sbagliare è umano, errare è ...

05/11/07

La Storia, in particolare quella recente, è per l'Italia tema (quasi) quotidiano anche di scontro politico. Abito in una città dove ho una Sindaca pessima che rilancia una questione aberrante di cui ho già avuto modo di parlare.

L'errore è nello scegliere i padri di questa nostra patria, i padri comuni che hanno incarnato i valori su cui noi vogliamo fondare il nostro viver comune. I Repubblichini sono coloro che, prima, abbatterono la pur debole democrazia monarchica fondando il Fascismo che è costitutivamente anti-democratico. Questo punto è necessario da tenere sempre in mente, Mussolini riteneva la Democrazia un'inutile perdita di tempo, non il cardine del vivere civile. Poi, con un'ideologia basata sulla violenza, i Fascisti trascinarono un paese impreparato in una guerra devastante.

L'ho detto e lo ripeto: io NON voglio tra i padri della MIA patria gente che tradì il Re e che era costitutivamente contrario alla Democrazia.

Non è riconciliazione quella che sostiene la Moratti, è un attacco ai valori fondanti della Democrazia, un attacco sostenuto da una precisa parte politica che la sostiene. Trovo aberrante che i presunti cattolici che la sostengono non si inalberino di fronte a questa bestemmia civile. E, come dice Ferretti, non si pensi che la Resistenza Partigiana abbia assolto le colpe nazionali del Fascismo, le ha solo attenuate, come un ladro che, avendo rubato 100, restituisce 30.

Chiudo dicendo che il Cardinale ha giustamente ricordato un principio: il giudizio su quegli uomini spetta solo a Dio, il quale solo conosce i loro cuori. La Pietà cristiana, riconosciuto dall'averli sepolti in terra consacrata, non si confonda col senso storico-sociale di chi vuole riabilitare quei valori (violenza e negazione della democrazia) e metterli tra i principi fondanti del nostro viver comune.

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- senza parole -

Gasterbeiter (Roy Paci & Aretuska)

Son ritornati quei tempi
gli stessi di quasi cent'anni fa
noi eravamo emigranti
la Germania ci offrì ospitalità
per far campare quei figli
fatti di sangue e di umanità
ora noi siam testimoni di quella forte verità

Ci chiamavano gastarbeiter
eravamo noi i gastarbeiter
ci chiamavano gastarbeiter
eravamo noi i gastarbeiter

Ci confrontiam coi fratelli
venuti in Italia per lavorar
i fatti sono sempre quelli:
serve solidarietà
adesso c'è chi non ricorda
chi la tolleranza non sa cos'è
ma Arabi, Indiani e Africani
sono proprio come te!

Ci chiamavano gastarbeiter
eravamo noi i gastarbeiter
ci chiamavano gastarbeiter
eravamo noi i gastarbeiter

Resta così semplice pensare
che ogni cosa c'ha bisogno
di un ricordo elementare
che non ha regole né considerazione
se il pensiero è il movimento
fino a dove c'è emozione e allora
gastarbeiter
gastarbeiter

Ci chiamavano gastarbeiter
eravamo noi i gastarbeiter
ci chiamavano gastarbeiter
eravamo noi i gastarbeiter (x2)

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about embassies and prejuges

03/11/07

Once I said ironically that Italy'd to remove his Embassy from Madrid: we don't need it!
We're the same people: of course, we're a Republic, they're a Kingdom, but the people who lives has the same habits, the same happiness, the same mistakes. Anyone with his specificity because the Geography is a fate. We'd to keep just a Consulate for the bureaucratic reasons. It's a joke, but with something deeper.

I've a prejuge, as everyone has. I've more than one prejuge, as everyone has.
I like Polish people, I think Italians has a strong debt and, probably, some credits with them. Woytila and Walesa are Italians for "something" which I can't define. Polish people has strange name, we can't speak its, but I developed a positive prejuges about them. When I lived in Grenoble I learn't it, but also after a lot of them confimed mine prejuge.

I've wrote it because I've known more than 2 or 3 people from these countries. If everyone represents his country, you need much more than 2 or 3 people to be enable to understand them (or, better, to start to do it). You need to know some friends and some "non-friends" to understand it.

At the end, this one is just a little idea, not so dangerous if I keep it.

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Pregare come un mercante

02/11/07

Bisognerebbe imparare a pregare il Signore Dio nostro come fossimo dei Mercanti.
Mestiere antico, i Mercanti timorosi di Dio sanno che il loro mestiere è quantomai delicato. Non Carità, ma neanche Strozzinaggio ed in questo equilibrio sta la tensione Etica dell'Uomo che ricerca la giusta via o, meglio, la Via della Giustizia.
I Mercanti vivono la facile tentazione di fregare il Prossimo vendendo merce avariata o truccando la bilancia od il metro; essendo un mestiere, i Mercanti non possono fare la Carità ché se lo facessero non sarebbero più Mercanti, ma altro.
Il cuore puro del Mercante è quindi assai difficile, è tutta la tensione del giusto prezzo per la merce, del giusto servizio nella vendita e nel giusto rendiconto a chi l'ha prodotta senza rifilare inganni al compratore, il quale a sua volta è Mercante e deve portare grande rispetto per chi vende.

Il dubbio del Mercante di aver fatto il giusto prezzo è tutto il dubbio dell'Uomo che, di fronte a Dio, si chiede se ha fatto la cosa giusta. Ai Mercanti difficilmente appartengono le categorie dell'Eroe e del Santo e la Carità cristiana appare un concetto quantomai difficile. In questa grande e difficile sfida sta la ricerca della Giustizia in Terra.

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della poesia

01/11/07

Alcuni giorni fa, una cara amica m'ha ricordato il post con cui chiusi il vecchio blog e stanotte non ho voglia di andare a nanna.

E' da un po' di tempo, un "un po'" che non saprei quantificare, che mi rimbalza in testa il concetto per cui non mi fido della poesia, non mi fido in particolare di chi legge poesia.
Se sono rimasto affascinato da chi coglie il senso delle cose (termine quantomai generico e generale), da alcuni maestri, e da alcune poesie, resto genericamente diffidente con tutto ciò che sia poetico. Sebbene mi piaccia cogliere dimensioni altre nella percezione della realtà, diffido da chi lo fa in maniera ricercata e, peggio, la sbatte in versi.
E' vero che "parlare è fidarsi e catarsi", ma una poesia finisce per essere indipendente dall'autore e, più di altre, reificarsi moltiplicando percezioni, fraintendimenti o, peggio, ricerca di significati inappropriati, strumentalizzabili. La Poesia, non come genere letterario ma come approccio espressivo, passa dall'essere un'istantenea di una percezione ad una reificazione percepibile. Io - oggi - diffido da questo passaggio, probabilmente perché non lo comprendo.
Amo i frammenti di Ungaretti, gli aforismi di Pessoa e le atmosfere di Baudelaire. Amo la perfezione di Petrarca e Leopardi ed il manierismo di Tasso (a mio avviso, sono gli unici tre poeti assolutamente perfetti della letteratura italiana, eguagliabili ma mai superati ed assolutamente insuperabili). Mi diverte molto il Futurismo, mi incanta il narrativismo di Guccini.

Rimasi assai incuriosito da una (bellissima) ragazza che mi disse che era assonnata perché la notte prima era rimasta fino alle 3 a leggere poesie in francese.

Mi chiesero se preferivo essere un infelice poeta immortale o trovare l'amore effimero. Domanda assai stupida da una professoressa che dimostrò una volta in più il suo pessimo livello. Forse, in fondo, rimpiango i tempi del Liceo (rigorosamente scientifico) dove comunque potevo confrontarmi con la letteratura, con queste tematiche così lontane da quelle di cui mi occupo ora.
Diffido della Poesia, non degli Aforismi. Diffido di chi la legge, di chi vi confida troppo. Mi sono convinto che "Poeta" sia un'attitudine personale e non possa essere un mestiere, mai in nessun caso. Mi chiedo se questa mia diffidenza sia giustificata e, per assurdo, se non sia stata proprio la poesia a insegnarmi questa diffidenza.

La Poesia insegna che non c'è sempre una tesi da sostenere.

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