Lo stesso modo di ragionare

31/10/16

Odio le generalizzazioni. Odio generalizzare e odio coloro che generalizzano. Ma ora, più inquietante, è chi fa apposta a spingere alla generalizzazione. All'inizio furono cose tipo "marocchino stupra quindicenne" e allora tutti i marocchini diventano stupratori in un processo di generalizzazione noto, fuorviante, sbagliato, ma molto molto diffuso.

Ora, la cosa è più subdola. Ora la stessa cosa viene sistematizzata in maniera soft. Ora, basta che un grillino dica una cosa un po' stupida, tipo Virginia Raggi che nota un po' di frigo per strada o una senatrice che scrive una stupidata sul terremoto che allora tutto quel mondo diventa complottista, va deriso e si generalizza. Ora, se la Raggi si lamenta di un frigo, allora tutti quelli che come lei votano no al referendum costituzionale vedono un complotto dietro ai frigoriferi abbandonati.

Ora, le generalizzazioni sono pericolose. Ora, però, con i social media queste cose si possono misurare, rilanciare, sostenere, provocare e continuare a generalizzare contro qualche nemico. Ora, le generalizzazioni fatte al bar sono chiaramente estese e sistematizzate. Ora, non voglio dire che dire una stupidata sul terremoto abbia lo stesso peso di stuprare una quindicenne, ma ora si rilanciano le generalizzazioni nello stesso odioso meccanismo. Ora, basta generalizzare.

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a proposito di cognitivismo

27/10/16

Della assurda vicenda di Goro e Gorino che non vogliono ospitare una ventina fra donne e bambini, c'è una cosa che mi colpisce. Guardando i titoli e le prime pagine dei giornali, non si fa mai riferimento all'Emilia-Romagna.

Trovo curioso che in una regione che ha fatto dell'accoglienza e la solidarietà la sua bandiera (ad esempio, Novellara in provincia di Reggio Emilia, fu il primo comune a regolarizzare un extra-comunitario), ora sia improvvisamente scomparsa. Nessun riferimento all'organo regionale, quantomeno nei lanci di agenzia.

Ho come il sospetto che se fosse stato subito al di là del confine, si sarebbe detto "ecco, i soliti veneti razzisti!".

Racconto questa storia perché mi aiuta a riflettere sul senso del cognitivismo, di quanto le parole siano importanti e di come cambino la percezione, di quanta responsabilità abbiano ancora oggi i media nel lanciare nel dibattito pubblico notizie formulate in una maniera o in un'altra. Ha lo stesso valore di quando si scrive "albanese stupra 15enne italiana" oppure "idraulico stupra ragazzina per strada" oppure "sampdoriano stupra biondina in un vicolo buio": stessa notizia, percezione completamente diversa!

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Con sincero ringraziamento

14/10/16

Ho iniziato a capire e apprezzare veramente Dario Fo quando, appena rientrato a Bruxelles, mi ritrovai a vedere un pezzo di Mistero Buffo in nederlandese: non capii niente, ma capii tutto.

Iniziai allora a leggere alcuni testi di Dario Fo, in particolare il "Manuale Minimo dell'Attore" (caldamente consigliato). Una sfida per uno come me perché è un flusso di pensieri, racconti e aneddoti interminabile che affascina, ma sembra di non capirne niente. E invece da allora ho iniziato a entrare nel genio della sua creatività, nell'arte giullaresca che non è nata oggi ma ha una storia millenaria e quel misterioso buffone che si agitava sul palco in realtà continuava una storia di secoli e secoli.

Quella roba chiamata grammelot che mi pareva un'idiozia invece era legata a quando Dario Fo andò in Francia a portare il suo teatro... senza sapere il francese! Per questo parlava quella lingua strana, ma non era lui il primo a farlo: la Commedia dell'Arte nasce perché la controriforma (in particolare S. Carlo Borromeo, altro milanese) misero al bando il teatro costringendo quegli attori ad andare fuori dall'Italia. Così si inventarono quel tipo di comunicazione come un teatro veramente transnazionale. Molière li odiò, impose il testo scritto e soprattutto la lingua francese.

Ecco, non mi importa ora fare un trattato di storia del teatro di cui non ne ho le competenze. Mi importa che quella sera con l'attore che si dimenava sul palco capii che il teatro è una forma culturale profondamente umana, transnazionale, translinguistica. Lo capisco ogni settimana con Impro for Dummies quando improvvisiamo in Inglese, ma anche in Francese o Italiano, Bulgaro o Greco, Sloveno o Lettone, ...

In questa babele in cui vivo, Dario Fo è quantomai attuale. Bruxelles dovrebbe dedicargli una piazza tra quelle più importanti. Noi vi andremo a recitare e cantare, sempre col sorriso.

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