de complicitate

23/09/08

Dimani n' scriverò me'lio et aliae cose, or mi rimbalza 'l titol di quel film che in realtà mai ho visto, che non ne ricordo manco la trama, né tant'meno credo ch'io vorrja vederlo. Volevo soltanto dormirle addosso. Un roman'ico pensier che reclama l'Innocienthìa dinnantzi at certe malithìe, fraintendimenti che rischian d' rhovinar semplici bellethze. Malinconia, un pizz'co di rammarico pe' 'n esser riusciti a farsi comprendere, ché poi, 'n fondo, n'è successo gnente d' veramenti gravjo. Si tratta più ch'altro d'un amaro in la bocca, esto lascìa quella cosa che non tornerà. Complicità perduta da malithie, fraintendimenti n'n voluti, od forse semplicemente il Caso et lo Tempo che fanno il loro inesorabil mestiere. Ché non si pensi né all'amor né ad altro peccamine, ma d'una complicitate più semplice et sinthia malithia ninguna.

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curiosi rumori mediatici

20/09/08

Curioso effetto mediatico per cui Catania è su tutti i giornali per la crisi finanziaria del Comune, quando il Comune italiano finanziariamente messo peggio non è certo il capoluogo etneo.
Il principio "libertà = zero tasse" (come se la libertà fosse un prezzo da -non- pagare) sta mandando in bancarotta niente po' po' di meno che il Comune di Milano, il più indebitato d'Italia, vittima di banche fraudolente o, più probabilmente, di un comportamento spregiudicato e collusivo di una certa Amministrazione che non vuole neanche riconoscere la sfascio in cui si ritrova.
Oltretutto, ora per fare l'EXPO il Comune di Milano si dovrà indebitare ancora, peccato che si sia già sotto ricorso della Corte dei Conti.
Intanto, una crisi politica travolge Morattila che in 6 mesi ha bruciato 3 assessorati pesanti (Sanità, Cultura, Attività produttive). In altri paesi sarebbe una bufera, in Italia è un trafiletto sulle pagine locali.

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al volo

19/09/08

Tornerò a parlare di aeroplani, ma intanto non capisco lo scalpore legato ad Alitalia. C'è una trattativa la quale implicitamente impone che si possa NON raggiungere un accordo. Se il "sì" fosse alla fine comunque sicuro, che razza di trattativa sarebbe???
Il giudizio sulla storia non conta, è una questione metodologica: se c'è una trattativa, bisogna mettere in conto che si possa non arrivare all'accordo. Punto e basta.

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alberghi

18/09/08

Amo il minimalismo delle camere d'albergo, il loro saper ridurre al minimo le funzioni necessarie pur senza intaccare il senso di accoglienza mi affascina. Un surrogato della Casa dove si capisce che non sono le funzioni quello che fanno la differenza, quanto il senso di accoglienza.

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Più che ideologia era opportunismo: una storia di miopia istituzionale

A cavallo del 2000 imperava un approccio culturale detto iper-liberista. Teorizzato dagli economisti, quel Liberismo spinto era solo parzialmente contenuto dalla Politica di Bill Clinton con un risultato assai interessante che ha determinato una sostanziale crescita nel benessere mondiale. Quel liberismo ora feroce, ora mitigato da Clinton ha portato forti profitti ai già ricchi, ma ha anche avviato processi di sviluppo in certi paesi (ma non altri) facendo aleggiare un clima di generale fiducia.

Dall'entusiasmo, ci si è fatti prendere la mano e si è virato su G. W. Bush, spingendo nella direzione liberista: fuori lo stato, mercato mercato mercato. Ovunque, da tutte le parti, sempre e comunque, a qualunque costo. Qualche attrito con qualche No Global che è stato presto isolato dopo i fatti di Genova.

Piccolo problema: quell'ultra-liberismo però non ha funzionato, l'assenza di regole non è mercato e oggi la Fed deve intervenire a salvare colossi ritenuti incrollabili. Una funzione statalista in evidente e stridente contrasto con quell'iper-liberismo di cui dicevo prima. Il Bush che sostituì Clinton non avrebbe mai tollerato questo, oggi lo ritiene necessario.

Ma il mercato non funziona senza regole, il WTO lavora ad abbattere le barriere internazionali ritenendo così di liberare forze economiche. Peccato che, sin dalla nascita delle prime teorie economiche, si capì che le regole servono altrimenti il mercato crolla. L'ha capito l'Unione Europea che non ha abbattuto le barriere, ma ha costruito un mercato comune con uno sforzo di istituzionalizzazione oneroso quanto responsabile (non senza difetti ed errori, anche gravi, ma su un percorso significativamente diverso). Al contrario, quel liberismo estremista e irresponsabile è oggi imploso: la crisi dei mutui USA richiede oggi una statalizzazione per cui si paga tanto il fatto che ieri non si sia investito in istituzioni di mercato. Ieri si è risparmiato sulla creazione dell'istituzione "mercato" per avere un profitto immediato, ma oggi si paga un conto ben più salato. Rinunciando al coordinamento su lungo periodo per massimizzare i profitti di breve periodo alla lunga si paga un conto ben più salato.

Questa tesi qui esposta non è mia, ci sono fior fior di premi Nobel (tra l'altro anche economisti USA) che hanno dimostrato queste cose. Tant'è...

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