fermarsi un secondo per chiedere

18/01/13

Vorrei chiedere ai boschi cosa ne pensano di tutto questo affannarsi, di queste difficoltà, di questa crisi. Loro che di crisi ne vivono di ben più gravi per colpa nostra e, nonostante questo, non rinunciano ad essere boschi con tutta la loro ricchezza e, quel che a me più affascina, con le loro ricchissime inter-relazioni.

Ecco sì soggetti complessi come i boschi sarebbero ottimi interlocutori in questi periodi difficili, non solo per la temperatura ché in fondo nel calduccio di questa stanza posso dire che il problema è risolto. Se guardo giù dalla finestra passa qualche macchina col suo climatizzatore, mentre la ragazza di cui a fatica distinguo il volto pare anche lei ben coperta fra giacca, sciarpa e cappello. E' inverno, che strano c'è nell'aver freddo?

Ieri alla fermata del bus avevo talmente freddo che andavo avanti e indietro. Ho avuto anche più freddo in altri giorni, ma quello di ieri proprio mi entrava dentro. "La stanchezza sarà stata", mi dico ora.

E loro lassù, i boschi, arroccati nelle Ardenne a Sud dove un secolo fa si combatteva ferocemente. Oggi, il problema è il contratto per il mio nuovo smartphone. Penso, rifletto, guardo, rigiro il sacchetto di fazzoletti di carta ormai vuoto e cerco dietro di me un altro fazzoletto.

Che i boschi mi perdonino se avendo il raffreddore uso i fazzoletti di carta.

2 commenti:

Marco Zanzi 20 gennaio 2013 00:31  

REgalati un set di fazzoletti di stoffa, ricordando di cambiare ogni giorno quello che tieni in tasca.
Scoprirai che il tuo naso si arrosserà' di meno, che li puoi lavare con qualsiasi lavatrice settimanale, e che alla fine risparmi pure.

Parola di uno che ha avuto il raffreddore continuamente per 11 anni.

Duca XXI 20 gennaio 2013 22:28  

Buon consiglio, mi procurerò un po' di fazzoletti in più.

:-)

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