leggendo

14/07/15

Ho letto questa interessante presentazione di Dino Amenduni (molto bravo) sul giornalismo politico in Italia. Mi viene da pensare che una simile riflessione andrebbe fatta anche nell'accademia (non solo italiana) perché mi sto rendendo conto quanto ci siano accademici seri e altri che sono fortemente normativi per non dire proprio partigiani senza fondamento scientifico. Per questo, probabilmente, per lavoro preferisco non occuparmi di politica, ma di politiche pubbliche dove è più facile restare attaccati ai fatti ed alla teoria. In politica, molte letture diventano inevitabilmente normative ed il piano fra interpretazione e posizione diventa labile.

Per questo cerco di distinguere la mia posizione fra quella interpretativa e quella normativa. Interpretativamente, vorrei convincere chi mi segue che la chiave mancante per capire questa crisi tutta politica (perché abbiamo avuto tempo di discutere tutti gli aspetti economici possibili) è il ruolo del Consiglio UE, di come è composto e di come vota. Il piano normativo è che non condivido la maggioranza che regge il Consiglio UE, ma non ne critico né legittimità né mancanza di democrazia. Ho avuto la mia voce, ho perso ed ora sono fuori dalle decisioni, però è la democrazia bellezza! Certo, torno normativo quando penso che le istituzioni debbano dare voce anche alle minoranze perché... è la democrazia bellezza! Credo, in particolare, che posizioni politiche come Le Pen, Farage ed i nostrani Salvini e Grillo debbano essere confrontati con la vita istituzionale, con il governo della cosa pubblica e non solo con la campagna elettorale permanente. Questo viene dalla teoria delle istituzioni dove si è visto che funzionano meglio se sanno coinvolgere anche chi la pensa diversamente. La gestione del dissenso all'interno di regole istituzionali è una delle grandi lezioni che dovremmo aver imparato in questi secoli. Invece, il Consiglio UE sta dimostrando tutti i limiti per effetti di un'involuzione impressionante del PSE. Un tempo il Consiglio UE funzionava perché i vari paesi membri la pensavano in maniera diversa, avevano maggioranza politiche diverse e questo organo garantiva la compensazione delle differenze, per quanto solo i giochi a somma positiva fossero possibili. Dalla crisi del 2008-2010 non è più stato così per l'appiattimento culturale del PSE sulle posizioni rappresentate dalla Merkel. Qui entra allora la sfida del rapporto istituzioni-partiti che, lo so, non sarà mai perfetta, ma almeno ci si ponga il problema di come incanalare il dissenso dentro alle istituzioni democratiche perché, senza questo, le istituzioni non sono più democratiche.

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