Open question about path

07/12/23

"Path Dependency", "lock-in", "resilience". 

I am intrigued by the notion of "path" because I get the intuition, but to prove it for city and regional development as well as careers is quite challenging, but it's so crucial. 

It's not about punctual decisions, it's about chains of events. Someone’s life is not just one decision, but a set of decisions that lead us to a path or another, which shapes the decision we will be allowed to make. A punctual decision is not that interesting, it’s more about the whole path, within the path or “path changing”. 

However, how to identify paths for cities, regions, life, careers, even love. If I’m here, it’s because the path 
I decided to follow within the given possibilities I had. 

Ferretti sings “geography is destiny”. I was born in a quite lucky part of the world, still I had to emigrate because of the very bad socio-economic conditions. I don’t complain in total, but other people around me had different paths, notably those from southern Italy… 

What is a path? How to define? How to operationalize it?

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11 settembre. Oggi.

11/09/23

Non bisogna dimenticare. Per la tragedia di quel giorno e quello che ne e' seguito. Per ragionare sulle cause di quel gesto folle, ma premeditato con allucinante precisione. 
Il COVID ha probabilmente posto fine a quel periodo storico iniziato e, per certi versi, culminato con l'11 settembre. Difficile periodizzare quando siamo cosi' vicini nella storia.
Quella globalizzazione che ci avevano detto bella, giusta e ricca per tutti, non lo era. Il terrorismo e le guerre in Afghanistan e Irak. La contrapposizione fra Occidente e Islam, fra profitto e valori, fra democrazia e giustizia. Contrapposizioni che non sapevano più interpretare la complessità dei tempi. Seattle e Genova. Bush e Rumsfeld. Kabul e Baghdad. Osama Bin Laden ucciso da Barack Obama. Narrative di guerra, contrapposizioni e rivalita', sempre a favore dei piu' potenti di turno. Le prove fallaci di Donald all'ONU. L'eccitazione della Fallaci in Italia per sentirsi giovane e bella. 
Sarebbe saggio oggi tornare e investigare quel periodo a noi cosi' vicino. Per tutti coloro che ne sono stati vittime e non possono essere qui ora. 
Perche' noi tutti ricordiamo quel giorno. Noi tutti ricordiamo e dobbiamo farlo. 

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Preghiera

03/09/23

Tengo qui memoria di un pensiero per un giorno molto triste. 


Preghiamo il Signore perché, in questo giorno di lutto e di dolore, fiorisca la Sua parola. 


Gesù stesso ci ha insegnato come il seme caduto sulla roccia o sulla strada muore e non dà frutto. 


Il seme che cade e muore nella terra buona porta i frutti dell’Amore, della Fratellanza e della Caritá.


Preghiamo perché questo giorno di dolore sia seme dell’amore che resta nella terra buona. 


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appunti agnelli

28/07/23

Mi han fatto notare che i giovani della generazione di Elkann erano nar e brigatisti, gente che ammazzava, lanciava molotov e occupava le università; mentre lui ora definisce "lanzichenecchi" i giovani d'oggi che parlano di calcio e gnocca... 

...e tutto questo senza parlare di quel che ha combinato suo figlio. Tuttavia, lui può scrivere su repubblica, io su Facebook. La terra dei cachi è tutta qui.

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3 concetti da un grande maestro

27/07/23

Marc Augé è stato uno dei miei maestri, forse quello di cui ho letto più libri, tipo una dozzina. Tre sono i concetti più importanti che credo di aver imparato da lui. 


I non luoghi. 

Gli aeroporti della globalizzazione, luoghi anonimi che potrebbero essere ovunque, tutti uguali fra loro, privi di radicamento territoriale e identità sociale. Si passa in attesa di saltare altrove dove si troverà un altro non luogo. Li capisci bene con le metro: non sai cosa c'è in mezzo, sbuchi da una galleria, mentre in bici o a piedi scopri che c'è tutta una città nel mentre dei viaggio. Ma di questo tanti hanno già scritto. 


La costante antropica del pendolarismo. 

Il suo primo grande concetto. Col migliorare dei trasporti pendolari la gente ha scelto di andare a vivere più lontano invece di ridurre il tempo speso per pendolare. Non è scontato. Se sono abituato a pendolare 1 ora al giorno, il miglioramento della mobilità porta a aree urbane più grandi con raggi di pendolarismo più lunghi. Sorprendente.


L'importanza di dimenticare. 

La nostra memoria è finita ed è importante dimenticare perché non ci può essere spazio per tutto. Possiamo allenare la nostra memoria ma dimenticare è importante. È importante per la città perché deve scegliere le cose "significative" da conservare dimenticandosi delle altre. Del medioevo conserviamo le cattedrali, i suburbi di catapecchie sono stati sostituiti da case di miglior qualità. Dimenticare significa fare spazio per nuove cose perché se non hai spazio non puoi guardare al futuro, se conservi tutto non potrai accogliere cose nuove. Ovvio che devi conservare ciò che è importante, ma è anche una lezione di vita per accogliere il futuro. 


Ecco, questi tre concetti io li ho imparati da questo grande maestro. Io misero lettore distratto e superficiale lo ringrazio perché non è mai stato banale, sempre stimolante, mai ovvio, costantemente capace di farmi vedere la mia realtà con occhi nuovi. RIP.

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25 Luglio. Festeggiamo mangiandoci una pasta asciutta!

25/07/23

Oggi è l'anniversario della deposizione di Mussolini, sfiduciato dal gran consiglio del fascismo e rimosso dalla carica di Duce e arrestato per alto tradimento. Secondo la tradizione, la famiglia Cervi festeggiò offrendo pasta a tutta Gattatico (RE), ma andiamo con ordine. 


Il fascismo era contro la pasta asciutta. Con l'aiuto dei futuristi, un po' poeti un po' pubblicitari, il regime scoraggiava la pasta asciutta accusata di essere per deboli e codardi. In effetti, causa sonnolenza dopo i pasti. La realtà è che l'autarchia imposta a seguito dell'embargo contro l'Italia fascista aveva causato una grave scarsità di grano perché non c'era abbastanza terra da coltivare in Italia e mancavano pure le tecnologie per farlo. "Grazie" al fascismo, la gente faceva la fame e l'Italia non poteva permettersi di mangiare la pasta. Il fascismo cercava surrogati ma la pasta era sicuramente un nemico della patria da osteggiare e condannare. 


Per questa ragione, la famiglia Cervi festeggiò la caduta di Mussolini offrendo pasta per tutti perché un vero fascista non avrebbe mai mangiato la pasta. Mangiare pasta significava essere antifascisti. A onor del vero, la pasta asciutta antifascista dei Cervi non la mangiarono il 25 Luglio perché la notizia dell'arresto di Mussolini, accusato di tradimento, fu data solo a tarda sera. Sappiamo dal suo diario che papà Cervi lo venne a sapere solo la mattina del 26. Inoltre, si può immaginare che ci volle un po' per organizzare, per cui si può pensare che la mangiarono qualche giorno dopo. Ma va bene anche così. 


La pasta asciutta della famiglia Cervi fu servita con burro e parmigiano reggiano. Probabilmente fu di pessima qualità perché nel luglio del 1944 non c'era granché da mangiare. Inoltre cucinare per tante persone con quelle cucine povere e senza strumenti portò a un risultato non esattamente da ristorante stellato... Oggi la potete benissimo condire come preferite. Non importa se sono maccheroni o tagliatelle, potete metterci pure il pecorino, l'olio o qualche sugo. Va bene lo stesso. 


Racconto questa storia, questo fatto storico (imparato grazie a DOI, denominazione di origine inventata), perché l'Italia non perda la memoria. Per l'incredibile storia della famiglia Cervi, cattolici antifascisti uccisi dal regime. Per il ridicolo campanilismo da gastrosovranismo alimentare italico che caratterizza l'attuale maggioranza di governo. Perché la storia è una cosa seria. 


Trovo ci sia un allarmante revisionismo storico che ha portato La Russa a presidente del Senato. Perché una pasta asciutta ha fatto la storia. Sì la pasta asciutta ha fatto la storia e mangiarla oggi non è roba da poco. Oggi abbiamo da mangiare anche grazie alla famiglia Cervi di ieri. Oggi mangiamo la pasta come la mangiarono ieri, per fortuna di migliore qualità, ma senza dimenticare. 



Mangiate pasta asciutta!

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21 Luglio

21/07/23

Amo il Belgio. O meglio amo Bruxelles ma in fondo anche il resto del regno mi piace. 


Amo il Belgio e una buona ragione per amarlo è che nessuno lo ama. O quasi. 

Amo il Belgio al punto da esser diventato belga attraverso una procedura assurda.

Amo il Belgio perché in fondo qui c'è la libertà dove ognuno si fa i ..ZZ. suoi visto che questo paese non è mai riuscito a costruirsi un terreno comune. 

Amo il Belgio per la sua incredibile cultura, dai pittori a J. Brel e Stromae, da Magritte a Lemaitre perché il Belgio è anche un paese di scienza. 

Amo il Belgio per la sua storia e le sue storie. Una su tutte: il Belgio è quella parte di Europa dove si sono combattute più battaglie, secondo wikipedia. Per la cronaca il paese coinvolto in più battaglie è la Francia e quella con più vittorie Inghilterra, ma venivano qui in Belgio a combattere... 

Amo il Belgio perché non si prende mai troppo sul serio e Magritte lo spiega meglio di chiunque altro. 

Amo il Belgio perché non c'è e non ci può essere nazionalismo, solo un "velemose bbene" che dura un giorno (il 21 luglio) e poi ognuno torna a casa sua a farsi il suo BBQ. 

Amo il Belgio perché le cose funzionano, almeno fin quando non c'è da interagire fra esseri umani e lì iniziano i problemi perche' i belgi, a differenza dei vicini a Nord, sono ingegneri industriali e non commercianti. 

Amo il Belgio perché condivide l'ideale di mangiare e bere bene. Il sogno è una birretta al tavolino a primavera con un paio di amici. 

Amo il Belgio perché in fondo non c'è ragione di odiarlo. Gli italiani qui si lamentano che piove, ma non è che Amsterdam o Londra abbiano sempre il sole... 

Amo il Belgio perché è pieno di piccoli gioielli, da Dinant alla Cambre, dalla Grand'Place a quel capolavoro di Brugge. 

Amo il Belgio perché in fondo i Belgi non esistono e siamo tutti un po' parenti arrivati qui per caso. 

Amo il Belgio e so che ho poca compagnia ma almeno faccio la mia piccola parte. 

Amo il Belgio anche se la bandiera mi mette un po' tristezza, dovrebbero mettere un giallo e un rosso un po' più vivaci. 

Amo il Belgio per quel senso di schivare i problemi globali mentre ci si incasina su problemi locali incomprensibili a qualunque persona di buon senso, tipo in che lingua fare i parcheggi dello stadio nazionale di Bruxelles visto che c'è posto solo nelle Fiandre (NB lo stadio è sul confine). 

Amo il Belgio perché alla fine sono birra, patatine fritte e cozze, ma in realtà c'è anche parecchio d'altro! 

Amo il Belgio, oggi. Perché in passato ha avuto estremismi intollerabili, dal Congo a Marcinelle, da Leopoldo II a Dutroux, ma oggi molto più moderato. 

Amo il Belgio perché la politica alla fine è tranquilla, De Wever non è Salvini e tanto non c'è un terreno comune per cui scannarsi. 

Amo il Belgio perché tutti lo pensano un paese da nord-ovest a sud-est, quando invece sono due valli da sud-ovest a nord-est che seguendo Schelda e Mosella fanno le Fiandre e la Vallonia, unite secoli fa da Anna di Lorena che cercò di avere un'alleanza unica con le 17 province di quello che oggi chiamiamo BeNeLux (a voi di giudicare il successo...). 

Amo il Belgio perché ogni volta scopro storie meravigliose, tipo che il palazzo di giustizia di Bruxelles sta incasinato perché il ministro lo fece fare a un amico suo (massoni entrambi) che non aveva mai studiato scienze delle costruzioni, ma era solo un restauratore... 

Amo il Belgio perché non si può non andare questo fazzoletto di terra pieno d'acqua a cui accadde di trovarsi crocevia d'Europa. 

Amo il Belgio per il suo senso di ironia, cosciente e inconsapevole. 

Amo il Belgio perché ne puoi parlare quanto vuoi ma quasi nessuno arriva a leggerti fino in fondo. 

W il Belgio, tanti auguri a questa piccola, meravigliosa parte di mondo.

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Leggere e scrivere

07/07/23

Fra le cose che girano su questi schermi ce n'è una che dice che il problema di oggi è che tutti vogliamo scrivere, ma non abbiamo voglia di leggere gli altri. Già mi chiedo se abbia fatto bene a scriverlo... però almeno mi impegno a leggere eventuali commenti.

Perché mi rendo conto che ho poca voglia di leggere i libri e articoli degli altri, un motivo valido per aver lasciato la carriera accademica che, vista da fuori, appare ancora piú assurda. Tuttavia, leggere significa anche un ascolto attivo, significa voler capire perché quella persona ha voluto scrivere quella cosa. Dietro a un tweet o una frase su Facebook, ci sono intenzioni, emozioni e pensieri, magari non sempre consapevoli. Ammetto, anzi confesso che mi viene piú facile l'ascolto attivo di persona che non online. Su questi schermi c'é troppa velocitá e un flusso eccessivo di cose scritte, condivise e rilanciate. 

Non so se averlo scritto mi fa stare meglio, almeno voglio ricordarlo a me stesso.

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E poi c'è Bruxelles...

26/06/23

Sono appassionato di storia delle città, probabilmente l'esame più bello che feci all'università. C'erano città come Milano e Torino, la cui storia è semplice e paradigmatica, come Colonia o Monaco, Lione e Glasgow. Ci sono città eccezionali come Roma e Parigi e veri casi unici, capolavori di ingegno umano, come Venezia e Amsterdam.


E poi c'è Bruxelles... che negli anni 1920-30 costruì delle città giardino (24!) Tutto intorno alla crescente area urbana salvo poi scoprire che quello divenne bacino elettorale comunista e quindi bloccarono ulteriori permessi. C'è il palazzo di giustizia, mai completato e sempre in restauro perché non c'è mai stato un progetto architettonico, ma la costruzione fu affidata a un amico del ministro della giustizia che non aveva mai fatto un esame di scienza delle costruzioni e guarda a caso il palazzo non sta in piedi (però erano entrambi massoni). C'è la giunzione Nord-Sud che ha distrutto il centro storico perché era comodo unire le stazioni a nord e sud. C'è la copertura dei fiumi e paludi del 1860 che bonificò gran parte della città bassa (e non solo). Visto che però sapevano che distruggevano quartieri pittoreschi, mandarono acquarellisti a "fotografarli" prima di raderli al suolo. C'è il progetto delle 12 chiese intorno alla città di cui ne fecero solo 3, fra cui la basilica di Koekelberg affinché fosse la 5a chiesa più grande al mondo (chissà perché proprio la 5a...). Ma poi c'era il forte Monterey, roccaforte del 1600 quando la città si dotò di mura adatte alle armi da fuoco, come fecero tante altre città. Peccato che questo forte venne messo a Sud (più o meno dove c'è oggi la gare du Midi), in fondo alla valle della Zenne. Quando arrivarono i francesi da ovest, si misero in cima alla collina coi cannoni e fu facile radere al suolo la città. Con però due dettagli che vale la pena raccontare. Il Re di Francia aveva dato ordine di bombardare Ghent, non Bruxelles. Il generale che di sua iniziativa attaccò Bruxelles cercò di abbattere il campanile di municipio e distrusse TUTTA la città, tranne il campanile. 

Avrei altre storie da raccontare su questa surreale città, ma come dice il libro che leggevo stasera, c'è che una città qui non andava costruita. Andava bene per i Galli pagani che scappavano dall'impero romano cristiano (non a caso il primo atto in cui si cita Bruxelles è la morte -o uccisione- di un vescovo), ma non per tutto il resto. Per esempio in centro è troppo difficile muoversi est- ovest con i carri a cavallo (provate oggi a salire in bici dalla Grand Place al palazzo reale). Bruxelles significa luogo nella palude, l'acqua e l'aria erano malsane! La città poi non ha difese naturali ed è stata saccheggiata-distrutta-assediata un numero pazzesco di volte (infatti non restano monumenti più antichi di quel bombardamento francese di cui ho parlato prima, se non ovviamente qualche rudere e maceria). 

Eppure ho imparato a amare questa storia fra attuale e surreale, atrocità, non sensi, ma anche intraprendenza e coraggio. Il risultato è un meraviglioso crocevia da troppo pochi amata.

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Constatazione non molto amichevole

24/05/23

 E' ormai tristemente evidente che quella che e' iniziata come l'invasione russa dell'Ucraina sia solamente il caso piu' evidente di una nuova guerra che speriamo sia almeno fredda fra Cina e USA. Il blocco occidentale (USA e alleati) non ha saputo isolare la Russia che, invece, ha ottenuto l'appoggio della Cina e di quella parte del mondo che ha rivendicazioni contro l'Occidente, India in primis ma anche africani e latino-americani hanno espresso limitato sostegno per le istanze occidentali.

Io sono notamente pacifista, ma l'Ucraina doveva difendersi. Il problema e' che nel mentre bisogna costruire alleanze per isolare la Russia come fu isolato l'Irak o l'Afghanistan. Vero che la Russia e' un caso diverso, ma la guerra in Ucraina sta diventando solo il tassello principale di un puzzle cino-americano che sembra portare a un nuovo clima di tensioni, da Taiwan all'Africa passando per Siria e le ambiguita' dei paesi mediorientali. 

Se si vuole far finire la guerra serve creare alleanze, un lavoro diplomatico preciso e ambizioso, molto piu' importante che mandare armi a Kiev.

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Di luoghi e storia

20/04/23

Due luoghi legati alla mia famiglia per ragioni diverse mi han fatto conoscere due eventi storici che dicono molto della situazione attuale. 

Fornovo val di Taro, 6 luglio 1495
Il Re di Francia Carlo VIII sta tornando in patria dopo aver saccheggiato Roma. L'Italia, allora potentissima sotto ogni punto di vista, si è dimostrata divisa e incapace di organizzarsi per difendere il Papa, autorità fondamentale per l'epoca. 
Milano e Venezia guidano una coalizione che vuole metterci una pezza perché ha capito l'errore e aspettano i francesi a Fornovo, dopo che hanno attraversato il passo della Cisa. 
La coalizione italiana vince, più o meno. I francesi perdono il bottino ma si salvano e scappano. La battaglia dura poche ore, ma entra nella storia perché per la prima volta i francesi usano i cannoni in una battaglia campale, prima di allora erano stati usati solo per gli assedi. Se l'esito della battaglia non è chiaro, la notizia è che gli italiani appaiono per la prima volta da secoli come vulnerabili, divisi e senza leader. 

Battaglia di Pavia, 24 febbraio 1525
I francesi di re Francesco I assediano Pavia che sta per cadere quando l'esercito imperiale arriva per spezzare l'assedio. Gli eserciti in campo si equivalgono con circa 30.000 uomini a testa e simili dotazioni di cavalli, cannoni e altri armamenti.
Malgrado questo equilibrio sulla carta, gli eserciti imperiali stravincono e arrivano addirittura a catturare il Re di Francia. La battaglia entra nella storia perché, per la prima volta, le armi da fuoco diventano il centro della strategia militare. Nei 30 anni precedenti venivano già usate (vd. la battaglia di Fornovo con i primi cannoni), ma ora diventano il centro dell'esercito.

Questi episodi, che qui ho descritto sommariamente (ma che trovate con tanti dettagli su Wikipedia) raccontano di una rivoluzione tecnologica tipo quella che vediamo oggi con l'intelligenza artificiale. 

Lezione 1.
C'è bisogno di uno stato grande con massa critica per poter permettersi i cannoni. Le signorie italiane potevano avere i migliori cavalieri e mercenari, ma i francesi e l'impero hanno i cannoni e gli archibugi che costano ma su cui ci sono evidenti economie di scala. 

Lezione 2.
Magari non capisci subito l'importanza di una tecnologia come le armi da sparo (Fornovo), ma intuisci che bisogna investire in quella direzione perché il primo che impara a usarla vince la ben piu' importante battaglia di Pavia. L'intelligenza artificiale sono le nuove armi da fuoco e non ci vorranno 30 anni per vederne gli effetti. 

Lezione 3.
Le battaglie venivano combattute in Italia perché era ricca e quindi si poteva ambire a ottimi bottini da parte di quegli Stati che avevano le tecnologie e le risorse per utilizzarle. Non a caso, l'Italia avrà un declino inesorabile a partire dal XVII secolo. L'Europa è quel mercato ricco su cui altri competono con tecnologie che non abbiamo e non sappiamo usare. Ma siamo anche divisi e ci difendiamo a Fornovo solo dopo che i francesi hanno saccheggiato Roma.

Ora bisogna cercare le giuste analogie, similitudini e differenze, ma conoscere la storia aiuta. 

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estratto da una conversazione da NON prendere seriamente

11/04/23

se vuoi far carriera devi stare dalla parte dei ricchi, dei forti, devi rassicurarli dicendo che sono loro che non capiscono e votano brexit, poi fai mezza ammenda dicendo che sono places that don't matter ma in realta' stanno nel nostro cuore buono cosi noi pubblichiamo e loro restano poveri che cazzo lavorino che io e Calenda mia possiamo star qui senza il golf di cachemire vaccaputtano che sti poveri merda, SICURAMENTE TERRONI, mi stanno causando il cambiamento climatico e quel negretto non agita la palma alla velocita' giusta. moh lo prendo a soppressate che tanto e' un bingo bongo ma io sono democratico e faccio opposizione con senso delle istituzioni

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A cuore aperto

06/04/23

Non e’ la prima volta che ricevo la notizia della morte di uno dei miei maestri, ma lui era sicuramente il più importante di tutti. Relatore di triennale, specialistica e dottorato, lui ha segnato più di chiunque altro la mia formazione universitaria, sia scientificamente che umanamente. Un modello, un esempio, un riferimento. Era l’accademico che sarei voluto diventare: scientificamente eccellente, impegnato in politica nel giusto e, naturalmente, dalla parte giusta. Tuttavia, era anche un battitore libero, indipendente di pensiero ma anche e soprattutto come persona. Un economista fra i manager del politecnico. Rigoroso metodologicamente e capace di capire come le analisi influenzassero le decisioni pubbliche, si trovava in una facolta’ dove si tendeva a filosofeggiare sul progettare. Ma non credo che avrebbe resistito a lungo fra gli economisti duri e puri.

Sono cresciuto come un Planner (quindi un non-architetto) con specializzazione in economia (ma fra gli ingegneri gestionali). Mi ha insegnato interdisciplinarità e, anche grazie alla moglie anch’essa mia professoressa, la transdisciplinarieta’. Perche’ se l’analisi delle politiche pubbliche (i miei primi due maestri, entrambi gia’ scomparsi) si impara il “come” si decide, e’ l’economia che ti guida sul “cosa”. Solo aver avuto maestri in entrambe le direzioni ho potuto maturare una comprensione delle dinamiche sociali collettive siano esse della citta’/regione o a piu’ ampia scala: conta il cosa E il come.

Affascinante nel parlare, libero pensatore, scientificamente ineccepibile.

Tuttavia, mi sorgono molti “si’ ma…” in questo momento. Perche’ fui accolto come una moto fra i trattori: a cosa serve una moto se devi macinare, arare, smuovere. Qualcuno avrà detto che era una buona moto e che se voleva venire in fattoria, perche’ no. D’altra parte, era la miglior fattoria altamente produttiva ed efficiente, un’indiscutibile eccellenza. Era l’esempio di riferimento e magari una moto sarebbe servita. Forse la metafora non e’ azzeccata, ma se ripenso agli anni del dottorato, la mia scelta di indipendenza (abbandonare il planning verso una formazione gestionale-economica) non fu felicissima. Non ricordo di essere stato all’interno di un quadro educativo. Il percorso di formazione era da artigiano che impara il mestiere a bottega, ma ahimè i tempi erano cambiati e serviva un piano educativo.

Chi ha seguito queste righe virtuali sa che gli anni del dottorato sono stati difficili, frustranti con conflitti sottaciuti fino alla decisione, sofferta e amara, di dover emigrare, andandomene da quel percorso politecnico per cui mi ero impegnato tanto. Ancora oggi rimane un forte risentimento per come il Politecnico mi abbia trattato. Quando lo annunciai, venni accusato di aver fatto fallire un progetto di investimento su di me di cui non mi ero mai reso conto e, a tutt’oggi, mi chiedo quale fosse. Un progetto mai concretizzato da chi si addormento’ l’unica volta che ebbi l’opportunita’ di presentargli la mia tesi, che non si presento’ alla mia difesa di dottorato (perché’ gia’ sapeva che me ne andavo) e che, in seguito, si rifiutò di firmare lettere di referenza per delle posizioni a cui feci domanda. Con lui ho una sola pubblicazione su un capitolo e non mi fece mai fare un articolo scientifico, così compromettendo le mie future prospettive di carriera accademica. Diceva che non erano importanti e bastava la tesi, senza capire che il mondo scientifico era irrimediabilmente cambiato. Come si può capire, ne porto un certo risentimento. Ripensandoci ora, non posso dire che il dottorato fu un’esperienza positiva.

Eppure oggi, accendendo un cero in Chiesa per lui, sono stato invitato al perdono. Voglio pensare che abbia fatto tutto in buona fede, avendo dovuto navigare in un ambiente tossico. Restando col vento in poppa grazie al rigore scientifico e all’ambizione di riuscire a fare ricerca di rango europeo/mondiale. Veniva dagli anni ’80-’90 e fu eccellente per quel periodo. Un pioniere ma, per onestà, bisogna dire che non fosse un team leader.

Mi risuona nelle orecchie una frase di una delle mie amiche più importanti, allora come ora. Diceva che a un certo punto avrei dovuto rescindere il cordone ombelicale col politecnico e confrontarmi con un mondo adulto. Ecco, oggi capisco che quell’esperienza fu la transizione, rude e schietta, verso l’età adulta. Capisco ora che molte delle mie ossessioni, come la necessità di pianificare, di conoscere la direzione, di sentirmi ascoltato, nascono da quegli anni forgiati tra ambizioni scientifiche e un ambiente per nulla attento all’ascolto umano. Non a caso, conservo ancora contatti con l’unica persona che si contraddistingue per intelligenza emotiva (guarda a caso, l’unico altro cattolico di quel gruppo). Capisco che bisogna tagliare il cordone, capisco sia stato un processo doloroso. Capisco molti dei miei errori ma anche che non si può restare tutta la vita in una culla. Capisco i miei nonni che dovettero lasciare le loro città di origini e come loro arrivano a Milano (e in fondo credo furono felici), così io ho dovuto lasciare Milano e arrivare altrove.

Capisco anche che anche lui recise i cordoni con la Bocconi e venne al Politecnico, economista fra ingegneri e urbanisti, affascinato dagli architetti senza esserlo. In questo lo ammiro perché ha sempre portato avanti la sua strada, la sua navigazione senza compromessi.

Riposi in pace. La sua nave arriva in porto dopo un viaggio eccezionale. Molti dei suoi insegnamenti resteranno e la grandiosità e’ che sono insegnamenti complessi, mai banali né univoci, non solo scientifici, ma molto molto umani.

Chiudo chiedendomi se sia giusto aver scritto tutto questo qui. Forse si’, forse che no. 

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RIP

05/04/23

Non e' la prima volta che uno dei miei grandi maestri se ne va, ma sicuramente era per me il piu' importante per competenze, per ruolo e per personalita'. 

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almeno qualche riga su Elly Schlein

28/02/23

Elly Schlein merita almeno qualche riga qui. 


Non mi aspettavo la sua vittoria, soprattutto perché considero quel partito irrecuperabile. La apprezzo come politica, in particolare per il lavoro svolto quando era Europarlamentare. È evidente come fosse la candidata più vicina alle mie posizioni, ora bisognerà vedere quanto saprà interpretare la domanda di cambiamento che ha saputo mobilitare. 


È evidente che c'è un problema enorme se gli iscritti avevano preferito Bonaccini. D'altra parte è quello stesso partito passato come se niente fosse da Veltroni a Bersani, da Renzi a Letta. Quello stesso partito che candida Pisapia e Calenda e si chiede perché perde voti. Un partito incapace di essere una minima alternativa in Lombardia e che perde come niente fosse la regione governata dal suo ex segretario, quello noto per la strategia dell'opossum. 


Nota di merito a Bonaccini per il discorso della sconfitta e perché questo congresso non è stata la solita crisi esistenziale, non ci sono state crisi isteriche e tutto è sembrato, almeno da fuori, molto civile e senza colpi bassi. 


Speriamo che tutto questo sia un buon presagio perché l'Italia ne ha bisogno. Ora, torno a occuparmi di Fantacalcio, Netflix e videogiochi.

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A caldo

13/02/23

È comunque triste vedere una partecipazione così bassa alle elezioni regionali. 

Ai politici dico che bisognerebbe mettere il numero di seggi proporzionale all'affluenza. Cambierebbero molte cose. 

Però, buona parte della colpa è dei media che hanno francamente evitato di raccontare la politica regionale, lombarda o laziale. Dopo anni di crisi da pandemia, la sanità sarebbe un tema enorme. Ahinoi, hanno ridotto la discussione a "pandemia: vaccino come soluzione Vs novax". Invece, la sanità è complessa e, diciamolo, non c'è stato solo il Covid... 

La frammentazione dell'opinione pubblica è causata dall'ossessione di voler inseguire il micro targeting, cioè consegnare a ogni individuo il messaggio che vuole secondo algoritmi efficienti per catturare l'attenzione. Purtroppo questo ha fatto sparire l'opinione pubblica come spazio di dibattito collettivo. 

Infine, abbiamo istituzioni eccessivamente complicate per questo mondo di fenomeni transfrontalieri. Onestamente, che influenza può avere un consigliere regionale sulla vita di una persona normale? È una domanda che, in tutta onestà, bisogna porsi perché, comunque, resto un convinto sostenitore della democrazia rappresentativa. 

Il problema che io ho, molto concreto, è che chi ho votato per rappresentarmi è, di fatto, irraggiungibile o impotente di fronte ai problemi da affrontare.

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Lombardia 2023

12/02/23

Se fossi in Lombardia voterei convintamente Majorino. È vero che in passato l'ho criticato, pure parecchio su questo blog, ma ora è la migliore soluzione possibile. 

 Il disastro di Fontana è sotto gli occhi di tutti con un sistema sanitario che ha reagito malissimo alla pandemia, dimostrando tutta l'inadeguatezza della logica dei quasi- mercati in ambito sanitario. 

In questi anni Majorino si è dimostrato pragmatico e tutti i sindaci più importanti della Lombardia lo sostengono. Sarebbe un cambiamento utile, ragionevole e concreto come si addice a questa regione. Majorino si è lanciato in una sfida coraggiosa in una terra dove non si ama il cambiamento politico. 

Ha messo insieme la migliore coalizione possibile e ci sta provando. La campagna elettorale lombarda è stata praticamente invisibile, tutto sottotraccia dando per scontata la vittoria di Fontana. 

Ecco, mi piacerebbe se invece ci fosse una sorpresa, uno sforzo per prendere consapevolezza che così non va bene, ma si può fare un po' meglio. 

 Passo e chiudo.

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Netflix's Ottomans, Season 2

18/01/23

Netflix Ottomans is the best historical docu-series I've ever seen (at least, so far). 

Season 2 is great because it explains why Vlad Dracula, the Prince of Wallacchia, was such a bad boy and inspired the famous vampire. The good is that it makes sense, it's linked to historical facts, avoiding today's ideological discussion (the series is "slightly" pro-Turks...). 

Vlad did terrible things, monstrous actions with the attempt to free Wallacchia from the Ottoman Empire. The series is a mix of actions and interviews to historians. The drama freedom is limited to just a couple of scenes that don't alter the historical reconstruction (the final duel is very unlikely, but it serves the story without changing the historical meaning). 

I must say it's not a show for kids, not much romance, not many laughs.... There are good reasons why Vlad is famous as a monstrous leader (but... NO! He didn't drink blood and was not a vampire). However, it's also said that, in case of victory, we would have a completely different perception of him, forgiving the couple of bad actions we usually forgive to winners. His victory would have changed history like the sieges of Buda and Wien. 

Anyway, actors are good, the direction excellent and scenarios wonderful. 

I really think it's important to know those parts of history shaping our present. This series is, in my view, the less ideological I've ever seen in Netflix (Brits, please learn). It's well done, topics are relevant and entertaining. The final point is that looking at what Vlad did I didn't sleep per one week... just to say...

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Netflix's 1899

11/01/23

I really enjoyed 1899, and it's pity it'll be discontinued. I promise, no spoiler, but some comments. It's nice the idea of combining a multi-language story mixing some national backgrounds, though they didn't push it till the end (how can a Chinese and a Polish fall in love if they don't understand each other?! Anyway, that's not a spoiler because it's a detail in the story). The ending is so complex I wouldn't be able to spoil you, but I enjoyed because it is not the classical 'villain' to be defeated. All characters make sense to me, and the scenarios/landscapes are beautiful. It's sometimes too dark, and they might add some more 'positive' characters. Anyway, I enjoyed it and it's pity they discontinued it. It was worthy 2 more seasons. 

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