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Una nuova tradizione

08/07/16

Caldo micidiale nella prepositurale di Leith. Attaccato al pastorale, McWyzer tracolla. C'è da finire il rito, una sua nuova tradizione che già solo a pensarci è un problema perché le tradizioni non possono essere nuove. Praticamente vuota la grande sala, nessuno degli amici di un tempo, ma c'è un rito da portare a fondo. McWyzer l'ha voluto e così sarà. Il caldo, il sudore, la stanchezza. Perfino la noia. La Comunione viene come un sollievo che restituisce inattese calorie. Del vino solo un goccio che col caldo non si addice. Ma non ci si ferma. Stanco, sudato, all'orizzonte sembra di vedersi qualche nuvola che rinfrescherà il cielo di Scozia. Lontana Londra, Leith sotto le suole di McWyzer, la sua prepositurale, il suo rito, il suo sudore.

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Pane e formaggi

29/04/12

McWyzer scese verso il mercato, pensieroso come suo solito in una primavera più calda del solito. Il palazzo reale era vuoto ormai da alcune settimane e chi sarebbe stato il nuovo Re di Gerusalemme ancora non si sapeva. McWyzer era preoccupato al punto che negli ultimi mesi aveva dismesso il suo ruolo diplomatico in favore dell'organizzazione delle difese militari di Gerusalemme. La confusione era malcelata dalle celebrazioni funerarie del vecchio Re. McWyzer partecipò, ma in seconda fila senza mai entrare troppo ché laggiù i Britannici non erano granché considerati.

Al contrario, la Britannia viveva una nuova primavera: i campi colorati abbondavano ed il regno aveva ritrovato nuova linfa. Isolato a mesi di distanza, McWyzer teneva contatti epistolari con molti vecchi amici. Talvolta, i contatti erano intensissimi e poi intercorrevano lunghissimi silenzi. In cuor suo, si compiaceva di questo rafforzamento e delle vittorie di cui riceveva notizie sempre più frequenti. Ed improvvisamente, tutto questo contrastava con le difficoltà politiche in cui si ritrovava immerso a Gerusalemme, contrastava col passato difficile da cui la sua terra usciva.

Pagò poche arance, un paio di pani e dei formaggi, di quelli semplici con sapori che gli ricordavano la sua Scozia. I formaggi locali gli sembravano sempre troppo forti, così come quei vini a cui si era difficilmente abituato, ma in fondo gli era divenuta una piacevole abitudine. I pani, bianchissimi, continuavano ad essere il suo alimento quotidiano principale. La sua stanza mischiava mappe di Gerusalemme coi suoi libri, raramente testi sacri.

Decise di mangiare sul terrazzino sopra la sua stanza, solo ed al sole. I formaggi quel giorno apparivano più gustosi mentre sotto Gerusalemme risplendeva tra i suoi cittadini sudanti.

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una vittoria inattesa

21/11/11

Dancryng, stremato, si ritirò in camera sua senza neanche incrociare lo sguardo di seconda fila di McWyzer, mentre Von Braun, assiso sullo scranno più alto dichiarava la vittoria, dissimulando le pesanti perdite subite.

Si assisteva ad una vittoria inattesa dovuta soprattutto ai meriti di Dancryng ed all'antica stirpe regale di Pietro I tornata felicemente a segnare le sorti del regno. McWyzer, lasciato in disparte, gustava lo spettacolo.

Eppure, di lì a poco, nell'abbazia di Westminster il silenzio regnava imbarazzato: una vittoria inattesa sui bastioni di Liverpool paradossalmente rendeva più difficile il tutto. Fosse crollato il regno, sarebbe stato più facile e invece, così, bisogna rimboccarsi le maniche, ma nessuno sapeva come. La celebrazione della vittoria procedeva seguendo il rito di Von Braun quando, senza dirgli niente, McWyzer si arrogò il diritto di predicare dal pulpito. Chi temeva sferzate moraliste fu sorpreso da un discorso placido, accondiscendente incentrato sul perdono e sugli Atti degli Apostoli con i viaggi di Pietro e Paolo raccontati più teologicamente che epicamente. Chi non avesse mai conosciuto McWyzer l'avrebbe scambiato per un anonimo curato latino tutto intento alle sue buone letture, mentre tutti si aspettavano una lettura tra l'epico ed il moralista del girovagare di Pietro.

Da allora, Von Braun rimase assisto praticamente ogni giorno a Westminster presiedendo ogni celebrazione e seduta, quasi dimenticandosi dei suoi alloggi, mentre McWyzer prese a pretesto il rientro da Gerusalemme per passare a salutare tutti i vecchi amici di un tempo. In realtà, mascherava un progetto ben più ambizioso di rinsaldare la Corona, ma sapeva che più che convincere i dissidenti era meglio rinsaldare i fedeli.

Tutte queste storie non vennero raccontate negli annali di Britannia perché non si raccontassero delle difficoltà. Lo stesso McWyzer, anni dopo, andò negando il suo ruolo ed il contenuto dei dialoghi avuto in giro per il Regno e con lui von Braun tenne insolito riserbo. L'unico che ancora ne parla è Dancryng, ma non tanto per le vicende intercorse, piuttosto per alcune ferite che il tempo non gli ha permesso di nascondere

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La scelta di McWyzer

20/09/11

Riconosco subito la campanella dell'Abate, mi alzo di scatto e corro in camera sua ché mai quella campanella si era agitata tanto. Tossiva l'abate mentre stavo entrando. Poi, in mia presenza, il contegno prevalse e mi chiese di quel vino che gli aveva prescritto il medico: un vino fruttato e speziato da bersi caldo con tanto miele che copriva le medicine evidentemente disgustose. L'Abate lo beveva di gusto, ma senza farlo vedere e adducendo la scusa che gli facesse bene. Il medico sapeva che era l'unico modo perché si curasse.

Era rientrato da Gerusalemme da alcune settimane, probabilmente per curarsi, ma non era dato sapere se si fosse ammalato a Gerusalemme, durante il viaggio o al rientro. Questa volta avevo sentito poche malignità su questa cosa perché pochi sapevano del suo rientro e quindi pochi potevano malignare. Oltretutto, l'Abate si era stabilito lontano dalla Torre e da St. Paul, ma aveva disertato anche l'abbazia di Southwark, preferendone una ancora più piccola, sempre sulla riva meridionale, ma più ad est.

Assistevamo l'Abate in tre con l'ordine di mantenere un certo riserbo, lo stile spartano e sobrio preservandolo dall'eccesso di contatti con la Corte, particolarmente turbolenta in quei giorni. La notizia del rientro dell'Abate avrebbe potuto provocare entusiasmi ingiustificati, presto depressi dalla notizia della sua malattia. Per questo, si scelse maggiore riserbo e solo il Metropolita von Braun era in costante contatto con l'Abate.

Guardavo quell'uomo più stanco che vecchio: la malattia gli aveva scavato il volto, mentre le coperte non riuscivano a nascondere una pancia ingrossatasi più del dovuto. Chiacchierammo un poco, mi chiese della mia fidanzata mentre gli versavo il secondo bicchiere. Risposi che la lontananza ci pesava e che avrei voluto tornare a Plymouth a trovarla. Rimase in silenzio guardando il bicchiere.

"Sono stanco, sai? Ma non è questa storia che mi sta uccidendo, anzi è lei che mi tiene ancora qui". Non capii a cosa si riferisse e gli versai il terzo bicchiere. Sapevo che stava lavorando a qualcosa di molto importante con il Metropolita, ma non sapevo leggere né capire quelle discussioni, spesso in latino, che i due facevano sin da prima dell'alba e poi fino a tarda notte. Ero solo sorpreso dal vedere il Metropolita così spesso da queste parti e sempre in abiti riservati, mentre l'Abate lavorava silenziosamente concedendosi ampie pause di sonno per riposarsi.

Ricordo la prima volta che vidi l'Abate: un giovane nerboruto, dal carattere duro e determinato che correva per la Capitale diventando prestissimo familiare a tutti noi. I vecchi dicevano che con lui arrivò la calma, almeno a Londra, anche se il suo pessimo accento gli limitava i discorsi con i più anziani. I capelli lunghi, la barba ruvida e gli abiti sempre scuri erano la sua divisa.

"Vedi, è la prima volta che decido, e non per forza, ma per volontà. E decido io solo. Per altri, tanti altri". Eravamo già al settimo bicchiere e l'Abate mi stava dimostrando un'incredibile sopportazione a quel "vino", non pareva minimamente né ubriaco, tantomeno stanco o nervoso, mentre i miei occhi calavano vistosamente finché mi lasciò andare a dormire.

Mi guardo intorno e Westminster è piena. Tengo d'occhio l'Abate in seconda fila, dietro al Metropolita che celebra. L'Abate è visibilmente provato con la sua testa scavata su un corpo coperto dalla tunica solenne con la Croce di Scozia: non capisco se stia pregando o se si aggrappi al Pastorale per non cadere dalla debolezza della malattia. Eppure, stamattina fisicamente pareva star bene, tosse a parte. Durante la consacrazione, ho visto che non muoveva la bocca, se non appena appena, assorto com'era nel suo raccoglimento. Prima della cerimonia, si era appartato con Dancryng che gli aveva portato una lettera di Pietro: a quel punto dovetti uscire e lasciarli soli.

"Il Re sarà scelto dai notabili di Britannia, non vigerà l'ereditarietà". Queste parole generarono un brusio in tutta Westminster e sentivo che da fuori rimbalzano di bocca in bocca. La scelta, come da tradizione, piuttosto che la legge abitudinaria voluta dagli altri del continente che imponeva il diritto di sangue. Penso che su queste parole l'Abate mi stia cercando con lo sguardo, o forse è solo una mia impressione. Mi pare, forse me lo auguro, di capire ora a cosa si riferisse al discorso nel discorso di ieri notte. Mi raccolgo la tunica e mi avvio verso la sagrestia per aiutarlo.

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Nel suo mantello

28/05/11

Girava per il camminamento delle mura, dalla piccola Chiesa che gli avevano affidato fino al suo alloggio. Un vento abbastanza deciso spazzava Gerusalemme, mentre McWyzer si stringeva nel suo mantello com'era solito fare quand'era nelle sue terre che, d'un colpo' gli apparivano meno lontane.

Non riconobbe alcuni soldati e funzionari di Corte assorto com'era nei suoi pensieri: molti si chiedevano cosa ci facesse un uomo come lui al servizio diplomatico crociato. Molti si chiedevano come fosse nata quella nomina che l'aveva portato da St. Andrews alla Terra Santa. Voci diverse giravano sul suo conto: "e' andato perche' stufo della Scozia", "perche' ambizioso", "perche' ormai le cose in Britannia erano a posto", "per una crisi mistica", "perche' a Gerusalmmente le cose minacciavano di peggiorare al punto che si sperava che uomini come lui potessero servire a qualcosa". Tutte voci clamorosamente false, soprattutto conoscendo McWyzer, il quale al solito eludeva le risposte e taceva sulla natura di quel suo incarico dicendo, semplicemente, "che era suo dovere e volere essere li'".

Stretto nel mantello, pur privo delle insegne di Scozia, McWyzer pensava a un pranzo in una qualunque locanda nel Brabante sulla strada che lo portava a Colonia e poi giu' verso Magonza. Aveva conosciuto una certa Principessa del Limburgo, provincia minore e senza rilevanza nello scacchiere, ma contraddistinta da questa presenza inattesa. Mangiavano carne cotta alla birra, come si suole fare da quelle parti: se non era sorprendente trovare un uomo come McWyzer in una taverna, quella principessa lo era ancora di piu': fiera, energica, determinata. D'eleganza fiamminga, McWyzer la guardava con sospetto: va bene che il Limburgo e' una provincia minore, ma gli aristocratici pur sempre evitano le locande di via. Non si puo' dire che abbiano parlato molto, anche se nella media dell'Abate quello fu un grande colloquio. Buona la carne, mentre la birra costituiva un ottimo accompagnamento. Le panche di legna lavorate alla bell'e meglio erano tutto sommato confortevoli mentre la sera degradava.

Il vento aveva smesso e McWyzer lascio' aprirsi il mantello, svelando una tunica insolitamente leggera, quasi elegante, sicuramente diversa dal suo stile spartano e scuro. I toni rossi della diplomazia crociata lo lasciavano indifferente come, in fondo, quasi tutte le altre cose. Chino' la testa in basso a sinistra verso una bimba che stava per inciampargli tra i piedi. Si fermo', un sorriso e riprese a camminare.

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a cena nel dì di festa

22/11/10

Nonostante fosse l'ora dei vespri, non avrei saputo dire che ore erano: la piccola abbazia di Southwark era rischiarata da una luce innaturale perché le candele erano più del solito e le mura gotiche erano state addobbate come non mai, rendendo il tutto un contrasto innaturale. Le volte gotiche così illuminate sembravano serene ed eleganti, nonostante si trattasse di una semplice parrocchia, per quanto la più grande sotto il Thames.

Le più alte cariche del Regno erano riunite in quella piccola abbazia circondata da strade lugubri. Sedevo in fondo, mentre i vari nobili si alternavano nelle undici letture sacre. Quando von Braun e McWyzer si alzarono e andarono verso l'altare, la croce di St. Andrews pareva sovrastare i più fastosi paramenti del primate di Britannia. In quella luce così innaturale, la veste dorata pareva uno sfondo di fianco al manto blu con la croce bianca, non solo per la maggior statura di McWyzer a cui, improvvisamente, gli anni parevano non pesare più. Sua Maestà non aveva uno scranno sull'altare, ma uno più semplice tra l'assemblea.

I Vespri erano un'innovazione rituale voluta dallo stesso McWyzer per chiudere la giornata di celebrazione dell'incoronazione. L'aveva spiegato poche ore prima quand'era stato chiamato alla solenne benedizione a Westminster, lui che pure non era più il Cardinale Metropolita. Southwark era stata una sorta di area franca: l'assenza di titoli aristocratici e la volontà di non portare la guerra così vicino alla capitale ed agli interessi più forti del regno avevano preservato questo lembo di Londra dallo schierarsi. Ciononostante, Southwark grondava sangue di poveri e reietti, di prigioni dove molti senza nome erano stati passati per la spada per indebolirsi vicendevolmente. Molte stragi erano state commesse senza che i contendenti volessero ammetterlo. Le rivelazioni in pubblico diedero fastidio a molti, ancor di più la volontà di condurre il corteo da Westminster a lì lungo posti lugubri come Clink Street, un posto dove nessuno si sarebbe mai immaginato di trovare il Re di Britannia.

In quella giornata raffreddata dal vento, senza sole ma che non avrei mai detto di cattivo tempo, McWyzer era apparso un'altra persona. Incredibilmente, si era lasciato coinvolgere con un entusiasmo da ragazzino dalle gare di voga sul Thames: i migliori equipaggi del regno si erano sfidati davanti ai suoi, mentre l'Abate seguiva con attenzione passione. A qualcuno pareva pure che avesse tifato, per il Re, naturalmente. Qualcuno malignava che fosse pure ingrassato, mentre lui non nascondeva che ora la vita non si conducesse più tra stenti e fatiche, almeno non quelle fisiche.

Contro ogni aspettativa, l'Abate era stato chiamato a celebrare solennemente la Messa in Westminster, addirittura superando il rango del Metropolita. La sua omelia per i caduti e per i veterani commosse anche i più giovani, mentre fuori il vento sferzava il Thames regalando un po' di sereno alla città di Londra.

A cena, l'Abate era seduto a capotavola all'estremo del lungo refettorio della Torre Bianca, il Re al posto d'onore era in realtà più intento a colloquiare con i molti nobili che gli giravano intorno, mentre von Braun intratteneva gli ospiti rimasti a sedere. McWyzer mangiò di gusto intrattenendosi con i pochi rimastigli attorno, commentando la nomina del Vescovo Staturini al soglio pontificio.

L'Abate mi pareva un altro uomo, poteì osservarlo da vicino quando mi chiamò per chiedermi di far riaprire la Cattedrale di Southwark per la veglia notturna. Capii che non potevo chiedergli spiegazioni, raccolsi alcuni confratelli e andammo a preparare. Di lì a poco, arrivarono l'Abate con von Braun e pochi altri, nessun aristocratico. Recitammo un rosario notturno prima d'andare a dormire e fu lì che mi sorprese, ma non osai chiedergli perché proprio un Rosario, lui che con queste cose mai era andato d'accordo, mentre la notte aveva già inghiottito la giornata di festa e un altro sole si preparava a riemergere. Chiuso quest'insolito rito, uscimmo e una piccola nave ci aspettava lì fuori. Il Re ci salutò, mentre la bandiera di Scozia veniva issata, Noi tutti ci coricavamo e ci lasciammo trasportare verso St. Andrews.

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nessuna notizia dell'Abate McWyzer

11/10/10

Entro nella Cattedrale di corsa, appena il tempo di risistemarmi ch'ero trasandato e vedo l'Abate Priore là sulla sua Cattedra fermo immobile. Impietro, l'Abate si riconosceva più per i paramenti solenni, quelli riservati all'Arcivescovo di Scozia con la Croce di Sant'Andrews ricamata in grande in modo ché si possa riconoscere fin da lontano.
Mi ricompongo e con i miei compagni ci avviciniamo all'Altare: l'Abate è fermo immobile, il suo Pastorale solenne appoggiato di fianco alla cattedra ed il suo volto bianco, smunto. Per la prima volta lo vedo senza la barba e lui, uomo non grasso ma sicuramente pasciuto, rivela gli zigomi alti e sagomati che fan pensare che ci siano solo ossa.
Serpeggia una voce, mi fan notare ché il leggìo con le letture sacre è stato rimosso dall'altare. Si dice che durante la celebrazione l'Abate sia stato male e abbia vomitato tutto su qualche libro sacro, qualcuno dice pure sulla Bibbia, qualcun altro dice che era solo la liturgia dei Santi ché stava celebrando.
Bianco, smunto, fermo immobile, l'Arcivescovo pare lì da sempre. Il cielo di Scozia è oggi insignificante: né il timido sole del Mare del Nord, né il grigio plumbeo di Scozia. Anche il vento incerto e non sa come soffiare, mentre le candele svolgono la loro danza con una soavità innaturale.

Lenove Dung-Lac è morto, accoltellato. Il cadavere sfregiato riposa sotto un sudario al centro della Cattedrale. L'Abate, in veglia da almeno 3 giorni, è fermo immobile nel suo scranno. Solo avvicinandomi, noto che trema mentre gli occhi sembrano impercettibilmente infossarsi sempre di più. Il suo discepolo, lo studente modello ché noi tutti avevamo imparato ad ammirare, giace ora squartato sotto un sudario con la croce di Sant'Andrews cucita grande perché la si possa vedere anche da lontano.

Qui, la gente accorre per ragioni diverse. Lo scandalo dell'omicidio, le voci della sanguinolenza e della violenza, l'incredulità di vedere un uomo come l'Abate McWyzer in quelle condizioni, la curiosità, il desiderio di vedere lo sfoggio dei paramenti solenni, il Priore McWyzer senza barba. Molti accorrono perché Lenove l'hanno conosciuto durante quest'anno: saperlo squartato sotto quella grande croce di Sant'Andrews fa un certo effetto.
Arrivato da una remota isola del Sud, abbiamo ché Lenove si pronunciava senza la "e" finale, io non ho mai capito da dove venisse veramente. Viene da un'Isola, si diceva fosse un pescatore, ma la sua conoscenza della vita dei campi faceva pensare più a un contadino. L'Abate mi diceva spesso che quella terra era molto simile alla nostra Scozia ed io gli credevo perché sapevo che lui aveva viaggiato lontano, fin giù in Italia e nella Santissima Roma.
Io dovevo avvisarlo che era stata avvistata la Goletta battente bandiera reale. M'avevan detto che probabilmente a bordo c'era il Feldmaresciallo Dancrying accorso per l'occasione, unico tra gli aristocratici di Britannia. Entrando in sagrestia, noto delle lettere aperte, riconosco il sigillo solenne di Oxford e su un altro quello che mi dicono essere dell'armata reale di Francia. Su questo mi soffermo con grande curiosità ché è la prima volta che questo sigillo arriva fin in Scozia: "no, ce ne sono altri nell'archivio", mi dicono. Procedo verso la Cattedra.
Dandogli la notizia, l'Abate si alza, raccoglie il Pastorale e con gravità si allontana verso la Sagrestia minore. Lì, intravedo oltre la grata la Priora del monastero. Vedi che pregano insieme, l'Abate si fa confessare e benedire al termine di un'interminabile silenzio che riecheggia nei bisbigli che posso sentire da qui. L'Abate torna a sedere sulla sua Cattedra.

Al calare della domenica, l'Abate si alza, ci ordina di chiudere quel che resta di Lenove e lì vedo in faccia il cadavere. Chiediamo dove l'Abate voleva seppellirlo e lui risponde senza emozione: "dove riposano tutti gli altri allievi morti al primo anno". Non faccio in tempo a sorprendermi ché vedo la grande croce di Sant'Andrews disposta alla rinfusa in Sagrestia, mentre qualcuno la ripiega e la mette via, dell'Abate nessuna notizia.

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Nel caldo

22/07/10

Appoggiato al suo pastorale, l'Arcivescovo McWyzer seguiva la cerimonia con un misto di raccoglimento, solennità e torpore. Il caldo romano non si addiceva a un uomo del Nord. Sopportava il caldo meno peggio di quanto pensasse e rifletteva sulle sue terre, la Britannia e la sua scuola che aveva dovuto lasciare.

A Roma era giunto per "pregare per la salute del Sommo Pontefice". Si sapeva, o forse si sperava, che di lì a poco ci sarebbe stata una nuova elezione e non si poteva certo aspettare il Concilio per decidere chi avrebbe dovuto prenderne il posto. Tutti già sapevano che il Cardinal Staturini avrebbe dovuto essere il nuovo Pontefice, ma a McWyzer questo non interessava. Giochi romani, si ripeteva, mentre a lui preoccupavano le sorti della Gran Bretagna, ancora tremendamente debole.

McWyzer si appoggiava al Pastorale di Scandinavia, avvolto nel suo mantello di Britannia. Scelto come rappresentante delle Chiese del Nord, la cerimonia di investitura fu particolarmente spartana. I Vescovi scandinavi mandarono giusto un prevosto con le insegne pastorali di Scandinavia da consegnare a McWyzer. Non tanto per fiducia in lui, quanto per consapevolezza dell'inutilità del recarsi a Roma per quell'occasione.

I Cardinali del Nord sapevano che gli Italiani avevano già deciso tutto tra di loro attraverso le loro lotte di potere: un modo di ragionare tanto lontano dalle genti del Nord, in cui, forse, solo McWyzer poteva orientarsi. L'Arcivescovo era talmente poco propenso agli studi teologici e liturgici ché inizio a interessarsene. Capì in quell'occasione che questa sua sensibilità era stata la sua ancora di salvezza durante le lotte per la pacificazione della Gran Bretagna.

Chinata la testa, l'Arcivescovo accarezzava gli araldi di Britannia cuciti sul suo mantello; con l'altra mano, stringeva la Croce di St Andrews, mentre continuava a pensare. Il silenzio del suo viso era un misto di preghiera e assenza.

Impartita la benedizione, i Cardinali uscirono, mentre McWyzer tornò per godersi un po' di fresco.

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Di quella volta in cui il vecchio McWyzer consacrò il Duomo di Calais

12/06/10

Quell'anno, l'aristocrazia si ritrovò a Calais per festeggiare i 50 anni della città. In realtà, una mossa segreta sperando di riavvicinarsi con le Fiandre ed evitare una loro alleanza con la Francia. Una cerimonia solenne in occasione del Santissimo Natale era il pretesto per questo ritrovo. Per non insospettire troppo la corte di Francia, il Cardinale metropolita von Braun era rimasto a Londra per celebrare il Natale nell'Abbazia, mentre al vecchio McWyzer sarebbe stato riservato l'onore di celebrare. Il Re, impegnato nella Crociata, sarebbe dovuto rientrare di nascosto per condurre personalmente la trattativa con le Fiandre, lasciando al Feldmaresciallo Dancryng il comando dell'esercito.

La città di Calais era poco più di un molo fortificato, molto fortificato. Commercialmente secondaria, la piccola cittadina di Calais ricopriva un immenso ruolo strategico. Appena arrivato, l'Arcivescovo McWyzer notò molte assenze: se il Feldmaresciallo Dancryng era stato tenuto in Terra Santa, molti nobili mancavano all'appello, a partire dall'ormai anziano Duca di Canterbury che avrebbe desiderato rivedere. Dal suo rifugio in Scozia, il prevosto di Scozia aveva perso i contatti con la Corte e non conosceva molti dei nuovi nobili. Riconobbe soltanto i nemici di un tempo: il Marchese di Worchestershire che da Birmingham condussé la rivolta contro il Re Pietro I e poi i Conti di Norfolk ed Herefordshire, suoi primi alleati.

Nella Sagrestia della piccola Chiesa di Calais, l'Arcivescovo di St Andrews si vestiva con i paramenti sacri del Natale. Fuori, una fitta pioggia gli ricordava la sua terra, mentre alcune assi del soffitto cedevano. Quella piccola Chiesa sarebbe stata elevata al rango di Duomo per festeggiare l'evento. Ritirato nella riflessione della sua preghiera, il rude prelato ricevette il nunzio reale che venne fatto passare nonostante il più stretto riserbo che circondava l'ex Primate prima delle celebrazioni. Curiosamente, il Nunzio annunciò un regalo natalizio del Feldmaresciallo Dancrying, una cotta di maglia robustamente lavorata con le insegne della Scozia. Gradito, il regalo sembrò insolito per la notte di Natale, festa di pace e speranza.

Terminati i Salmi, condotti dal suo Diacono, l'Arcivescovo tornò in Sagrestia per indossare i paramenti della Messa solenne. Il Nunzio gli aveva preparato la nuova cotta di maglia di fianco alla sua mitra ed ai paramenti del nuovo Duomo di Calais, fatti appositamente ricamare per lui dal Cardinale Metropolita von Braun. Abbassò lo sguardo, accarezzò l'anello di St Andrew e chiese al nunzio di mandare un messaggio al Marchese di Worchestershire. Per quella Messa, tutti i soldati avrebbero dovuto partecipare con le loro uniformi ordinarie, quelle di battaglia, perché voleva benedirle prima della celebrazione. Se non avessero fatto in tempo a prepararsi tutti, l'Arcivescovo si sarebbe recato direttamente al campo di marte per una celebrazione all'aperto. McWyzer si preoccupò che la notizia, una volta annunciata al Marchese, fosse di pubblico dominio affinché i soldati l'apprendessero il più in fretta possibile.

Tardando la risposta, l'Arcivescovo vestì gli abiti sacri e, sotto la scrosciante pioggia di Calais, entrò nel Duomo e condusse il corteo solenne fino al campo di marte dov'erano alloggiati i soldati. Arrivò a cavallo, nonostante la pioggia rovinasse i paramenti sacri e la liturgia soffrisse una gravissima rottura della tradizione. Il Re tardava ad arrivare, sarebbe stata quella un'ottima scusa per dargli più tempo; alcuni vecchi preti locali si rifiutarono di seguire qualcuno di così poco ortodosso, ma in poco tempo attorno agli alloggi dei soldati si erano riuniti anche molti abitanti finalmente ammessi alla celebrazione generalmente riservata all'Aristocrazia. Di bianco vestito, l'Arcivescovo venne ricevuto davanti all'accampamento dal Marchese e dagli altri dignitari assai sorpresi di questa sua mossa. Chiese fedeltà ai sacri valori di una volta, prima di annunciare che non voleva escludere nessun britannico dalla sua celebrazione. Il Marchese accettò senza comprendere il senso di questa proposta e la rottura del rito.

A metà della benedizione, prima dell'Eucaristia, l'Arcivescovo disse che era venuto il momento di consacrare il Duomo e che quindi ci si sarebbe dovuti spostare tutti. La scelta creò non pochi disagi per spostare così tanta gente, ma McWyzer disse che sarebbe bastato l'ordine di una marcia militare fino al Duomo per avere uno spostamento rapido. Il Colonnello Albridgshire avrebbe guidato le truppe.

Fu così che l'Arcivescovo portò i soldati al Duomo, dove nel frattempo i Francesi avevano attaccato in un'imboscata. Fu così che l'Arcivescovo di bianco vestito guidò un esercito in quella che divenne la battaglia della Messa di Natale. Fu così, che si scoprì del tradimento del Conte di Norfolk ed i paramenti sacri fatti per l'occasione divennero un'abito da battaglia: il bianco venne sporcato di rosso e l'Arcivescovo apparì improvvisamente giovanissimo e forte, nonostante la barba lunga e bianca.

Il Duomo di Calais venne inaugurato alcune settimane dopo, alla presenza del Re di Britannia e delle Fiandre.

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Nessuno più si ricorda dell'Arcivescovo McWyzer

22/02/10

Il Cardinale Metropolita, l'Arcivescovo McWyzer chiudeva il lungo corteo col suo passo solenne. Là davanti, già ai piedi dell'Altare Maggiore, c'era il Borgomastro di Londra, il Conte Byrdzel, col quale aveva condiviso quegli anni di reggenza durante la guerra di pacificazione. Il Conte era un uomo tanto semplice, quanto caparbio e tenace: il suo aspetto pacioso confermava le sue origini dalla piccola Contea di Avonshire e all'inizio molti erano perplessi riguardo alle sue capacità di reggere la Capitale. Lo stesso Cardinale aveva nutrito qualche dubbio nel profondo del suo cuore, ma non l'aveva mai rivelato. Il Borgomastro aveva retto con pragmatica saggezza la situazione, proteggendo le corporazioni di mercanti che avevano finanziato la vittoria nella guerra.

Il corteo era partito proprio dalla Torre di Londra sotto la guida del Borgomastro. Dopo la benedizione ricevuta presso la Cattedrale, aveva attraversato la città a cavallo recando le insegne reali fino al limite occidentale delle mura dove il Re e gli altri dignitari di corte lo attendevano. Ricongiuntisi in riva al Tamigi, il corteo aveva proseguito in un clima di solenne festosità fino a Westminster. Le insegne reali furono deposte ai piedi dell'Abbazia per la benedizione del Cardinale, mentre tutt'attorno scendeva il silenzio.

Fu l'Ammiraglio Dancryng a raccogliere le insegne reali e, facendosene carico, a portarle dentro all'Abbazia. Un'antica e profonda amicizia legava l'Ammiraglio al Cardinale, amicizia nota ai più. L'Ammiraglio aveva servito fedelmente la corona e, nonostante l'età ormai avanzata, sarebbe rimasto in servizio ancora a lungo. Con ogni probabilità, l'Ammiraglio sarebbe stato promosso al grado di Feldmaresciallo generale di Britannia; il Cardinale non condivideva quella scelta, sebbene l'avesse appoggiata, perché non voleva oberare l'amico di un tale fardello. Uomo d'armi, fedelissimo della Corona, l'Ammiraglio era uno dei pochissimi ammessi nella cerchia privata del Cardinale McWyzer.

Dopo la benedizione, il corteo entrò a Westminster guidato dal Borgomastro e chiuso dal Cardinale. L'Abbazia era ornata a festa con le insegne dei casati presenti e gli araldi delle Corone giunte per l'occasione. Su tutte, la Corona di Russia era presente col suo Principe ereditario ed aveva mandato un cospicuo sostegno. Sperava, in questo modo, di ottenere i favori della Britannia ed assicurarsi un alleato forte nell'Europa del Nord. All'avvenuta unificazione della Corona di Britannia non era seguita la pace. Le altre città non accettarono il predominio di Londra ed il sovrano dovette passare i suoi anni da un assedio all'altro. Birmingham aveva condotto una strenua opposizione, anche grazie al supporto di Manchester e Liverpool. Il Regno appariva ora pacificato, ma stremato da una guerra tra poveri.

Il Borgomastro apriva il corteo, il Cardinale lo chiudeva: l'attenzione era tutta rivolta al Sovrano. Il giovane Re, Pietro I, non era stato praticamente mai nella Capitale impegnato com'era a sedare le rivolte delle città del Nord Ovest. Dopo aver preso la corona che fu di Re Artù, Pietro passò da un assedio all'altro cercando di far sì che alla sua incoronazione seguisse un'effettiva unità del Regno. Il Re era animato da un desiderio di tenacia misto a insofferenza per una guerra che si protraeva da anni: il suo animo focoso e violento in battaglia era accompagnato da una grande saggezza che l'aveva convinto a dedicarsi lui stesso alle campagne militari più impegnative, delegando ai suoi dignitari le funzioni di corte: il Borgomastro Byrdzel si occupò di Londra e delle attività commerciali, l'Ammiraglio Dancryng dei confini esterni, il Cardinale McWyzer aveva agito come sorta di Primo Ministro, dedicato alle province meno rivoltose.

Incedeva con passo lento, solenne. Sapeva che era proibito superare in velocità il passo del Cardinale metropolita. Il Cardinale si appoggiava al Pastorale di Westminster con sacralità in un misto di stanchezza per quegli anni così faticosi e di malsopportazione per l'atmosfera così affollata. Ieratico, il Cardinale fissava con affetto intimo il Re Pietro che andava a cedere la sua corona. Di fianco al Re, il nuovo Sovrano, Magnus I, suo lontano parente da un ramo laterale della casa di Svezia. Entrambi, come tutti, privi di qualsivoglia copricapo: il Re teneva in mano la sua corona, mentre il solo Borgomastro aveva il diritto di tenere il suo elmo, oltre naturalmente al Cardinale.

Mentre il corteo incedeva in un silenzio surreale il Cardinale pensava a suo padre, profugo tra le varie province celtiche, tra Munster e le Highlands. Ripensava al suo piccolo borgo di Cowdenbeath, vicino a Dundee, dove era cresciuto. Il Cardinale era uno scozzese bastardo, di limitata cultura aveva scoperto gli studi relativamente tardi. Ripensava ai primi incontri presso la Diocesi di Belfast dove fu mandato a studiare. In quel momento, ricordava il dialogo che ebbe col Cardinale Marzemino quando si trovava a Roma poco prima di diventare Cardinale: 'arriveranno tempi duri per il tuo popolo'. Facile profezia - pensò allora - ma in quel momento capì perché il cardinale avesse sottolineato più la parola 'tuo' che il resto della frase: ovvio che ci fossero problemi, McWyzer non aveva pensato che avrebbe dovuto seguirlo direttamente lui stesso.

Era un uomo schivo e scarno sin dai lineamenti. Asciutto negli zigomi, svettava naturalmente nell'abbazia per la sua statura. Segnato dalla durezza degli inverni scozzesi, mal sopportava gli agi della corte londinese. Aveva viaggiato molto, sia per accompagnare il Re sia per missioni sue. Aveva retto il regno occupandosi di tutto ciò che non fosse la guerra. Elevato agli onori di Cardinale Metropolita di Westminster dal Re, McWyzer aveva imposto regole dure e rigide. Sebbene non severe, quelle regole furono mal sopportate dopo un'epoca di anarchia e guerre. Uomo saggio, il Cardinale era stimato e rispettato, sebbene poco amato. Il suo fare chiuso e serioso gli faceva acquisire autorevolezza, ma molti insinuavano che fosse incapace di ridere.

Il Corteo attraversò tutta la navata principale e finalmente giunse all'altare. Il rito imponeva che tutti si aprissero al sopraggiungere del Cardinale e che, una volta salito sull'altare, fosse vietato volgergli le spalle. Di bianco vestito, il Cardinale non amava quel colore: si era auto imposto una semplice veste nera, talvolta corredata da una mantella porpora imposta dal suo status: giudicava quell'abbigliamento più consono ai tempi di guerra. Il bianco andava bene solo per le cerimonie più sacre.

Il Re Pietro I aveva ormai raggiunto i 65 anni e stava abdicando in favore di Magnus I. In questo modo si pensava che alla vittoria militare su Birmingham seguisse maggiore stabilità riducendo le ostilità personali tra il Re ed i Signori locali. Il Re era quasi coetaneo del Cardinale, anzi di qualche anno più giovane. Primo fu il Borgomastro di Londra a deporre le Chiavi sull'altare e poi l'Ammiraglio portò le insegne reali. A quel punto, Pietro I consegnò la Corona al Cardinale e si ritirò rispettando rigidamente la regola di non dargli le spalle. La pesante armatura divenne improvvisamente più lucida, leggera, mentre dietro di lui alcuni baroni e duchi si emozionarono.

Il Cardinale accolse quel semplice anello dorato che tante sofferenze aveva portato alla Britannia. La benedesse e la riunì alle sacre insegne di Bretagna. L'Ammiraglio lo guardava. Poco più in là il Duca di Canterbury deglutì fortemente: poco avvezzo alla vita militare, il Duca di Canterbury aveva passato quegli anni a girare le corti dell'Europa cercando assistenza per la Corona o, almeno, evitando che qualcuno se ne approfittasse della debolezza interna. Questa missione si univa per un disamore verso la Britannia dovuta alle sue origini metà linguadociane metà lorene. Il Duca di Canterbury aveva agito come una sorta di Nunzio esterno, godendosi le più agiate corti del Sud Europa.

Il Cardinale, nel ricevere la Corona, sapeva che di lì a poco non sarebbe stato più il Metropolita di Britannia. Per lui era prevista la carica alla Diocesi di St. Andrews, nella sua Scozia, dove avrebbe presieduto anche l'università che lui aveva elevato al rango di primate, al pari di Oxford e Cambridge. Molti malignavano che l'avessa fatto per suo stesso interesse, ma era una mossa per pacificare la provincia scozzese e rompere il monopolio oxoniano che, sempre di più, insinuava Londra. Inoltre, di lì a un anno la diocesi sarebbe diventato prepositurale di Scozia assegnandogli maggiore prestigio. Al Cardinale, tutto questo poco interessava. Viveva la cerimonia come la liberazione da un onere a cui erano corrisposti onori per lui poco interessanti.

Quando Magnus I fu incoronato, quel mondo finiva. Il viso severo del Cardinale era già in viaggio verso la sua terra, un tragitto finalmente più calmo dopo quegli anni di guerre. Il Borgomastro rimase a lungo a Londra godendosi una vita più tranquilla, mentre il Feldmaresciallo Dancryng coglieva spesso occasione per andare a salutarlo. Il Cardinale Prepositurale di Scozia tornò a Londra solo per la nomina del nuovo Cardinale Metropolita di Britannia, l'Arcivescovo von Braun di Ashton. Il nuovo metropolita era un suo discepolo della prima ora, sebbene assai diverso nei modi e nel temperamento.

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