della poesia

01/11/07

Alcuni giorni fa, una cara amica m'ha ricordato il post con cui chiusi il vecchio blog e stanotte non ho voglia di andare a nanna.

E' da un po' di tempo, un "un po'" che non saprei quantificare, che mi rimbalza in testa il concetto per cui non mi fido della poesia, non mi fido in particolare di chi legge poesia.
Se sono rimasto affascinato da chi coglie il senso delle cose (termine quantomai generico e generale), da alcuni maestri, e da alcune poesie, resto genericamente diffidente con tutto ciò che sia poetico. Sebbene mi piaccia cogliere dimensioni altre nella percezione della realtà, diffido da chi lo fa in maniera ricercata e, peggio, la sbatte in versi.
E' vero che "parlare è fidarsi e catarsi", ma una poesia finisce per essere indipendente dall'autore e, più di altre, reificarsi moltiplicando percezioni, fraintendimenti o, peggio, ricerca di significati inappropriati, strumentalizzabili. La Poesia, non come genere letterario ma come approccio espressivo, passa dall'essere un'istantenea di una percezione ad una reificazione percepibile. Io - oggi - diffido da questo passaggio, probabilmente perché non lo comprendo.
Amo i frammenti di Ungaretti, gli aforismi di Pessoa e le atmosfere di Baudelaire. Amo la perfezione di Petrarca e Leopardi ed il manierismo di Tasso (a mio avviso, sono gli unici tre poeti assolutamente perfetti della letteratura italiana, eguagliabili ma mai superati ed assolutamente insuperabili). Mi diverte molto il Futurismo, mi incanta il narrativismo di Guccini.

Rimasi assai incuriosito da una (bellissima) ragazza che mi disse che era assonnata perché la notte prima era rimasta fino alle 3 a leggere poesie in francese.

Mi chiesero se preferivo essere un infelice poeta immortale o trovare l'amore effimero. Domanda assai stupida da una professoressa che dimostrò una volta in più il suo pessimo livello. Forse, in fondo, rimpiango i tempi del Liceo (rigorosamente scientifico) dove comunque potevo confrontarmi con la letteratura, con queste tematiche così lontane da quelle di cui mi occupo ora.
Diffido della Poesia, non degli Aforismi. Diffido di chi la legge, di chi vi confida troppo. Mi sono convinto che "Poeta" sia un'attitudine personale e non possa essere un mestiere, mai in nessun caso. Mi chiedo se questa mia diffidenza sia giustificata e, per assurdo, se non sia stata proprio la poesia a insegnarmi questa diffidenza.

La Poesia insegna che non c'è sempre una tesi da sostenere.

2 commenti:

Anonimo 3 novembre 2007 09:16  

secondo me

quelli che dicono di leggere poesie
che fanno pesare questa loro attivita', sono personaggi che se la tirano, non ci sono storie.

la lettura vale come lettura qualsiasi cosa sia, cambiano i tempi che nel romanzo sono piu' rapidi e nella poesia piu' lenti. si legge una poesia pervolta.

ma la poesia e' intimista sia per lo scrittore che per il lettore.

spezie.ilcannocchiale.it

anna 18 dicembre 2007 18:19  

mannaggiaggia nico, ogni volta che inciampo in queste righe (quando non sono ispirata e non so cosa fare per nicolin consulto il tuo blog) mi prudono le orecchie e ti tirei un bel cartone in un occhio (sono per la non violenza, è un modo di dire), soprattutto quando dici che non ti fidi della poesia. Come sai ti avevo scritto una bella arringa (con due erre) per "apologia sovversiva e istigazione" che poi puf si è cancellata (non essendo io la regina della tecnologia, bensì della Poesia).
Non starò qui a riassumere.
viva il mestiere del poeta!
viva il mestiere di vivere!
Alla domanda stupida risponderei che preferisco l'amore effimero, (e chi non lo preferisce?), ma forse il mio destino si avvicina di più al poeta infelice, non so ancora se immortale ...:)
a.

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