ripartire

20/04/08

Ho realizzato che è esattamente un anno che mi sono laureato, ma di questo parlerò domani visto che questo blog porta come data di riferimenti il 21, non il 20 di Aprile. Ritrovo però un meraviglioso pensiero.

Tanti pensieri per la testa, ma chiuderò il discorso sulle elezioni.

Non mi ricordo dove l'ho letto tra le mille discussioni che ho seguito in questa settimana post-elettorale, ma diceva più o meno così "bisogna tornare in mezzo alla gente, aiutare le vecchiette ad attraversare le strada e poi vedrai che quelle ti votano sia che tu sia pro o contro l'aborto, i gay o la Chiesa". Quella era una provocazione interessante da cui chi vuole cambiare questo paese deve ripartire.
Essere in mezzo alla gente e, soprattutto, fare stando in mezzo alla gente. Internet, le TV e tutto il resto sono extra che non hanno senso se non si riprende la capacità di stare in mezzo alla gente e ripartire dal servizio pubblico che la politica, i politici veri devono imparare a svolgere. Risolvere problemi di interesse collettivo.
Ho visto realtà che funzionano, è un modello che ho vissuto ed a cui ho partecipato, poco ma che vedo andare avanti. Da questo genere di servizio una certa Sinistra progressista si è allontanato. Non si fa per fare, ma per dimostrare di continuare ad esserci. Il Sindacato, o meglio certi sindacati e certi partiti non manifestano più per dei problemi, ma per riaffermare il loro ruolo.
E' una posizione sbagliata, sterile, che ho visto tenere anche, per esempio, alla Chiesa: la protesta non per dei problemi, ma per affermare un proprio ruolo.
E invece bisogna imparare a tornare in mezzo alla gente, a svolgere quel ruolo di filo tra istituzioni e persone per risolvere i problemi, anche quelli più bassi, anche quelli non di Sinistra. Ho visto gente che lo fa, che ci sta in mezzo alla gente. Funziona.
E' quella la Politica, quella alta con la "p" maiuscola.

1 commenti:

Maxim 21 aprile 2008 10:06  

sono d'accordo con quello che hai detto in termini generali. ma purtroppo il "fare" rispetto al "prendere posizione per piantare la bandierina" non è poi così detto che paghi in termini assoluti.

certo i comunisti hanno pagato le loro prese di posizione ideologiche (eclatante e devastante quella sullo statuto dei lavoratori).

ma prendiamo la lega. a detta di tutti la valanga di voti che ha preso è espressione - anche e soprattutto - delle sue posizioni su sicurezza, immigrazione e sviluppo del nord. ok, ma cosa ha fatto in concreto la lega per questi temi? qualche sindaco (cittadella, treviso) si è in effetti distinto, a volte non solo per le sue azioni ma anche per le sue interperanze verbali, ma a livello sovralocale meglio lasciar perdere (bossi-fini insufficiente, lacunosa e sostanzialmente inapplicabile, riforma costituzionale c.d. "federalista" discutibile in molti suoi aspetti e cassata dal referendum, ...). ciononostante ha preso una barcata di voti anche nella rossa emilia, dove non ha mai governato.

cioè:
1) la gente che vota per le cose reali che vede fatte è, secondo me, poca. anche io e te, ad esempio, pur essendo, almeno in certi casi, capaci di valutare positivamente eventuali provvedimenti sacrosanti messi in cantiere dalla parte avversa, non per questo cambieremmo il nostro voto.

2) la classe politica è per larga parte impreparata ad affrontare le questioni reali e interessata solo alle poltrone: molto più facile, quindi, fare comizi piuttosto che affrontare direttamente la gente mescolandocisi, come più facile lanciare proclami astratti che scrivere provvedimenti concreti per attuare quegli stessi proclami.

questo non toglie che, come dicevo all'inizio, io sia assolutamente d'accordo sul fatto che la politica DOVREBBE essere come dici tu. ma non sono così convinto che possa accadere, nè che sarebbe una scelta che pagherebbe subito in termini elettorali.

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