per l'estate

04/08/08

Vitti 'na crozza (tradizionale siciliano/Roy Paci)

Vitti na crozza supra nu cannuni
fui curiusu e ci vosi spiari
allura idda m'arrispunniu cu gran duluri
muriri senza ntoccu tocco di campani

leru la leru
la leru la leru
leru la llà (4v.)

setu li trona di nosciu Munci beddu - Vulcanu
chi jetta focu e fa li fiammi di tutti i lati
o matri mia o matri addulurata
sarva la vita mia sarva la vita da ma amata
passaru e siinnieru li me anni
e sninnieri e sinnieru un sacciu unni
ora ca sugnu vecchiu vecchiu d'ottantanni
chiamu la vita mia e sempri morti marrispunni

chi naiu a fari chiu
di la me vita nò
nun sugnu bonu chiu
pi travacchiari nò
sta vita e fatta tutta di duluri
e megghiu ca accussi staccu la spina iu nun vogghiu iu campari

cunzatimi cu ciuri russi lu me lettu pi favuri
pirchi alla fini già sugnu arriduttu comu un mutiri
ca topu tantu tantu veni lu tempu di lu rizzettu
lassu stu beddu munnu e lassu propriu tuttu tuttu

leru la lero
la lero la lero
leru la llà (4v.)

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curioso paese, sicuramente un reality show

Curioso paese di oltre 350.000 kmq che per proteggere 60 milioni di abitanti manda 3000 soldati in poco più di 3 città. Intanto, taglia la polizia ed i carabinieri e li lascia in compiti burocratici ché la metà basterebbe.
Ma d'altronde, in Italia, la sicurezza non è un problema della strada. La sicurezza è un problema inventato da StudioAperto per vincere le elezioni e cacciare i comunisti, è qualcosa che a Lucignolo piace molto ricordare per indagare notti che conosce solo lui e chi aspira ad essere velina.
D'altronde, uno stupro fatto da un rumeno conta come mille stupri fatti da italiani. Mille strupri fatti da italiani non generano insicurezza, uno stupro fatto da un rumeno sì. Mille donne stuprate da italiani sono al sicuro, quella donna stuprata da un rumeno è vittima dell'insicurezza montante che deteriora la società italiana come un cancro indomabile e il Tg2 deve indagare.
Curioso paese questo dove l'(in?)sicurezza non dipende mai da italiani né da mafiosi, dove la sicurezza è spettacolo, è voyeurismo, è reality show.
Già so che scrivendo questo parteciperò allo show come l'intellettualoide che gioca la parte del comunistoide controcorrente completando un quadro che, con la realtà, non c'entra più niente, ma che sta benissimo con il reality.

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le mie gambe

03/08/08

Tutto a posto (Nomadi)

Le mie gambe oramai
sono stanche vorrei
dare un po' di sonno agli occhi miei.
Scende l'oscurità
c'è una strada più in là
il mio viaggio adesso finirà...
è per lei.

Io vedo quella ferrovia
e fra i sassi la mia via
nel passato e nel presente
corre già.

E vanno indietro gli anni miei
e si fermano con lei
che la mente mia non ha lasciato mai.

Tutto è a posto, lo so,
tutto è a posto, perché
quello che lasciai ancora c'è...
le colline più in là
e la strada che va
so che fino a lei mi porterà.

Sono arrivato,
la notte azzurra intorno a me
luglio fra quei rami è
il profumo dell'estate ancora c'è.

E qualche passo ancora e poi
so che mi preparerà
una cena calda e il fuoco accenderà...
c'è il silenzio fra noi
guardo negli occhi suoi
e capisco la mia ingenuità.

Tutto è a posto, lo so
tutto è a posto, perché
tutto è come quando me ne andai
tranne lei...
ma tutto è a posto oramai
anche se ho capito che
il mio posto nel suo mondo più non c'è...
ma tutto è a posto oramai
anche se ho capito che
il mio posto nel suo mondo più non c'è....

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non so com'è

01/08/08

Oggi, per la prima volta, dopo due settimane, sono riuscito a rompere una pessima abitudine. Nelle ultime due settimane tutte le telefonate che ricevevo in motorino erano concentrate solo ed esclusivamente in quei 15' di motorino casa-ufficio (andata e ritorno). Sia che cambiassi leggermente gli orari, la gente che mi chiama lo fa solo in quel quarto d'ora col risultato che mi tocca riuscire ad accostare (e nel traffico non è automatico), anche se non sei sicuro che il cellulare sta squillando perché non senti bene, fermarti, toglierti il casco e rispondere. Un'operazione scomodissima che ho dovuto ripetere fino a 3-4 volte nel viaggio casa-ufficio, quando ovviamente per le restanti ore nessuno mi cercava.

Finalmente stasera mia zia ha rotto questa cosa perché era diventata ingestibile, ed ho ricevuto ben 2 chiamate in orari normali quando sono comodamente a casa che preparo la cena.

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Dalla mia piccola bicocca sul torrente Tanaro

Un mio vecchio maestro me l'insegno. Dovetti coltivare per molto tempo il suo insegnamento in fondo all'oblio della mia memoria prima di capirlo. Innanzitutto, bisogna scegliere il luogo con cura e poi, con pazienza, pezzo dopo pezzo costruirla.

E' così che ora vivo su una bicocca in riva a questo torrente chiamato Tanaro. La mia bicocca è piccola, fatta in legno come m'è stato insegnato. Da qui, dalla mia bicocca, guardo il piccolo fiume scorrere; di là, oltre quel crinale, esiste un mondo, o almeno così m'han detto. Dalla mia piccola bicocca vedo i pesci risalire la corrente. Tengo un bastone con un filo immerso nell'acqua la pastura e l'esca non sono accompagnati dall'amo, ché questo non me l'ha mica insegnato quel mio maestro.

Ogni tanto, col cambio della luna, mi levo di buon mattino e cammino fino in collina tanto quanto basta perché io abbia la fame del pranzo. Visito una vecchia pieve ché quel maestro dice che è stata costruita ben prima che nascessero i suoi di maestri. Cerco di riordinare mattone su mattone, pulisco le erbacce e poi mangiò lì davanti. Godendomi quella pieve che mi terrà compagnia quella notte. Poi, l'indomani ritorno a quella mia bicocca costruita sul torrente Tanaro.

Nella mia bicocca tengo poche cose: i piatti puliti dopo ogni pasto, i vestiti con cui mi copro quando fa fretto, utili anche quando fa un po' più caldo e c'è da scoprirsi. Nella mia bicocca tengo anche il giaciglio, mio e per i pochi viandanti che si fermano a trovarmi.

Un giorno so che lascerò la mia bicocca, scenderò giù dove c'è il grande fiume e, chissà, magari un giorno anche in riva al mare. Ché io manco so quant'è grande il mare. Ma dalla mia piccola bicocca in legno vedo il torrente che scorre e di là da quel crinale ci sarà il grande fiume, quel grande fiume dove finisce il piccolo torrente su cui ho costruito la mia bicocca in legno. Sopra di me quella pieve di mattoni resta immobile, mentre io vi scrivo della mia piccola bicocca in legno sul torrente Tanaro.

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