Metodi pericolosi

18/01/12

Ieri sera ho visto "A Dangerous Method", bel film, veramente. Ovviamente, partirò da quel che non mi è piaciuto così è più facile: la regia e la post-produzione sono proprio poca cosa. Per esempio, la scena in cui arrivano negli USA non mi è piaciuta affatto e in generale non ho visto idee geniali, tutto molto canonico con la ricerca di inquadrature ad effetto che però non riescono. Amen, la storia è talmente affascinante da passare in secondo piano.
Il rapporto Freud-Jung è di quelli che segnano la storia dell'umanità, un po' come Platone e Aristotele, Hegel e Schopenhauer, San Pietro e San Paolo. C'è stato un periodo in cui le origini della psicologia, appunto Freud e Jung, mi hanno affascinato moltissimo e mi sono letto parecchie cose da "Psicopatologia della vita quotidiana" a "l'Interpretazione dei sogni", oltre ad un paio di collezioni di saggi e scritti vari di Jung. Ammetto che sono anni che non leggo più niente, ma ultimamente ho recuperato col teatro che, a mio avviso, è una pratica con moltissime affinità e legami, ma questa è un'altra storia. Torniamo al film.
Lascio a voi di scoprirne la trama tra amore e scienza, la cosa interessante è che rimane interessante il dialogo scientifico psicoanalitico mischiato con vicende personali. Non so quanto sia spiegato bene perché a me è servito più che a capire, a ricordare quanto già sapessi, ma comunque vale la pena approfondire quella vicenda, umana e scientifica (come se qualcuno potesse pensare che le cose sono separabili). Il tutto sullo sfondo della Vienna d'inizio XX secolo che è uno dei contesti intellettuali più incredibili della storia.
Comunque, il messaggio è che le scienze psicologiche (Freud, Jung e altri) sono tema di grandissimo interesse, anche se bisogna saperle maneggiare e accogliere criticamente. Aver letto un paio di libri di psicologia non significa essere psicologo, così come non bisogna credere a tutto quel che Freud dice: per esempio, la sua fissazione con la sessualità mi pare più una trovata per promuovere mediaticamente la disciplina oppure un caso di "vittima rinchiusa nella sua iniziale intuizione di successo"... anche se ammetto che pensando ad alcune persone (dai scherzo, suvvia!).
Tornando seri, il messaggio è che quella storia, Jung-Freud, è una di quelle da conoscere perché c'è dentro la storia intellettuale dell'umanità, soprattutto di quella cosiddetta Europea/Occidentale.

2 commenti:

Anonimo 18 gennaio 2012 15:59  

...sappiamo benissimo in quale fase sessuale sei tu, caro Duca!

Sempre il migliore (cioe' il peggiore)!

-Papero

Duca XXI 18 gennaio 2012 20:30  

Mah, non mi risulta... anzi, se vuoi rivelarmelo...

Comunque, ora e sempre viva i peggio e lotta dura ai migliori!

Au lecteur

C'est icy un livre de bonne foy, lecteur.
Il t'advertit dès l'entrée, que je ne m'y suis proposé aucune fin, que domestique et privée
.
Je n'y ay eu nulle consideration de ton service, ny de ma gloire. Mes forces ne sont pas capables d'un tel dessein. Je l'ay voué à la commodité particuliere de mes parens et amis: à ce que m'ayant perdu (ce qu'ils ont à faire bien tost) ils y puissent retrouver aucuns traits de mes conditions et humeurs, et que par ce moyen ils nourrissent plus entiere et plus vifve, la connoissance qu'ils ont eu de moy. Si c'eust esté pour rechercher la faveur du monde, je me fusse mieux paré et me presanterois en une marche estudiée. Je veus qu'on m'y voie en ma façon simple, naturelle et ordinaire, sans contention et artifice: car c'est moy que je peins. Mes defauts s'y liront au vif, et ma forme naïfve, autant que la reverence publique me l'a permis. Que si j'eusse esté entre ces nations qu'on dict vivre encore sous la douce liberté des premieres loix de nature, je t'asseure que je m'y fusse tres-volontiers peint tout entier, et tout nud. Ainsi, lecteur, je suis moy-mesmes la matiere de mon livre: ce n'est pas raison que tu employes ton loisir en un subject si frivole et si vain.

A Dieu donq, de Montaigne, ce 1er Mars 1580.

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