dentro sentendosi male. Sono in disaccordo con chi di loro rimane ancora impantanato nella melma piddina incapace di far emergere novità, di mandare avanti un nuovo ed aprirsi al mondo quale è oggi. La critica è qui espressa con parole mie, ma so che la sostanza è condivisa anche dagli altri, magari con accenti diversi.

Io mi considero diverso perché ho tratto le conclusioni abbandonando una posizione che non mi portava da nessuna parte. Eppure...

Eppure, vedo che molti di quella generazione continuano a farsi del male e, soprattutto, hanno preso sul personale questa mia posizione. Non tutti, sia chiaro, chi era amico sa rispettare certe scelte distinguendo posizioni politiche dall'amicizia, ma molti altri l'hanno presa sul personale. Sentono un'ubbidienza al partito com dovuta, malgrado tutto quel che hanno dovuto subire.

Non dico che le loro conclusioni debbano essere le mie, ma l'Italia non può continuamente restare in attesa che qualcosa cambi e nel frattempo ingoiare il rospo. Bisogna rompere questa spirale, trarre le conclusioni, avere il coraggio di certe azioni. Ma soprattutto bisogna imparare a distinguere scelte politiche da scelte personali. E' una questione culturale, non personale.

Ecco, ripenso allora a quella vicenda. Penso al fatto che - ahinoi - il mio non è più un caso unico, ma almeno un altro simile ne è seguito. Io non ho una risposta, ma dopo mille analisi bisogna anche prendere il coraggio di assumersi una decisione. Non si può continuare a vivacchiare accettando cose che proprio non ci piacciono sperando che un giorno migliorino, non si può neanche dire "sto cercando di migliorarle dall'interno" se dopo ormai 10 anni non sei riuscito a combinare nulla.

Vorrei condividere il coraggio di trarre conclusioni su certi ragionamenti perché sono stufo di sentire gente che si lamenta ma poi non cambia mai.
Vorrei ringraziare chi sa distinguere tra amicizia e scelta politica e mi rammarico invece di chi non lo sa fare, ma in fondo tant'è.

4 commenti:

Anonimo 4 ottobre 2012 20:54  

a proposito...mai poi 'quella' storia come e' finita?

Fiero di esserti irriducibile amico e irriducibilmente diverso.

-Papero

Duca XXI 5 ottobre 2012 08:40  

Nessuna novità successiva relativamente a quella storia, almeno niente di significativo. La cosa interessante è che poi a un altro (che conosciamo bene entrambi) è seguita una sorte analoga...

Anonimo 5 ottobre 2012 15:24  

Haha!

Penso di sapere di chi parli! Come tu mi insegni, c'e' sempre posto per sedersi dalla parte del torto, no? ;-)

Ogni tanto ripenso a quella riunione, quella famosa dei miei 'messaggini'.

Roba avanti per il tempo se ci pensi, anni prima di Arcore!

-Papero

Duca XXI 5 ottobre 2012 17:23  

La parte del torto è sempre vuota, ma meglio non esprimere giudizi su chi ha preferito stare dall'altra parte pur di avere una cadrega.

E' comunque pazzesco quanta gente fosse a Sinistra solo per essere antiberlusconiana e oggi esprima idee culturalmente uguali a quella politica.

Chiudo ricordandoti solo che conservo quei messaggini...

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