passocarraio

31/12/08

Sono ripassato per quel passocarraio dove, dopo averla accompagnata, aspettavo il suo messaggino, quello giusto, quello decisivo della "giusta" buonanotte. Quel passocarraio dov'ero rimasto nela macchina fredda e buia e dove, invece, il messaggino arrivò ma non era quell giusto.
Mesto, ripartii verso casa.

Storie passate, col senno di poi il risultato non è stato negativo, anzi. Riguardavo quel piccolo scivolo urbano col portone maestoso dinnanzi, niente di particolare: la circonvallazione milanese. E poi ritrovarsi a bere una birra come niente fosse, anzi giustamente più forti dall'anno passato. E allora, si vada avanti così, senza rimpianti.

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dell'immigrazione

Di questo tema so obiettivamente poco, oltre al fatto che c'è e che è sempre di più. Quello che però ho capito e vorrei diffondere è che la categoria "immigrati" è ormai eccessivamente vaga, piaccia o no il fenomeno ha assunto dimensioni e sfaccettature tali per cui dire "immigrati" significa cose troppo diverse tra loro. E' un termine talmente vago da essere abbastanza insignificante a fronte di un fenomeno diversissimo, complicato e complesso, articolato e differenziato a livello difficili da ridurre alla sola categoria "immigrazione".
Se si iniziasse ad avere la consapevolezza che il fenomeno è così complesso e che non lo si può trattare come un tutt'uno, sono convinto che si farebbe un significativo passo avanti. Tutti.

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[senza titolo]

28/12/08

Su 'nu picculo fragmento chino sto a lavorarlolo nell'ifreddo inbierno, qui nega la joia della gnieve.

Ripienso alla mia Bicocca del tempo bello; ripienso al ponte ch'io attraversìa sovente, al viento et alla nuvola che errabonda mi accompagnìa in terra altra, altera, anglìa.

Gusto l'aroma del dopo-pasto et la tranquillitate del Domino dìa. Volgo il mio pensier alla terra del sole saliente, at le sue istrade strette et perigrose; volgo il pensier alla cittade de' due fiumi, at le sue luci et lo suo santuario et lo re qui regna sur la piazza de'la Bella Corte.

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Natale '08

24/12/08

Questo Natale di preghiera lo dedico a tutti i Migranti, perché se oggi è facile essere Milanesi a Londra, pensi a com'era cent'anni fa, a chi si spingeva a New York, Buenos Aires, Bruxelles e giù a Sidney e Auckland.

Penso a Noi popolo di Migranti per secoli che oggi fatichiamo ad accettare gli immigrati, quell'incapacità di dialogo con i nuovi arrivati che colpisce quella stessa gente che ieri, invece, accoglieva a Milano i popoli di quello che allora era Terzo Mondo, a quei popoli che ieri si chiamavano Veneti, Calabresi, Siciliani, Pugliesi e che oggi sono Albanesi, Curdi, Ucraini, Rumeni e popoli dell'Africa sub-Sahariana fino all'Ecuador ed allo Sri Lanka. In questo Natale, confido nella buona stella che salvi la Patria dei migranti da quel fascio-leghismo razzista strisciante percheé il Natale, nel suo senso Cristiano vero, non di identità razziale, è per tutti, è universale, è catholicos.

In quest'ottica, la figura che più mi affascina è quella di San Giuseppe, che accolse Maria gravida senza ripudiarla, accettanto la Volontà del Signore al di là delle maldicenze che si possono facilmente immaginare. Uomo buono, Giuseppe migrò per registrare la sua famiglia al censimento imperiale, accettò il figlio non suo, allevandolo a bottega come un buon padre ed accettandone la volontà. San Giuseppe è, forse, una figura tanto centrale quanto marginale nel Cristianesimo. Uomo buono anche in questo.

E quindi che questo Natale sia per i migranti, che la geografia è destino e abbandonare la propria terra non è mai facile, tornarvi ancora meno. Il Cardinale richiama la centralità del Dialogo, difficile prezioso lungo faticoso. Il Dialogo è la base della convivenza, la chiave di volta per cui la Geografia non diventa condanna, ma opportunità.

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il mio posto è (di) là

20/12/08

Alcuni segnali del rientro fanno capire qual è la direzione giusta da prendere.

Primo, torni e controlli se nella lunga assenza ti è arrivata posta, ma il dubbio è presto risolto perché ora non hai più manco la casella di posta: l'etichetta col tuo nome è stata strappata. Poi, i tuoi capi e colleghi ti accolgono a braccia aperte dicendo "bene che sei tornato, così ci dai una mano a far insediare la nuova collega nel tuo vecchio ufficio". Prima ci rimani un po' disorientato, poi vedi che la nuova collega si trova perfettamente a suo agio nella tua (ormai ex) scrivania. Infine, torni e finalmente rivedi quelle persone che a lungo hai sentito via Messenger, ti avevano pure chiamato prima per essere sicuri che ci fossi. E poi pare che senza la finestrella fatichino a riconoscerti.

Se tre indizi fanno una prova, allora forse meglio andarsene di là, cordialmente e senza polemica. Un di là dove sorridi ogni volta che ricevi una lettera nella tua casella (sperando che non sia né pubblicità né la banca...) o almeno una mail che abbia il .it alla fine, dove sei sorpreso di avere una camera accogliente dove poter dormire ogni sera in terra straniera e risvegliarti imparando a riconoscere la luce dalla finestra e dove ogni persona é un potenziale nuovo contatto con cui ridere o eventualmente non vedersi mai più.

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