A costo di tirarmi addosso qualche critica

20/10/15

Alluvioni a Benevento, distruzioni, danni e quant'altro. Una storia che conosciamo bene. Come conosciamo bene chi vota per politici che promettono e fanno i condoni edilizi, le sanatorie di immobili edificati in zone a rischio. De Luca, appena insediatosi e prima ancora di formare la Giunta ha firmato un condono edilizio, poi è arrivata la sospensione del mandato per i suoi arci-noti fatti giudiziari. Però intanto i Campani l'avevano votato e lui come promesso ha firmato il condono edilizio. E' la stessa storia in Toscana e Liguria, Sicilia e Veneto.

Ecco, io non ho nessuna simpatia perchi, fra gli alluvionati, vota in questo modo. E' lo strumento che abbiamo in mano quello del voto e se lo si usa in questo modo votando i cementificatori, gli abusivisti, i partiti amici dei palazzinari poi le conseguenze le conosciamo. Fate quel che volete, ora avete riconferma di chi sono i responsabili: gli elettori.

Read more...

In un campo minato

18/10/15

Entro in un campo minato perché mi ci ritrovo. La discussione tutta italica sui vaccini è a mio avviso sorprendentemente superficiale e arenata sul vaccini sì/no, cosa che non mi piace per niente. Troppe fazioni stupidamente schierate che impediscono un dibattito un po' più "adulto" che, oltretutto mi riguarda anche in prima persona.
Premesso che sono tendenzialmente favorevole ai vaccini perché comunque sono stati un grande progresso per la storia umana, bisognerebbe fare qualche ragionamento un po' più avanzato per capire "quali" vaccini e perché c'è questo gran dibattito.

Punto primo. Perché ci sono vaccini obbligatori, consigliati, suggeriti e facoltativi? Perché lo Stato ne impone alcuni obbligatoriamente, mentre su altri lascia libertà di scelta? Perché alcuni sono rimborsati e altri no? Perché se, come sostengono i pro-vaccini, sono inequivocabilmente buoni allora lo stato non li impone per legge? E se c'è inconfutabile evidenza scientifica, perché le regole in Europa sono diverse da paese a paese, anche paesi con uguali livelli di sviluppo? Ecco che allora l'idea che una medicina che previene una malattia è sì cosa buona, ma forse non univoca.
Ecco, non sono domande triviali perché, per esempio, qui a Bruxelles abbiamo regole diverse per francofoni e nederlandofoni. Io sono molto restio a lasciare ai cittadini decisioni su questi temi: mi si dica cosa devo fare per la salute pubblica, ma non capisco sulla base di cosa io dovrei decidere su una materia come i vaccini. Mi spiace, ma questo liberismo mi pare pericoloso su un tema come i vaccini e per me non dovrebbe esserci libertà di scelta.

Secondo, esiste un argomento scientifico-economico perché comunque la medicina non è un blocco scientifico univoco e si mescola con le ragioni economiche. Allora, se c'è evidenza scientifica si fa un investimento pubblico di vaccinazione a tappeto, ma serve un'analisi costi-benefici al netto delle questioni epidemiologiche. Siamo tutti d'accordo che le medicine fanno bene, ma sarebbe opportuno portar avanti la discussione vaccino per vaccino. Purtroppo, è insopportabile l'idea di far di tutti i vaccini lo stesso fascio perché ognuno fa riferimento a malattie diverse. Per esempio, l'influenza aviaria si è rivelata una malattia che NON aveva bisogno di vaccini visto che aveva incidenza più bassa di un'ordinaria influenza, ma si è seminato un tale panico mediatico che ha generato un business economico ingiustificato. Un'autorità pubblica avrebbe dovuto cercare di prevenire questa cosa, soprattutto consapevole che i dati epidemiologici variano geograficamente.

Terzo, nel caso italiano la battaglia sui vaccini è invece una miserevole vicenda istituzionale a mio avviso assai becera. Il processo di regionalizzazione italiana ha affidato alle Regioni la competenza in materia, mentre il Governo Renzi vuole ricentralizzare anche la sanità al fine di svilire qualunque autonomia e qualunque potere decentrato. I vaccini, seminando il panico e riguardando i bambini, sono un tema comunicativamente ottimo per ottenere la ricentralizzazione delle politiche sanitarie. Peccato che in Italia abbiamo sia regioni che hanno ridotto il numero di vaccini obbligatori in nome della libera scelta (vedi punto uno) sia regioni che hanno introdotto piani vaccinali più estensivi di quelli statali (vedi punto due). Renzi vuole ricentralizzare tutto ed usa i vaccini come politica simbolica per annullare l'autonomia regionale.

Ecco chiudo qui il ragionamento consapevole di saperne troppo poco. Ho un solo auspicio, cerchiamo di andare oltre il vaccini sì/no, ma discutiamo dei diversi tipi di malattie, di costi e rischi relativi ad ogni malattie, delle vicende politiche ed economiche dietro ad ogni decisione. Io non sono né medico né epidemiologo e non sono in grado di decidere veramente con cognizione di causa. Sono però molto triste e preoccupato per come si sta svolgendo questo dibattito in Italia.


PS
pubblico questo qui perché ho il sentore che se lo facessi su FB ne uscirebbe un putiferio molto partigiano e poco incline alla riflessione.

Read more...

è una questione collettiva

09/10/15

A me Marino non è mai piaciuto, né quando si candidò alle primarie come segretario del PD né ora come sindaco di Roma. Mi tocca dar ragione a Rutelli che sostiene che se avesse ben amministrato, tutta questa macchina del fango non sarebbe riuscita a sommergerlo. La retorica del "Marino unico onesto" l'ho trovata stucchevole e perdente come narrativa a fronte di una città che comunque non beneficiava da un presunto integerrimo che, al contrario, continuava ad offrire il fianco alla macchina del fango.

Tuttavia, il nodo ora è un altro. Chi voteranno i Romani? Sono molto triste all'idea che ci siano romani che voteranno ancora quel cancro che è il PD a Roma (ma anche SEL è coinvolta...) o la banda della grande abbuffata di Alemanno&friends. Sono romani che sostengono la politica come clientelarismo, affarismo, appropriazione della cosa pubblica per benefici di clan. L'alternativa al momento sarebbe votare un "chiunque-altro" che in ottica schumpeteriana mi interessa molto, soprattutto in un caso come Roma. In passato è accaduto raramente, a Milano con Formentini, a Parma con Pizzarotti ed a Napoli con De Magistris. Risultati in controluce, ma sicuramente interessanti che hanno contribuito a normalizzare la situazione almeno per un po'...

Dall'altra parte c'è il modello più diffuso in Italia di continuare a votare e rivotare i partiti clientelari, purché cambino il loro frontman: via Formigoni, dentro Maroni, via Lombardo dentro Crocetta, via Errani dentro Bonaccini, via De Filippo dentro Pittella. Si continua a credere che il governatore/sindaco eletto direttamente abbia un potere taumaturgico risolvendo tutto, in una personalizzazione della politica che funziona bene con la comunicazione contemporanea, ma non nella realtà (ne discutevo qui). No, invece la politica è un "noi" che si fa azione collettiva, non è un "io". Contano i collaboratori scelti, le alleanze fatte, le situazioni contingenti così come le persone a cui si dà retta e quelle con cui si sceglie di entrare in conflitto. L'idea dell'uomo solo al comando è deleteria perché deresponsabilizza tutti gli altri.

Ora, cari Romani, sta a voi decidere da che parte stare.

Read more...

M'è venuta così

06/10/15

Talvolta la libertà di decidere può uccidere...
non solo chi non è in grado di decidere.

Read more...

nuovo progetto

04/10/15

Trovate tutto qui.

Read more...

un decalogo per una nuova centralità municipale

03/10/15

Per lavoro, sto studiando gli effetti dell'introduzione dell'elezione diretta dei sindaci in vari paesi europei. Ebbene, mi sto convincendo che oggi sarebbe saggio tornare ad un modello di elezione indiretta dei sindaci per le seguenti ragioni.
1_ ridurre l'eccesso di personalizzazione della politica
2_ ridurre la crisi democratica dei consigli comunali che hanno perso il loro ruolo riducendosi a ratificatori delle decisioni del sindaco la cui popolarità e centralità è tale da inibire il controllo democratico.
3_ l'abolizione del premio di maggioranza ridarebbe centralità ai consigli comunali come luoghi politici della polis.
4_ i partiti tornerebbero ad essere luoghi sociali di mediazione politica.
5_ i nuovi media offrono la possibilità di un controllo sociale sui comuni prima inimmaginabile
6_ il mondo è talmente complesso che eviterebbe l'idea di una delega quinquennale, favorendo l'impegno qualora i risultati fossero ritenuti insufficienti.
7_ la gestione della cosa pubblica municipale tornerebbe un processo collettivo, laboratorio di democrazia nell'accezione originale di Tocqueville, soprattutto in un tempo come questo di de-politicizzazione della cosa pubblica.
8_ i tempi sono talmente veloci che la delega quinquennale non ha più molta ragion d'essere, anche pensando la possibilità di revocare il mandato ad un proprio consigliere comunale.
9_ il sistema di multi-level governance fa sì che i Comuni siano comunque dentro a reti di governo.
10_ il decimo punto in realtà non ce l'ho, ma un decalogo suona meglio.

Read more...

stasera

02/10/15

Io stasera vado qui, se volete ci sarà pure la diretta streaming a quanto pare. Non è un segreto che sia a dir poco critico sulla condizione della sinistra italiana attuale (tipo, pensate a ieri o a Pisapia), però lì ci sono molte delle persone che politicamente stimo di più. Vale la pena dargli credito.
Ah, stasera questa è la mia posizione.



Pensando a questo incontro, mi rimbalzava in testa una coincidenza che non avevo mai realizzato. L’acronimo di “sinistra italiana” è “sì” e credo ci sia qualcosa di bellissimo in questa coincidenza che andrebbe valorizzato pur nella sua semplicità. Il messaggio che vorrei dare è semplice come la convinzione che i sì vadano detti ai contenuti, non ai leader. 
1_ Sì alla scuola pubblica e sì alla valutazione: laddove ci sono risultati scadenti bisogna investire di più perché è proprio nei quartieri più difficili, dove ci sono insegnanti in difficoltà e dove il rapporto con le famiglie è complicato che bisogna investire i nostri sforzi, ribaltando una strana logica meritocratica per cui bisognerebbe investire laddove ci sono già i risultati migliori. 
2_ Sì a una politica economica europea: una tassa comune sui profitti delle multinazionali, mercato comune del lavoro con diritti per tutti i lavoratori e le lavoratrici, una tassa su tutte le transazioni finanziarie. 
3_ Sì a un partito della sinistra italiana che abbia un chiaro e univoco collocamento europeo, che usi un simbolo europeo per costruire concretamente l’Europa politica perché almeno qui a Bruxelles abbiamo imparato come funziona la politica “made in EU”. 

Ci sarebbero tanti sì per cui vorrei lottare, ma mi preme dire solo che non conta quello che voglio io, conta quello che noi vogliamo.

Read more...

dei referenda di Civati

01/10/15

La raccolta delle firme per i referendum di Civati è fallita perché... erano "di Civati".
Ora spiego meglio.

Premessa.
I quesiti referendari mi piacevano, li avrei sottoscritti se avessi avuto modo, ma non mi piaceva per nulla il metodo (tanto meno il promotore).

Il punto.
Civati ha sbagliato completamente sia l'operazione politica sia la comunicazione. Partiamo dalla seconda. La comunicazione è spesso tutto in politica (vedi Renzusconi...) e l'errore di questa campagna è che è stata impostata come "i quesiti di Civati", mentre non è passato nessuno dei contenuti degli 8 referenda. Anni fa, passarono i referenda perché erano "per l'acqua pubblica" e lì c'era un contenuto con una presa di posizione a prescindere da chi li sostenesse, qui invece c'era un leader (o aspirante tale) che per cercare visibilità aveva strumentalizzato dei contenuti accorpandoli tutti in un'unica campagna: giusto l'accorpamento, ma il risultato è che non passavano più i contenuti. La comunicazione era incentrata su "i referendum di Civati", nessun contenuto e -attenzione- anche nessun altro testimonial, ma una fortissima polarizzazione sulla sua figura! Ditemi chi erano i promotori dei referendum sull'acqua? Ditemi i nomi di un secondo testimonial a favore dei referendum di Civati? E qui si arriva al punto politico.

Civati ha cercato di fare un'operazione che pure auspicavo tempo fa: ha fatto una raccolta di temi che potessero diventare potenzialmente una bandiera anti-renziana di sinistra, ma li ha strumentalizzati in modo da poi potersi intestare il merito e diventare una sorta di nuovo Mario Segni (?!), o qualcosa del genere. L'intervista che trovate qui è un ribollire di rancore perché gli altri non hanno capito la sua "illuminante" battaglia che lo avrebbe reso il nuovo leader della sinistra anti-renziana. Se imposti una battaglia politica con l'idea di esserne l'unico vincitore e poi farmi fuori, ovvio che io sono riluttante a sostenerti, anche se ne condivido i contenuti. Oltretutto, mi stai mettendo in difficoltà di fronte ai miei sostenitori confusi fra contenuti referendari e significato dell'operazione.

L'errore, che riconferma l'inettitudine di Civati (di cui pure fui estimatore, prima di conoscerlo più da vicino...), è che ha messo davanti la sua persona e la sua leadership ai contenuti. Pensate a Landini che, per esempio, ha messo questo slogan della "coalizione sociale" che potenzialmente può essere "de-landinizzata". I quesiti referendari non potevano essere "de-civatizzati". Se fossero stati de-civatizzati, le probabilità che passassero sarebbero state molto più alte, ma Civati sarebbe finito nel dimenticatoio ed ora invece può recriminare e vomitare bile su quelli che in teoria dovrebbero essere i suoi futuri compagni di viaggio per la "sinistra italiana".

Conclusione.
Un'occasione persa, una mobilitazione su temi giusti purtroppo affidata ad un inetto che ha mancato l'occasione della caduta di Formigoni, ha approfittato della comoda visibilità garantitagli dal PD senza capirne il senso ed ora ha fatto un'operazione furbetta che si capiva che sarebbe fallita, ma in ora può recriminare minando alle basi la possibilità di costruire un'alternativa comune che, almeno a Bruxelles, pare stia prendendo forma. Mi spiace ma così non si va da nessuna parte. Mi spiace perché condividevo i contenuti. Mi spiace perché erano temi che mettevano d'accordo tanta gente in maniera intelligente, ma il metodo, il senso ed il significato contano in politica. Eccome se contano...

Read more...

For wayfarers | Per i viandanti

Duke's guests | Ospiti regolari

  © Free Blogger Templates Columnus by Ourblogtemplates.com 2008

Back to TOP