scherzi di nomi e del passato

08/11/07

Succede di ritrovare una propria mail, conservata un po' per sbaglio, un po' per gelosia separatamente da tutte le altre, dove quasi manco io mi ricordo che sta. E' la mail più lunga che abbia mai scritto, ovviamente ad una ragazza bellissima, la più bella di tutte (forse eguagliabile, sicuramente insuperabile). Un tuffo nel passato di almeno 5-6 vite fa, di prima che facessi questo, quello e quell'altro e quell'altro ancora e sbagliassi e vincessi e cambiassi e partissi ritornando sempre nello stesso posto mille e mille volte ancora.
Lei è persa nei percorsi tortuosi della vita, mentre la mail rimane lì, lunghissima ed illeggibile ma piena di cose che oggi non solo non ricordo, ma manco immagino e forse non dovrei nemmeno farlo. Eppure, non è malinconia, è il ricordo di un'altra vita, parallela, un altro dei mondi possibili.

Dice Guccini che non bisognerebbe mai ritornare sui vecchi passi: perché calcare gli stessi sassi?

Poi, succede che un'altra ragazza veramente bella (anche se in maniera diversa e non paragonabile alla precedente) e - curiosamente - con lo stesso nome (che sia il nome a farne la bellezza?) risponda dopo mesi ad una tua mail dicendoti che nel frattempo è tornata a Milano e che, attrice, reciterà nel più importante dei teatri milanesi, da protagonista s'intende.
Di lei voglio ricordare un piccolo e bellissimo aneddoto: camminavo da solo per il centro di Edinburgh, giusto ai piedi del castello e vidi una di quelle bellissime passanti che quando vedi una ragazza così bella la fissi.
Lei mi fissa.
Io speravo, lei continua a fissarmi.
Io speravo sempre di più, lei mi saluta e, riconosciutola, la mia speranza finì: speravo in una nuova splendida storia ed invece ritrovai un'amica dopo oltre due anni che passeggiava tranquillamente per il centro della più bella Capitale del Nord Europa. I casi del destino...

I casi del destino vogliono che si chiamino con lo stesso nome, che forse il nome in sé non conta... eppure così è. I casi del destino vogliono che lo stesso nome racconti passati possibili e diverse.
E poi dicono che l'Italia sia il paese con la più grande varietà di nomi: tant'è...

PS
prometto che una volta scriverò un post sulla filosofia del "tant'è"...

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Dei Grandi per cui sono contento di essere milanese

07/11/07

Milano è tanto vituperata, forse a ragione, ma ci sono Personalità che spiegano perché questa sia la Capitale del Sud Europa, con buona pace di tutte le altre città che pure le insidiano il primato.

In questa intervista il più grande milanese da 30 anni a questa parte parla della morte di Enzo Biagi (*). C'è tutto lo stile, la serietà, la spiritualità, la laboriosità ed il senso di una città alta (altra rispetto a certa bassa dirigenza che pure ne okkupa le istituzioni), una personalità con la schiena dritta come quella di chi scrive quella lettera.

Di Biagi ho ammirato la professionalità che lo portava ad una semplicità comunicativa che è l'essenza del Mestiere che faceva. Diceva Chico Mendez: per cambiare il mondo bisogna iniziare a fare bene il proprio mestiere. E poi Biagi aveva l'ironia dei grandi.

Mi preme una precisazione: Biagi è stato per me il più grande giornalista che abbia mai conosciuto. Non me ne verrò Indro Montanelli, altro Maestro milanese, ma per motivi generazional-anagrafici non ho avuto l'occasione di apprezzarlo appieno.

Mi guardo attorno, oggi Milano è un po' più piccola, meno capitale. Si abbassa e perde una delle ultime colonne su cui si basa il suo status di Capitale dell'Europa del Sud. Con rammarico cito quella lettera, con rammarico perché trovo che di Maestri milanesi se ne deve ormai parlare al singolare, o quasi...



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(*) Biagi era milanese de facto visto quanto ha vissuto e lavorato sotto la Madonnina, d'altronde sono pochi i milanesi nati qui ed ancora meno quelli figli di milanesi, questa è -era?- la città dell'accoglienza ambrosiana. Milano non guarda il luogo di nascita, contano vita famiglia e lavoro.

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"La vita è un rischio che non si può fare a meno di correre", Enzo Biagi.

06/11/07

da leggere: cliccate qui.

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ancora a proposito di giornalisti (e non solo)

Addio Enzo...
Un vero Maestro non solo per la tua professione, ma per l'intera coscienza civile di questo strano e bellissimo Paese. Te ne vai assieme ad un altro grande Maestro di stile, di tutt'altro mondo. Sembra quasi l'abbiate fatto apposta.

A caldo, segnalo queste sue parole: "C' è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi. [...] Ma nella Resistenza c' è il riconoscimento di una grande dignità. Cosa sarebbe stata l' Italia agli occhi del mondo?".

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del quotidiano insulto all'intelligenza

Ieri il Tg riportava uno dei tanti commenti al pacchetto sicurezza proposto dal Governo. Un noto esponente politico (non m'interessa quale, basti sapere che è un leader di partito) ha rilasciato questa dichiarazione "voteremo il provvedimento del Governo se sarà giusto" [parole testuali].
All'inizio ho mandato a quel paese quel politico perché è tautologico che se uno vota un provvedimento è perché lo ritiene giusto.
Poi ho pensato: ma perché il giornalista non ha tagliato questa parte? Non ha forse un minimo di senso critico dal dire che un messaggio così non è necessario riportarlo alla Nazione? I giornalisti dovrebbero imparare a non considerare notizie questo genere di comunicati stampa e, magari, vedremmo finire quelle inutili scorpacciate (?!) di dichiarazioni prive di sostanza dove il messaggio non è più il contenuto, ma il far vedere di esserci, far vedere che il proprio partito dice la sua. Cosa non importa.

Mi spiegavano che in Francia i giornalisti sono tenuti a riportare l'opinione solo dei partiti con almeno un X % dei voti che, in pratica, significa il partito di Chirac-Sarkozy (UMP) ed i Socialisti. Per tutti gli altri è "a discrezione dei giornalisti".
Credo sia sbagliato quel provvedimento legislativo, ma forse sarebbe necessario visto che i giornalisti ci riportano questo deprimente teatrino elevandolo a notizia d'importanza quotidiana. D'altronde, le colpe della democrazia sono da attribuire anche ai giornalisti, a questi giornalisti.

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