Superficiale osservazione, conti semplici semplici

01/02/12

Il PD appena ha scoperto che Lusi sottraeva illegalmente denaro alla teoricamente-estinta Margherita l'ha subito espulso. Quando il PD ha scoperto che Penati portava illegalmente denaro non ha mosso un dito.

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La vita ai tempi del '900

31/01/12

Tra le età della vita ed il XX Secolo ci sono curiose analogie che ho scoperto un po' così, per caso...

I primi anni del '900, nessuno se li ricorda. Si inizia tra il '14/15-18 quando ci sono seri casini, addirittura mondiali. C'è gente che non ne esce viva, e poi le chiamano semplici crisi adolescenziali... Poi, più grandi, gli anni 20, la Belle Epoque per chi ha saputo uscire dall'adolescenza si va all'università e si scopre il mondo. Fino ai '30 la crisi, l'austerità, l'autarchia, per alcuni la grandeur della dittatura, che in fondo la dittratura dipende tutto da dove la guardi...  I primi 40 con la crisi di mezz'età, ecchecrisi! C'è gente che non ne esce, molti, ma ci sono anche molti eroi temprati dalla durezza dei tempi. Fino alla seconda metà dei '40 e il boom dei '50, la maturità che però inizia a pensare a costruire il proprio welfare. Il '60 ci si libera da tutto quel che si aveva costruito prima e poi, i '70 dove qualunque pasticca arrivi la si prova. Infine, gli '80 dove si è talmente rincoglioniti che si voterebbe pure Craxi visto che in fondo ormai l'unica cosa che conta sono le vittorie del nuovo Milan, e chissenefrega se si lasciano debiti quà e là. Poi, dopo la caduta del Muro tutto il resto è noia: cosa volete che siano gli anni '90 dopo aver vissuto due crisi mondiali, dittature, l'arrivo di minigonne, la TV e e il Che... cosa volete che sia internet rispetto al primo uomo sulla luna?!

Ok, io mi sono divertito in questo viaggio tra decenni del '900 ed età della vita, ma guardate che le analogie sono sorprendenti, soprattutto se le si confronta con altri secoli (es. il XIX) che non funzionano così bene. Ok, non prendetela troppo sul serio, però... forse....

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Perché l'Italia protesta

27/01/12

Molto semplice: perché ora si vede. Prima, il potere mediatico di Berlusconi era in grado di occultare o distorcere le decisioni politiche più impopolari e se qualcuno osava protestare, veniva subito etichettato mediaticamente come "comunista!". Ovviamente, questo gli fa comodo perché così cresce il malcontento nei confronti di Monti e appena ci sarà un casus belli (ed i sondaggi lo suggeriranno), d'improvviso ri-apparirà il Cavaliere a salvare gli italiani.

Prendete il caso di Eco-Pass e Area C a Milano. La Moratti l'ha introdotto senza dire niente a nessuno e poi l'ha cancellato senza dire niente a nessuno. Pisapia ha avuto il coraggio di organizzare assemblee pubbliche, di confrontarsi coi cittadini spiegandone le misure. E questo ha fatto crescere consenso e malcontento, ma informati.

Non si dimentichi mai che, nonostante non sia più Primo Ministro, Berlusconi ha sempre il sostanziale monopolio dei messi di comunicazione di massa, soprattutto su certe categorie.

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ieri sera

26/01/12

Ieri, il vicepresidente dello European Youth Forum mi ha passato un mesaggio molto interessante, sicuramente da condividere. Perché i titoli dei giornali sono pieni della crisi delle borse finanziarie, mentre i dati sull'occupazione, la disoccupazione (specie giovanile e femminile), l'emigrazione interna non fanno mai notizia? Perché ci preoccupiamo dello spread e non della disoccupazione? del tasso di inattività? Dov'è l'urgenza nell'indice di borsa che scende dello 0,5% o nella disoccupazione?

Lui suggeriva che la crisi sistemica debba essere anche quella della disoccupazione giovanile che ormai, dal 2008, è stabilmente raddoppiata e sta diventando strutturale. Senza parlare delle migrazioni inter-regionali intra-europee (ma anche extra-UE) che stanno desertificando ampie parti d'Europa, dalla Grecia alla Sicilia alla Germania Est. I giornali contano perché danno la percezione delle cose: invece dello spread si diano i dati su disoccupazione e si affronti quello! Si facciano pacchetti urgenti di stimolo all'occupazione, non sui titoli di stato, si intervenga sugli inattivi e non sugli altri. Soprattutto dal punto di vista socio-economico, salvare la domanda è fondamentale per ragioni sociali, ma anche economiche. A chi pensa di vendere le sue assicurazioni la Generali? BancaIntesa rischia di fallire anche perché si è accollata quel carrozzone in perdita di Alitalia, ma se la gente non ha più soldi chi farà volare Alitalia?

Ecco, vorrei che i giornali mettessero fisso in prima pagina il tasso di disoccupazione, non lo spread.

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outsourcing

23/01/12

Questa terribile parola io la odio per il concetto che esprime e l'abuso empirico che sta rovinando questo mondo. Tuttavia, non posso non riconoscere che in alcuni casi possa essere utile. Tra il serio e l'ironico, ci pensavo l'altra mattina quando avrei voluto dare in 'outsourcing' alcune parti della mia giornata, per esempio il risveglio che quella mattina mi risultava particolarmente difficile pur senza ragioni apparenti. Mi ha fatto venire in mente quando tre anni fa chiacchierando con un amico americano particolarmente timido con le ragazze gli suggerii di dare in 'outsourcing' la fase di seduzione ad un terzo amico particolarmente bravo. L'americano sarebbe poi rientrato nella sua vita una volta che la ragazza era stata sedotta. Non sarebbe male, eh?! Ecco, in questa fase vorrei dare in outsourcing una parte della mia vita, ovvero la gestione del mio contratto di lavoro (precario) e la ricerca del nuovo (meglio se un po' meno precario). Al limite, preferisco gestire il contratto di outsourcing piuttosto che il mio diretto contratto di lavoro.
Scrivo tutto questo perché stasera il tema, oggi, mi rende particolarmente stanco e... sia mai che qualcuno avanzi proposte brillanti, magari un manager, un agente o una bodyguard...

PS
Ovviamente, il 'core business' non si da mai in outsourcing. MAI!

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Di volti e sorrisi

22/01/12

Oggi, per una serie di circostanze, sono andato alla Messa della comunità italiana del municipio dove vivo. Di solito non lo faccio, soprattutto perché si trova dall'altra parte di St-Gilles (oltretutto in salita!) e preferisco andare nella Chiesa principale, St-Gilles appunto.

La vera storia è vedere la gente che si trova. Sarn state una sessantina di persone, non tantissime, che raccontavano quel che resta dell'immigrazione italiana in Belgio. Una gran quantità di gente che ne porta ancora le tracce, figli di una miseria e di una fatica vera. I chili di troppo non sono obesità, sono saggezza di far scorte per quando verranno tempi duri che, Loro lo sanno, la vita può essere dura. Certo, c'è tutto il piacere del mangiare bene tutto italiano, ma anche la saggezza del metter da parte.
Davanti a me, una signora sui 60-70 anni, bionda, viso tondo direi tipicamente siciliano (anche se poi chissà da dove viene), porta in bocca le sofferenze dell'immigrazione della sua gente. Di fianco, quella che presumo sia sua figlia. Parlano naturalmente una confusione di italiano e francese.
La lettrice, dopo aver letto il Vangelo e tornando al suo posto, viene arpionata da una vecchia suora che con inattesa forza la catapulta a sedere di fianco a lei. E poco importa che la lettrice volesse tornare al suo posto.
Dietro di me, una giovane coppia con lui che non parla italiano, ma in qualche modo deve capire, esprime quello che in Italia sarebbe tecnicamente chiamato "tamarro allucinante". Invece, qui fa parte del paesaggio a fianco di vecchietti che dimostra di conoscere tutti.
La Messa, da rito liturgico diventa rito sociale: lo dimostra l'anticipo con cui la gente arriva, il ritardo del Prete, ma soprattutto all'uscita il prete di mette sulla porta per salutare i fedeli... ma quelli non escono e rimangono dentro salutarsi tra loro.
Io, che non conosco nessuno, esco tra i primi. Lo saluto perché l'avevo conosciuto una volta e anche questa domenica mi è sembrato un ottimo prete. Tratto distintivo: travolgente entusiasmo! Lo saluto e subito mi affibia la possibilità di rappresentare la comunità cattolica italiana a un incontro ecumenico qui a St-Gilles. Accetto, gente così è talmente travolgente che non gli si può dir di no.

Ah, poi c'è anche la parte più bella della predica, basata su tre concetti base. Il primo è l'umiltà, imparare a riconoscere le proprie colpe. Qualità rara di questi tempi, anche presso chi si proclama cristiano. Poi, ricordarsi la vanità di molte cose superfluo, con richiamo all'eccesso di cibo sprecato e all'impegno europeo di ridurlo, anche per ridurre i rifiuti. Terzo e ultimo, l'impegno a concentrarsi sulle cose importanti, la fiducia. Tutto in un chiaro messaggio cattolico condito di ottimismo e pragmatismo, misto a una vita di comunità fatta di passione per il calcio e voglia di stare insieme.

Bruxelles, insomma, cerca di covare una speranza che sia per tutti e che sia onesta nel riconoscersi limitata.

PS
forse ho scritto troppo e troppo confusamente. Tant'è...

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Metodi pericolosi

18/01/12

Ieri sera ho visto "A Dangerous Method", bel film, veramente. Ovviamente, partirò da quel che non mi è piaciuto così è più facile: la regia e la post-produzione sono proprio poca cosa. Per esempio, la scena in cui arrivano negli USA non mi è piaciuta affatto e in generale non ho visto idee geniali, tutto molto canonico con la ricerca di inquadrature ad effetto che però non riescono. Amen, la storia è talmente affascinante da passare in secondo piano.
Il rapporto Freud-Jung è di quelli che segnano la storia dell'umanità, un po' come Platone e Aristotele, Hegel e Schopenhauer, San Pietro e San Paolo. C'è stato un periodo in cui le origini della psicologia, appunto Freud e Jung, mi hanno affascinato moltissimo e mi sono letto parecchie cose da "Psicopatologia della vita quotidiana" a "l'Interpretazione dei sogni", oltre ad un paio di collezioni di saggi e scritti vari di Jung. Ammetto che sono anni che non leggo più niente, ma ultimamente ho recuperato col teatro che, a mio avviso, è una pratica con moltissime affinità e legami, ma questa è un'altra storia. Torniamo al film.
Lascio a voi di scoprirne la trama tra amore e scienza, la cosa interessante è che rimane interessante il dialogo scientifico psicoanalitico mischiato con vicende personali. Non so quanto sia spiegato bene perché a me è servito più che a capire, a ricordare quanto già sapessi, ma comunque vale la pena approfondire quella vicenda, umana e scientifica (come se qualcuno potesse pensare che le cose sono separabili). Il tutto sullo sfondo della Vienna d'inizio XX secolo che è uno dei contesti intellettuali più incredibili della storia.
Comunque, il messaggio è che le scienze psicologiche (Freud, Jung e altri) sono tema di grandissimo interesse, anche se bisogna saperle maneggiare e accogliere criticamente. Aver letto un paio di libri di psicologia non significa essere psicologo, così come non bisogna credere a tutto quel che Freud dice: per esempio, la sua fissazione con la sessualità mi pare più una trovata per promuovere mediaticamente la disciplina oppure un caso di "vittima rinchiusa nella sua iniziale intuizione di successo"... anche se ammetto che pensando ad alcune persone (dai scherzo, suvvia!).
Tornando seri, il messaggio è che quella storia, Jung-Freud, è una di quelle da conoscere perché c'è dentro la storia intellettuale dell'umanità, soprattutto di quella cosiddetta Europea/Occidentale.

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Stamane

16/01/12

Dopo un week-end particolarmente sereno, stamane Bruxelles mi regala un'alba particolarmente bella, fredda ma decisamente bella. Un rosa-blu tinge la finestra del mio salotto, mentre la cucina offre un mix rosa-grigio solo apparentemente uniforme. Il caffé sul fuoco ed il riscaldamento che va, la pancia reclama la colazione ed io qui a scrivere.
Stamane, a Bruxelles, l'aria va così.

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Au lecteur

C'est icy un livre de bonne foy, lecteur.
Il t'advertit dès l'entrée, que je ne m'y suis proposé aucune fin, que domestique et privée
.
Je n'y ay eu nulle consideration de ton service, ny de ma gloire. Mes forces ne sont pas capables d'un tel dessein. Je l'ay voué à la commodité particuliere de mes parens et amis: à ce que m'ayant perdu (ce qu'ils ont à faire bien tost) ils y puissent retrouver aucuns traits de mes conditions et humeurs, et que par ce moyen ils nourrissent plus entiere et plus vifve, la connoissance qu'ils ont eu de moy. Si c'eust esté pour rechercher la faveur du monde, je me fusse mieux paré et me presanterois en une marche estudiée. Je veus qu'on m'y voie en ma façon simple, naturelle et ordinaire, sans contention et artifice: car c'est moy que je peins. Mes defauts s'y liront au vif, et ma forme naïfve, autant que la reverence publique me l'a permis. Que si j'eusse esté entre ces nations qu'on dict vivre encore sous la douce liberté des premieres loix de nature, je t'asseure que je m'y fusse tres-volontiers peint tout entier, et tout nud. Ainsi, lecteur, je suis moy-mesmes la matiere de mon livre: ce n'est pas raison que tu employes ton loisir en un subject si frivole et si vain.

A Dieu donq, de Montaigne, ce 1er Mars 1580.

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