Non credo nella distinzione cattolici-non, credenti-non, mentre quella laici-consacrati ha valore solo organizzativo.
Credo che la Fede e la religione non possano essere altro che gioia, piacere, divertimento, soddisfazione. Ma di quella profonda, vera, intima, che non lascia adito a dubbi. E' come distinguere il vino che ti sbronza da quello che assapori saggiamente riconoscendo il grande dono della Terra, del sole che ha fatto crescere ig ermogli, degli operai che hanno potato la vigna, raccolto l'uva, del tempo che l'ha fatto fermentare, del piccolo commerciante che ti ha venduto la bottiglia, del tappo che ha custodito quel prezioso liquido ed infine la saggezza di chi ha fuso il bicchiere da cui ora bevi.
Ecco, capire questa ricchezza è il valore della religione, la gioia del bere quel bicchiere che nessun altro sentimento potrebbe darti.
Sono infastidito da chi vede la religione come un insieme di imposizioni sessuali, come se tutto si riconducesse a quante scopate e con chi, al numero di Messe a cui uno è andato o a quanti soldi ha offerto ai poveri.
No.
La Fede è una gioia permanente, non effimera, è un motore inesauribile, è il gusto di una risata, il senso di qualcosa andato male, il sorriso di chi hai aiutato, le lacrime asciugate dalla mano amica.
Il libro letto, il sentiero percorso, la luce spenta andando a dormire, la città visitata con la gioia di chi capisce, intuisce, analizza o solo si gode il fatto che non è tutto semplicemente lì.
Chiunque viva la religione come repressione, terrorismo, motivo di divisione, interesse economico, colui non è persona di Fede, ma di materialità umana gretta ed animale.
Ecco, in questo sono ragionevolmente convinto e d'accordo con chi disse che è la Fede che ci fa diversi dalle bestie.
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