de tempore

27/06/07

[Scrivo liberamente, non fate caso alle sfumature ma al senso generale]

Inizi ad avere cognizione del tempo alle medie perché quando eri alle elementari non ti passava per l'anticamera del cervello l'idea di tempo. Alle medie il tempo scorre da un giorno all'altro e lo capisci ogni mattina quando guardi l'orario che dovrai affrontare a scuola.
Verso il liceo inizi a misurare il tempo in settimane ché è il sabato il crocevia di tutto, settimana dopo settimana prepari i compiti in classe.
All'Università il tempo si misura in mesi, quelli che ti portano da una sessione all'altra e poi, verso la fine, inizi a capire che il tempo va misurato in anni.
E' quello l'orizzonte di riferimento, anno dopo anno punti alla laurea e poi a quella specialistica. Stai finendo quando ti manca "appena" un anno all'agognato pezzo di carta e poi, al lavoro, il tempo assumerà una valenza ancora diversa.
E ti chiedi come sarà il tempo quando guarderai tuo figlio crescere, se anche lui subirà questa dilatazione. E ti ritroverai come i vecchi a dire "mi sembra ieri che eri alto così...". E ti ritroverai come vecchio.

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Domani - succede - mi daranno la II laurea. Non so se me la sono meritata, per carità esami e tesi fatte, non senza fatica, ma sentirò parole che mi passeranno addosso come il vento passa sopra al mio Ducato che pur immateriale resta.
Pezzi di carta che certificano non si capisce bene cosa: ché prima non ero architetto ed ora lavoro in un dipartimento ché a detta di tutti non è d'ingegneri...
Tant'è, rispondo, ché ho sempre preferito che le etichette me le affibiassero gli altri (talvolta lusinghiere, talvolta han fatto male), quelle che mi interessavo me le sono già prese addosso (le trovate disperse nei luoghi del pensiero...).

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Tant'é...

3 commenti:

Anonimo 28 giugno 2007 alle ore 21:42  

OTTIMA RIFLESSIONE...

Anonimo 30 giugno 2007 alle ore 16:38  

Ho sempre pensato che la percezione della derivata del tempo è proporzionale all'età. Tu l'hai detto in modo meno ingegneristico...

Mi piace un sacco pensare alle differenze di percezione del tempo di quando si era bambini e di adesso. Allora era tutto lentissimo, le gioie erano lente intense e durature, ma anche i dolori. E il passaggio più veloce del tempo è come un compromesso stretto con il diavolo per soffrire di meno. Sempre perchè l'uomo, per natura, guarda più il negativo. Gli deriva forse dall'istinto di sopravvivenza.

D21 10 novembre 2010 alle ore 11:07  

ripenso spesso a questo commento di CarloP, chissà se legge ancora queste righe, ma tant'è...

Mi accorgo solo ora di non avergli risposto, almeno non qui.

Ah, il tempo...

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