certa sete

16/06/11

Qualche sera fa avevo sete e mi son versato un bicchier d'acqua.
Avendo ancora sete, me ne stavo versando un altro bicchiere, quando mi sono accorto che non avevo bevuto il primo.
La scena s'è ripetuta tre o quattro volte finché mi son deciso a bere quel bicchier d'acqua finché non mi son deciso a berlo..

Ora, non capisco perché mi versassi il bicchier d'acqua e non lo bevessi nonostante la sete, eppure è successo.

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4 convinzioni

13/06/11

L'esito del Referenda dice chiaramente che Berlusconi è, ormai, declinante. Le realtà organizzate capaci di promuovere temi ampiamente comprensibili (il nucleare si capisce, la servità coatta di elettrodotto no) hanno imparato ha raccogliere l'attenzione a fronte di un elettorato narcotizzato dall'impero mediatico di Berlusconi, ma sfiancato da una crisi che anche se non la fai vedere ti azzanna al collo.

L'esito del Referenda dice chiaramente che Bersani dovrebbe dimettersi dopo la clamorosa giravolta su nucleare e acqua, dopo aver osteggiato i referenda ora si dichiara vincitore rendendosi ridicolo di fronte a chiunque abbia memoria delle sue posizioni. Se ci fosse stato Veltroni o Franceschini avrebbero già invocato le dimissioni.

L'esito di queste votazioni (referenda+amministrative) mi convince dell'idea che una nuova forma di organizzazione politica stia emergendo. Vendola ne è il simbolo: un ottimo testimonial, capace di "narrare" la realtà e un progetto politico come un grande leader che, però, è in realtà vuoto di contenuti. Qual è la politica economica di Vendola? Quella istituzionale? Non avendo i contenuti (per scelta o per incapacità), Vendola li prende da un processo di partecipazione che alimenta un portavoce più che un capo. E' una nuova forma di partito che diventa piattaforma e riferimento di posizioni, un partito non come soggetto sociale, ma come luogo pubblico il cui interesse è far emergere idee di altri, non le sue. Pisapia ha vinto perché ha usato questo metodo in cui crede; De Magistris ha vinto perché voleva fare piazza pulita senza aver granché da proporre se non il ricambio. Ma vinsero così anche Formentini e Castellani 15-20 anni fa. La sfida è ora di metabolizzare questo metodo e crederci e, su questo, solo Vendola mi par crederci, anche se è troppo prematuro.

Ultima convinzione: questi referenda erano complicati, soprattutto i due sull'acqua. Le implicazioni del voto, nel merito, saranno complicate da capire. Vedremo.

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a rischio di gravissimi errori istituzionali

Nel meccanismo di funzionamento delle istituzioni, la Chiesa rischia di fare un errore gravissimo: nominare un cardinale di CL a Milano significherebbe annullare l'ultima autorevole voce progressista nel panorama cattolico italiano che è tradizionalmente quella del Cardinale di Milano e condannare, probabilmente in via definitiva, la Chiesa italiana a posizioni conservatrici e tendenzialmente chiuse e reazionarie.

Al contrario, un'istituzione funziona quando riesce a mantenere al suo interno anche voci diverse da quelle della maggioranza, e questo vale non solo per la Chiesa. Se chi guida un'istituzione non si preoccupa che anche chi dissente dalla sua posizione sia rappresentato, quell'istituzione si svilisce al rango di organizzazione. Al contrario, un'istituzione è tale quando vi si riconosce anche chi magari non si sente rappresentato al 100% da chi la guida e riconosce in lui un capo legittimo. Se Scola diventasse Cardinale di Milano, i progressisti aperti e modernisti non sarebbero più rappresentati nel panorama ecclesiastico italiano, mentre festeggerebbero i CLini ormai liberi di spadroneggiare anche nella loro città.

Si faccia attenzione a livello pastorale perché da quando c'è Ratzinger e la Curia Vaticana s'è riempita di gente di Opus Dei e CL, dalla Chiesa si rinforza chi già c'è, ma si perde tutta la fascia moderna, progressita, così come quella di chi ha stima della Chiesa senza esser credente. Si perde la spinta rinnovatrice della Chiesa, per rafforzare quella conservatrice, si perde la possibilità di allargare la missione della Chiesa pur di rafforzare solo chi già ne fa parte.

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brevi appunto referendario

10/06/11

Io voterò e voterò "sì" ai referenda nazionali e milanesi, ma non è questo di cui mi preme scrivere. Il meccanismo non funziona perché il fronte del "no" è costituito da chi è contrario e da chi si disinteressa: questo impone la necessità di riformare l'istituto referendario (qui una proposta interessante).
Io voterò sì, anche se i quesiti sono come sempre assurdamente complicati e difficili da spiegare, soprattutto sull'acqua, ma il discorso politico retrostante mi pare talmente chiaro da sciogliere ogni dubbio.
Vedremo, ho poca fiducia sul raggiungimento del quorum, ma la storia di questi referenda sono sicuramente l'ennesima dimostrazione di quanto mal ridotte siano le istituzioni repubblicane italiane.

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e poi, a un certo punto...

06/06/11

A un cerot punto si deve dire: mah, proviamoci!
Più dubbi che certezze in questo tempo che continua a essere un tempo di mezzo, vivendo in pieno il senso di una generazione precaria. Precaria nel lavoro al di là di impegni per stabilizzare e sviluppare personalità, sentimenti, idee, identità. Precarietà precaria di luoghi e investimenti che, chissà, un giorno dovranno pur portare a qualcosa, quantomeno a una destinazione ché pare che la nostra generazione sia stata sacrificata.
E nessuna primavera pare arrivare per i giovani europei dove gli indignados spagnoli sono isolati, i greci si arrabattano senza umiltà e gli italiani appena appena muovono qualche passo. Al nord, dicono, si stia meglio, ma la gente non pare esser granché ottimista. Forse la Turchia o, più in là, la mastodontica India o l'allegro e contraddittorio Brasile. Una geografia che riscrive le opportunità mentre qui, in una piccola stanza poco lontano dal centro del mondo, si decide che val la pena provarci, tanto ormai...

A differenza di altre, la mia generazione non ha perso. La mia generazione è stata sacrificata preventivamente. E questo è quel punto in cui la loro miopia non arrivava. Al fine, saremo classe dirigente temprata, ma solo alla fine. Se ci arriveremo.

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