dei litigi

19/06/09

Nei litigi privati, chi si ritrova in fase di attacco attende solo che il difensore sbagli una frase per sfogare tutta la sua violenza su quella sola frase. Se sei in difensiva devi quindi stare attento, tanto chi ti attacca non farà caso alla validità dei tuoi argomenti, attende solo la trappola per sbatterti in faccia tutto l'odio che serba per te.

Al contrario, nella vicenda Berlusconi la cosa divertente è che non essendoci un interlocutore, lui gioca tra il vittimismo e la manipolazione data dal suo monologante impero mediatico. Attacca per essere attaccato, rinforzare l'immagine di vittima ma in realtà essere in attacco. Fecite ammuina' si diceva a Napoli: creare confusione così che l'avversario non capisca come agire.

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il velo

13/06/09

Talvolta, viene un momento in cui si squarcia il velo dei vestiti e le nostre anime restano nude di fronte all'altro che non è più un tu, ma un "altro-io". Si tratta di una nudità ben più difficile di quella del corpo.



In questo spogliarsi si possono scoprire persone dall'anima assolutamente gretta, meschina. Persone ritenute amiche che si scoprono egocentriche ed opportuniste, persone con cui da vestiti si è riso e che, tolto quel velo, si rivelano tutt'altro.

Esistono persone che indossano un velo per coprire la loro anima, ferita da storie che non vogliono raccontare. E' un velo che copre bellezze deboli e fragili come le sculture degli orefici dell'antichità. Persone con cui le risate da vestiti nascondono qualcosa di profondamente bellissimo.

Infine, la nudità richiede complicità che deve per forza essere bi-direzionale, ché senza quel velo si è fragili, vulnerabili. Mai spogliarsi di fronte a qualcuno di vestito, si rimane fragili, vulnerabili come un cavaliere che in battaglia si levasse l'armatura. E se il rivale riman vestito, gli è facile affondare il colpo.



Di questo spogliarsi, non si immagini niente di sessuale, ma qualcosa di animale, dell'anima. Di questo spogliarsi si percepiscano le anime profonde, belle o brutte che siano. I giudizi si ribaltano, si confermano, evolvono. Ma si faccia attenzione che non si cerchino queste nudità, accadono da loro. L'artificialità riconduce alla terza situazione. Veli.

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feelings language

Once upon a time...
saturday morning I woke up and there was the landlord of my house in the kitchen. Nice person, we'd breakfast together and she started speaking about her divorce, the violence by the husband, who was also the owner of the place where she worked. The problems for children, the house and all the implications you can imagine.
I was listening - interested - and I like the fact that she decided to be open with me. It was a great sign of trust. However, I was in trouble because my french was so limited. I was worry to say something rude. Not always I understood the 'colours' of her expression, the small differences in some expressions or in some steps. In that situation I understand that feelings are the most specific words of each language, while the cultural bias between Italians and Frenchs doesn't exist.

If you've to do something similar in English is harder. The language of Albion is much more "rude" or "direct" than Latins. We prefer to say "she isn't thin", while they say "she's fat". This small barriers have to be learn't, I try to learn that "I like" in English seems to be something powerful, like in spanish, while in Italian it isn't. Also because English doesn't have so many expressions, or almost in some situation you don't find them. On the other hand, when you try to be direct in English, sometimes you risk to become rude and it's hard to find the right balancement. In Italian I'm used to have sentences 6-8 lines; in English more than 3 it's unreadable, or almost they say that.

I like English because it's direct, easy, try to avoid too much complexification, while -also amongst Italians- I like everything is complex. I hope to didn't too many mistakes in English, almost I try to learn. I remember during a funeral I wasn't unable to find the right words, I was just there., aware to say something inappropriate.

I try to learn, to improve... I just need practice...

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appunti democratico-meritocratici

11/06/09

Non sono il solo a pensare che il PD debba prima di tutto lavorare sul costruire la sua identità. La Bresso, politica che stimo da tempo, mi dà ragione in questo articolo.
Mentre mi chiedo quale coerenza ci sia tra partito e meritocrazia. Mi spiego: pare che i candidati di D'Alema siano andati tutti male raccogliendo pochissime preferenze e perdendo la "battaglia" delle preferenze con gli altri. Ora, se fossimo meritocratici, accontoneremmo un modo evidentemente vecchio e superato di far politica in favore di orientamenti vincenti. Sia chiaro, stimo D'Alema per la sua incredibile intelligenza politica, probabilmente superiore a tutti gli altri (non solo nel PD, forse solo Fini può competere con lui), ma se i candidati della sua corrente falliscono.. beh, meritocraticamente si tirino da parte, se quelle posizioni di macchiavellismi politici non hanno consenso, si facciano da parte. Prodi l'ha fatto quando la sua stagione è finita ed ora rimane come un nobile nonno del centro-sinistra, Veltroni s'è dimesso così come fecero Blair e Schroeder. D'Alema è ancora lì...
Infine, sottoscrivo PIENAMENTE questo appello di Gad Lerner.

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dove vanno a finire...

Dove vanno a finire i rifiuti bene o male lo sappiamo. Sappiamo dove finiscono i morti, più difficoltà spesso per capire dove finiscono i soldi: al più sappiamo che finiscono in tasca dei soliti (ig)noti. Ma ci sono anche amori, amicizie e anche odi e antipatie che finiscono: le risate passano, lasciando un allegro sedimento nel cuore, il ringhiare in cagnesco viene obliato dal tempo.
E invece ci sono alcune cose che restano. Se certe lettere possono essere chiuse nel comodino, le penne restano sulla nostra scrivania. Restano con noi i vestiti di quella volta in cui... la penna mi chiede dove sia finito quello che abbiamo scritto assieme, quella felpa mi chiede dove sia tutto quello che abbiamo vissuto assieme, gli occhiali cercano quegli sguardi che non si incrociano più. Difficile spiegare a loro, proprio a loro tutto quel che è successo. Teneri servitori di un film disney, gli oggetti ci accompagnano fedeli, apparentemente privi di volontà propria, anche se talvolta ci tradiscono come quella caffettiera che mi ha bruciato i polpastrelli proprio prima dell'esame.
La penna mi guarda col suo inchiostro azzurrino, il tappo pronto ad aprirsi e quella posizione innaturale che mi chiede solo: "scriviamo?".

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