In life
12/10/10
"In life, things are found by chance, but saved by choice" (C. Zucchi)
Read more...| I'm not noble and I don't believe in it. I think there're past worlds, worlds that have to come and worlds that will never be, hopefully or unlikely, my Duchy is one of these worlds. | Non sono nobile e non credo nell'aristocrazia. Credo ci siano mondi passati, mondi che devono venire e mondi che non saranno mai, per fortuna o purtroppo è così. Il mio Ducato appartiene a questi mondi. |
"In life, things are found by chance, but saved by choice" (C. Zucchi)
Read more...Entro nella Cattedrale di corsa, appena il tempo di risistemarmi ch'ero trasandato e vedo l'Abate Priore là sulla sua Cattedra fermo immobile. Impietro, l'Abate si riconosceva più per i paramenti solenni, quelli riservati all'Arcivescovo di Scozia con la Croce di Sant'Andrews ricamata in grande in modo ché si possa riconoscere fin da lontano.
Mi ricompongo e con i miei compagni ci avviciniamo all'Altare: l'Abate è fermo immobile, il suo Pastorale solenne appoggiato di fianco alla cattedra ed il suo volto bianco, smunto. Per la prima volta lo vedo senza la barba e lui, uomo non grasso ma sicuramente pasciuto, rivela gli zigomi alti e sagomati che fan pensare che ci siano solo ossa.
Serpeggia una voce, mi fan notare ché il leggìo con le letture sacre è stato rimosso dall'altare. Si dice che durante la celebrazione l'Abate sia stato male e abbia vomitato tutto su qualche libro sacro, qualcuno dice pure sulla Bibbia, qualcun altro dice che era solo la liturgia dei Santi ché stava celebrando.
Bianco, smunto, fermo immobile, l'Arcivescovo pare lì da sempre. Il cielo di Scozia è oggi insignificante: né il timido sole del Mare del Nord, né il grigio plumbeo di Scozia. Anche il vento incerto e non sa come soffiare, mentre le candele svolgono la loro danza con una soavità innaturale.
Lenove Dung-Lac è morto, accoltellato. Il cadavere sfregiato riposa sotto un sudario al centro della Cattedrale. L'Abate, in veglia da almeno 3 giorni, è fermo immobile nel suo scranno. Solo avvicinandomi, noto che trema mentre gli occhi sembrano impercettibilmente infossarsi sempre di più. Il suo discepolo, lo studente modello ché noi tutti avevamo imparato ad ammirare, giace ora squartato sotto un sudario con la croce di Sant'Andrews cucita grande perché la si possa vedere anche da lontano.
Qui, la gente accorre per ragioni diverse. Lo scandalo dell'omicidio, le voci della sanguinolenza e della violenza, l'incredulità di vedere un uomo come l'Abate McWyzer in quelle condizioni, la curiosità, il desiderio di vedere lo sfoggio dei paramenti solenni, il Priore McWyzer senza barba. Molti accorrono perché Lenove l'hanno conosciuto durante quest'anno: saperlo squartato sotto quella grande croce di Sant'Andrews fa un certo effetto.
Arrivato da una remota isola del Sud, abbiamo ché Lenove si pronunciava senza la "e" finale, io non ho mai capito da dove venisse veramente. Viene da un'Isola, si diceva fosse un pescatore, ma la sua conoscenza della vita dei campi faceva pensare più a un contadino. L'Abate mi diceva spesso che quella terra era molto simile alla nostra Scozia ed io gli credevo perché sapevo che lui aveva viaggiato lontano, fin giù in Italia e nella Santissima Roma.
Io dovevo avvisarlo che era stata avvistata la Goletta battente bandiera reale. M'avevan detto che probabilmente a bordo c'era il Feldmaresciallo Dancrying accorso per l'occasione, unico tra gli aristocratici di Britannia. Entrando in sagrestia, noto delle lettere aperte, riconosco il sigillo solenne di Oxford e su un altro quello che mi dicono essere dell'armata reale di Francia. Su questo mi soffermo con grande curiosità ché è la prima volta che questo sigillo arriva fin in Scozia: "no, ce ne sono altri nell'archivio", mi dicono. Procedo verso la Cattedra.
Dandogli la notizia, l'Abate si alza, raccoglie il Pastorale e con gravità si allontana verso la Sagrestia minore. Lì, intravedo oltre la grata la Priora del monastero. Vedi che pregano insieme, l'Abate si fa confessare e benedire al termine di un'interminabile silenzio che riecheggia nei bisbigli che posso sentire da qui. L'Abate torna a sedere sulla sua Cattedra.
Al calare della domenica, l'Abate si alza, ci ordina di chiudere quel che resta di Lenove e lì vedo in faccia il cadavere. Chiediamo dove l'Abate voleva seppellirlo e lui risponde senza emozione: "dove riposano tutti gli altri allievi morti al primo anno". Non faccio in tempo a sorprendermi ché vedo la grande croce di Sant'Andrews disposta alla rinfusa in Sagrestia, mentre qualcuno la ripiega e la mette via, dell'Abate nessuna notizia.
Dopo aver pubblicato il precedente post, immediatamente google mi offre una compagnia di pellegrinaggio nei luoghi sacri.
Questo mi inquieta... ma soprattutto credo sia controproducente per loro perché quest'aggressività della pubblicità irrita, almeno nel mio caso.
Continuando la riflessione sugli insegnamenti del passato per guidare l'azione presente che ci porta nel futuro, oggi il rito ambrosiano propone un passo incredibilmente chiaro, semplice e immediato perché, non si dimentichi, la Bibbia non è stata scritta da teologi per teologi, ma da Santi per il popolo.
Riporto questo passaggio perché credo abbia quell'immediatezza, chiarezza e semplicità che la Chiesa evangelizzatrice dovrebbe ritrovare. Il messaggio di Dio, il Dio del Nuovo Testamento, quello basato sull'Amore e non sulla vendetta del Diluvio o della Cattività d'Egitto, è talmente chiaro e disarmante che sarebbe accolto anche nell'epoca della comunicazione globalizzata, dove con un clic di un computer nella provincia dell'Ogliastra mi interesso dei minatori cileni. Bene, in quest'epoca basterebbe tornare a questo perché la gente sia un poco migliore, perché cammini più verso l'Amore che l'egoismo e l'odio che ne deriva.
(dalla lettera agli Ebrei, 13, 1-8)
[1] Perseverate nell’amore fraterno.
[2] Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo.
[3] Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, in quanto anche voi siete in un corpo mortale.
[4] Il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio.
[5] La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: non ti lascerò e non ti abbandonerò.
[6] Così possiamo dire con fiducia: il Signore è il mio aiuto, non temerò. Che mi potrà fare l’uomo?
[7] Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede.
[8] Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!
Puntuale come ogni anno, mi sono preso l'influenzina stagionale e quindi, sabato sera a casa con copertina, tachipirina e divano a guardare la sconfitta dell'Italvolley col Brasile (non c'è stata partita).
Posso considerarmi un habitué dell'influenza visto che da quando sono nato me le sono sempre fatte tutte, ma proprio tutte tutte!
Penso al mio papà che, invece, mi è sempre sembrato una macchina su questo: per carità, non che sia immune alle malattie, è pur sempre un essere umano ed anche lui s'è preso talvolta l'influenza, ma in confronto a me s'è fatto solo quelle influenze ché sono talmente forti che non puoi resistergli.
Questa, per carità, è un'influenzina leggera, qualche linea di febbre, ma il solito stato di rincoglionimento che, per fortuna, stamattina appare già passato. L'unica cosa che mi colpisce e per cui mi sembra diversa dagli altri è che i tremori di freddo, i geloni, quelli tipici dell'influenza, sono concentrati sulla gamba destra, dall'anzca al piede, quasi che ad ammalarsi sia solo una gamba.
Poco male, di questi tempi c'è da stare in casa a scriver la tesi: un maglione in più e via, mi dispiace solo aver perso la festa di compleanno di ieri sera.
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