Una storia vera
25/08/10
Una ragazza chiede al suo giornalaio:
- "Ha internazionale?".
- "No, mi spiace, non ce l'ho".
- "Beh, allora mi dia Topolino".
[Grazie Vi'!]
| I'm not noble and I don't believe in it. I think there're past worlds, worlds that have to come and worlds that will never be, hopefully or unlikely, my Duchy is one of these worlds. | Non sono nobile e non credo nell'aristocrazia. Credo ci siano mondi passati, mondi che devono venire e mondi che non saranno mai, per fortuna o purtroppo è così. Il mio Ducato appartiene a questi mondi. |
Una ragazza chiede al suo giornalaio:
- "Ha internazionale?".
- "No, mi spiace, non ce l'ho".
- "Beh, allora mi dia Topolino".
[Grazie Vi'!]
Tornato, trovo notizie pessime sull'economia mondiale. Un'altra crisi si avvicina e, questa volta, i governi non avranno fondi per intervenire. La questione è che la crisi precedente non è stata affrontata nelle sue cause, ma solo alcuni tamponi sui suoi effetti. Un'altra crisi dopo quella del 2007/08 sarebbe a dir poco catastrofica, urge intervenire con regolazioni ancora più strette sulle banche, a costo di ritardare ulteriormente la ripresa. La ripresa non deve cercare un effimero segno più che rilanci questo ciclo economico, ma serve un cambio strutturale che, per esempio, limiti le speculazioni finanziarie delle agenzie di rating o l'eccessiva volatilità delle scatole cinesi che spostano capitali non sempre esistenti. Cautela nel leggere le cifre di breve periodo, coraggio in una riforma strutturale e istituzionale di lungo periodo.
Read more...Questo giro, mi troverete a vagare tra Scilla e Cariddi.
Read more...Spesso, passando per Bologna, mi fermo in stazione in quella sala d'attesa. Guardo il muro, il vetro nella crepa a coprire quel buco, a preservare il caldo quando vi si passa d'inverno ché la stazione ancora funziona, cuore meccanico dell'Italia e del suo stivale.
Cammino su quel binario uno da cui spesso parte il treno per la mia Milano. Fuori il piazzale e talvolta sento riecheggiare le urla di quella mattina. Poco importa che sia accaduto prim'ancora ch'io nascessi. Quando si capisce il senso di quel che accadde, un fremito dovrebbe correre la schiena di ogni Cittadino Italiano.
Bologna, ombelico di tutto. Bellissima Bologna, tette grandi e fisico di conseguenza mentre corre in bicicletta. Bella, capelli neri lisci mentre si lancia verso Piazza Santo Stefano, i viali e le colline. Bologna, prima università della storia. Bologna è un mito, l'utopia di una condizione bellissima. Bologna è la capitale della libertà, sia essa di pensiero, di cultura, di idee. L'industria a Milano, il potere a Roma: Bologna libera e bella nelle sue grandi tette che rimbalzano su un tombino mentre la bici prosegue oltre.
Lo ammetto, amo Bologna, le sue vie, i suoi colori, la sua atmosfera. Ammetto anche che, di tutte le Bolognesi che ho conosciuto, di tutte valeva la pena d'innamorarsi. E una volta è pur successo, anche questo devo ammetterlo. Ma non è un amor romantico parigino, Bologna non è la sublimazione dell'amore. Bologna è il primo amore adulto, non il primo bacio ma la prima volta che le tocchi il seno perché, come detto, Bologna ha le tette grosse.
Bologna, mito frainteso, mitizzato, ideologizzato. Oggi Bologna sopravvive a se stessa, ma è già pronta a riprendere slancio non appena quest'Italia passerà. Bologna è una donna di cui si guardan solo le tette, ossessionati come sono gli Italiani dal sesso. Dimenticano che Bologna è la libertà di una bici che corre, di sedersi in Piazza Santo Stefano, di avere una cattedrale mai finita perché troppo grande. Bologna è una ragazza per cui è "giusto", è "doveroso innamorarsi perché le bolognesi sono tutte donne d'una bellezza che disseta l'anima.
Sì, lo ammetto, io amo Bologna, anche se già so che questo racconto sarà frainteso. Ma in fondo è così anche Bologna, sospesa tra Emilia e Romagna, tra pianura e collina, tra libertà e obbedienza al partito. Sì, lo ripeto, io amo Bologna.
L'Italia era, negli anni '70, la frontiera della Guerra Fredda. Paese politicamente debole, economicamente sostenuto dagli USA, tecnologicamente e industrialmente arretrato, avevamo avuto lo sviluppo grazie all'alleato a stelle e striscie interessato a mantenere la frontiera. L'Italia aveva scelto di stare da quella parte, ma era pur sempre una frontiera, era pur sempre un paese di forti contraddizioni socio-geografiche, di criminalità organizzata e corruzione.
Io credo che la Strage di Bologna sia stata fatta dai neo-fascisti su mandato della P2 e dei servizi deviati dello Stato. L'obiettivo era quello di mantenere uno stato di tensione e allarme per rafforzare l'autorità e il controllo. Credo che gli USA abbiano dato il beneplacito a questa strategia, con la condizione di non esserne direttamente coinvolti: è una strategia simile che usavano con le dittature sudamericane.
Io credo che gli 85 morti di Bologna siano il prezzo pagato perché "alcuni" restassero a capo dello Stato, perché non ci fossero dubbi sul fatto che ci fosse bisogno di loro, perché loro potessero acquisire maggiore potere. Credo che quelle persone siano morte come tante altre nella stessa strategia. Dove la strategia non è un piano, non sono azioni deterministicamente pilotate a priori, ma una serie di mosse con un certo fine: non è il determinismo degli scacchi, ma l'incertezza di una partita di calcio.
Io credo che 30 anni dopo si debba ricordare che ci sono state persone che hanno ucciso 85 italiani per poter mantenere il loro potere. Ricordare che per quelle persone quello è stato un prezzo giusto. Io credo ci sia un collegamento con le stragi degli anni '90, la stessa strategia anche se persone diverse.
Io credo che Cossiga dica un mucchio di cazzate e non ho alcun rispetto per il Presidente emerito. Credo che Cossiga sia stato il referente politico degli USA per questa strategia di tensione. Lui ha mandato i carri armati a Bologna, lui ha coperto i servizi segreti, lui depista le indagini. E lui non ha mai agito da solo. Se si pensa a cosa teorizzava la P2, tutto quel progetto assume una coerenza lapalissiana e inquietante.
Io credo che dopo 30 anni, lo Stato dovrebbe svelare i documenti che ha segretato e, se ci sono dei colpevoli che dello Stato furono architrave, bene li si processi perché lo Stato è dei cittadini, non di chi ci lavora.
Pregare perché il buon Dio sollevi il dolore per quelle morti, non mi basta. Il buon Dio ci mette alla prova perché Noi si assuma la responsabilità delle nostre azioni, come collettività umana italiana. In questo, dobbiamo agire senza interventi divini perché altrimenti sarebbe tutto fuori di Noi: è una questione tutta italiana.
Io credo che sarebbe meglio portare alla luce questa Verità, per tutti. Meglio anche per i colpevoli.
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