appropriato
15/09/10
"Avevo qualche cosa da dirti, ma s'è perso che qualcosa non c'è", cantava Ferretti. E questa sera mi par appropriato.
Read more...| I'm not noble and I don't believe in it. I think there're past worlds, worlds that have to come and worlds that will never be, hopefully or unlikely, my Duchy is one of these worlds. | Non sono nobile e non credo nell'aristocrazia. Credo ci siano mondi passati, mondi che devono venire e mondi che non saranno mai, per fortuna o purtroppo è così. Il mio Ducato appartiene a questi mondi. |
"Avevo qualche cosa da dirti, ma s'è perso che qualcosa non c'è", cantava Ferretti. E questa sera mi par appropriato.
Read more...La prima reazione è di sconcerto: a Bologna, stanno dalla parte dei padroni!!! Poi ci pensi, forse ha ragione il Rettore: se si passa dalla didattica fatta a gratis dai ricercatori a docenti a contratto esterni, forse al Ministero capiranno quanto questo cambiamento costa e, quindi, quanto vale la didattica che i Ricercatori svolgono.
Spesso, non ci si rende conto del valore di certe cose finché non ci tocca di pagarle: per anni, l'università si è retta su un sistema simile. Il patto era che gli accademici accettavano di farsi pagare una fame in cambio della totale assenza di controlli, di valutazione e di indirizzo dall'alto.
Il Rettore dell'Alma Mater sta, forse, cercando di sovvertire questo sistema con una grande provocazione, contro la Destra capace solo di far tagli e contro i sindacati tesi a tutelare lo status quo.
Il problema è che questo ragionamento è troppo difficile da spiegare in un ambiente in cui la comunicazione non può essere più lunga di un titolo di giornale...
Un tuffo nel mio passato, quello stimolante e glorioso dell'Università quando l'importante "non era aver ragione, ma generare ragione" (cit. da Trix) e ritrovarli ora alle prese col mercato del lavoro. Noto, con amarezza, che pochissimi sono rimasti a Milano. Giusto i pochi ingegneri più bravi capaci di entrare in una multinazionale più o meno buona. Molti dottorandi come me, che non han voluto tagliare il cordone ombelicale con la propria università o che lavorano in campi dove 1000 euro al mese sono un lusso. E poi molto umiliati e sfruttati con stipendi che, non raramente, scendono anche a 300 euro al mese. Vivere a casa dei genitori perché fino ai 30-35 anni non ci si può permettere una casa. Accettare stipendi bassi senza responsabilità, senza stima, senza che si possa essere considerati professionisti adulti.
Al contrario, all'estero si lavora anche molto di più ma per stipendi doppi e in condizioni e ambizioni decisamente diverse. Ho visto compagni d'università dal curriculum al più "mediocre", con responsabilità, stimoli e prospettive serie una volta trasferitisi. Ho visto compagni dal curriculum eccellente ridotti a lavori mediocri senza responsabilità né prospettive. Senza considerare gli stati sociali per cui, in Belgio, puoi pensare di fare un figlio perché lo stato ti aiuta, mentre in Francia veramente ti offre una culla o in Svezia arriverebbe a pagarti pur di farti fare un figlio (e dire che fare un figlio con certe svedesi non dovrebbe essere così difficile, mah...).
La conclusione appare ovvia: una generazione sacrificata, la mia, ma una cosa è leggerlo, una cosa è incontrare volti e facce e mani e gambe e braccia e tette e culi e capelli e sudore e sorrisi e aspirazioni e sogni di chi con te ha condiviso gli anni più belli.
Infine, mi piacerebbe ritornare su quegli anni per capire il peso culturale lasciato da quei momenti di fermento vero e sincero. Dovremmo farlo, amici. Sorprende, invece, il disinteresse e il menefreghismo della generazione dei nostri genitori, clamorosamente incapaci di capire e intervenire su tutto questo.
Il Papero è un papero paperosissimo, un papero da paperare! Paperosamente papero, il Papero è un papero paperoso, sovente paperabile e paperante. Paperando, paperare il Papero è papero paperoso, paperante e paperato. Infine, lasciatevi paperare dal Papero più paperoso che ci sia.
Read more...Evviva le primarie vere, quelle in cui non sei certo del risultato finale. Onida e Pisapia a sfidare Boeri: i vertici PD milanesi al solito incapaci di ascoltare la base e che impongono un candidato che piace solo a loro, senza un percorso collettivo di condivisione ma solo un colpo ad effetto. Onida mi piace, penso che voterò per lui nella consapevolezza che è bravo, ma che non sposterà voti a favore del centrosinistra. Oppure, Pisapia potrebbe essere una sorta di Vendola meneghino, in fondo a me piace: bravo, radicale e esperto.
Sì, ci vogliono primarie così, nella speranza che il PD, nei piani alti milanesi, non uccidi tutto per paura di perdere il candidato amico dei palazzinari: viva le primarie vere!
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