del 25 aprile 2026
26/04/26
Festeggiare per ricordare. Per non sbagliare di nuovo, perche' non e' vero che siamo in pochi.
Dall'Italia e dal Portogallo, per l'Europa unita, democratica libera.
Viva il 25 Aprile.
Read more...| I'm not noble and I don't believe in it. I think there're past worlds, worlds that have to come and worlds that will never be, hopefully or unlikely, my Duchy is one of these worlds. | Non sono nobile e non credo nell'aristocrazia. Credo ci siano mondi passati, mondi che devono venire e mondi che non saranno mai, per fortuna o purtroppo è così. Il mio Ducato appartiene a questi mondi. |
Festeggiare per ricordare. Per non sbagliare di nuovo, perche' non e' vero che siamo in pochi.
Dall'Italia e dal Portogallo, per l'Europa unita, democratica libera.
Viva il 25 Aprile.
Read more...C'e' il bisogno di raccontare un mondo epico, quello dei partigiani, mentre in Pregate per Era, la montagna tiene la memoria, la memoria di un omicidio
Dopo aver bombardato e massacrato sciiti e sunniti, trovo geniale l'idea di provocare pure i cattolici.
Tram treno e aereo verso l'Italia per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di quel villaggio che l'ha visto bambino ragazzo adulto marito padre nonno.
Lui che ogni tanto prima di cena telefonava a casa dicendo che avrebbe fatto tardi perché, senza preavviso, aveva dovuto volare a Londra e c'era un ritardo nel volo di rientro. In giornata. Londra, anni 90. Gli albori di internet.
Ma anche Oslo, Cluj, Parigi, Salisburgo, Kiev, Budapest, Kyoto, Altri posti di cui ignoro i nomi o non li ricordo ma so che saranno legati a quel piccolo cimitero la dove iniziano gli Appennini.
In viaggio, canta Ferretti, viaggiano i viandanti più adatti ai mutamenti. Non i perdenti, viaggiano i presenti. Lui non amava molto Ferretti, meglio De André, decisamente preferito. Io non amo viaggiare. Nomade di spirito dal culo pesante. Seduto comodamente ora, in viaggio.
Read more...In Iran, there is a cult for martyrdom, more than in other cultures. Since centuries.
Trump sembra stia facendo di tutto per favorire l’ascesa di una Cina come egemonia mondiale.
Una politica
industriale tutta a favore dei giganti USA del digitale e, con le sue tariffe,
dei settori manifatturieri cinesi. Già, perché’ con i dazi USA, le merci cinesi
verranno riversate altrove conquistandosi nuove fette di mercato mentre gli USA
si suicidano sognando una reindustrializzazione che chissà quando avverrà e
semmai dovessero tornare i democratici la Cina potrebbe tornare a vendere negli
USA con agilità disarmante.
Una politica
diplomatica pazza che finisce per alienarsi anche gli ultimi alleati in giro
per il mondo. Un Trump così ingestibile fa dire a tutti gli altri, India in
primis, allora meglio la Cina che si sta dimostrando il partner più stabile,
affidabile e con qualcosa da offrire, mentre oggi non so quanto sia strategico
legarsi agli USA.
Militarmente,
Trump si sta lanciando in missioni assurde, dal Venezuela alla Groenlandia,
dalla follia di ritirarsi e poi tornare in Ucraina fino all’attacco di
stamattina contro l’Iran. Una strategia senza logica che mi fa chiedere: quando
potrà dire di aver vinto? Ché Maduro è stato rimosso, ma hanno messo la sua
vice al comando. La Groenlandia è stata un’enorme azione di distrazione di
massa che però ha ricompattato gli Europei, così come l’idea di abbandonare l’Ucraina
in cambio di non si sa bene cosa.
Tutto questo
porta a pensare che l’unica potenza egemonica, stabile e competitiva sia la
Cina. I cospirazionisti diranno che i cinesi hanno pagato la campagna
elettorale per Trump (come d’altronde ci sono sempre interferenze politiche
quando ci sono elezioni del genere, gli USA l’hanno sempre fatto altrove), più probabilmente
la Cina sta approfittando della follia di Trump e di chi lo sostiene.
La domanda che mi rimane aperta è come pensano di guadagnarci i sostenitori USA di Trump da tutto questo?
Pensieri scritti di fretta mentre Teheran è sotto le bombe…
Non so molto, ma una cosa che mi colpisce e' quanto sia pervasivo nell'economia globale. Non mi sorprende che gente piena di soldi se ne approfitti di qualche prostituta piu' o meno sfruttata, ovviamente quel che si sa di Epstein e' terribile e da condannare, ma... ma per un Epstein che e' stato scoperto, quanti altri ce ne sono ancora? No perche' l'impressione e' che fosse tutto normalissimo avere un Epstein o un Tarantini che ti assicurino qualche ragazza di cui approfittarsi. Per un Epstein scoperto ce ne devono essere tantissimi altri, magari meno estremi o forse anche di piu', ma semplicemente non ancora noti. Pare tutto incredibilmente normale per quella gente. L'unico problema e' che Epstein e' stato scoperto, ma resta tutto incredibilmente normale...
Read more...Da quest'estate, mi sono appassionato a questo podcast di Storia dell'Asia. Continente immenso, l'Asia la si conosce pochissimo. Prima stagione sull'Arabia (saudita e non), poi Persia/Iran e ora sto ascoltando Iraq & Siria. Affascinante.
Ora che conosco meglio la storia di Persia/Iran, capisco un filo meglio quel che succede a Teheran e dintorni, soprattutto capisco di non capire. Pero' almeno ne sono consapevole!
Interessante l'approccio che parte dalla situazione attuale e va indietro a riprendere quelle epoche che influenzano ancora l'oggi perche', diciamocelo, non tutta la storia e' ancora rilevante oggi, piaccia o non piaccia.
Ovviamente, non ho idea si cosa accada veramente adesso in Iran, ma mi sono fatto qualche idea in piu' della loro storia.
Buon ascolto
Read more...C'è la mano che da bimbo, dopo una corsa a perdifiato, ti fa la conchetta per farti bere alla fontanella.
C'è la mano che ti aiuta a riempire il modulo per l'università, firmando con quella E e quella D così caratteristiche.
La D gliel'ho copiata per la mia di firma.
C'è poi che quella mano subisce un incidente e non riesce più a guidare bene come prima.
Infine, quella mano sei tu a tenerla perché bere un bicchiere d'acqua gli è diventato difficile.
Io so che oggi è il giorno di salutare quella mano, anche se è difficile, anche se so che comunque resterà.
Read more...Quel che sta
succedendo a casa è tragico e pone mille interrogativi. Ce n’è uno che mi pare
manchi dal dibattito: ma Hamas, cosa vuole fare? Mi pare sufficientemente
chiaro che Netanyahu sta radendo al suolo la Striscia, ma Hamas e chi sta con
lei cosa intende fare?
Lo dico perché un’opzione
ipotetica è quella di una resa incondizionata, rilasciando gli ostaggi pur di porre
fine a questo massacro a cui Hamas evidentemente non riesce a opporsi. Accettare
questa sconfitta sarebbe il punto di partenza di una riconquista/vendetta in
futuro, risparmiando ulteriori atrocità oggi. Il governo israeliano mostrerebbe
al mondo il suo piano, ma non avrebbe più ragione per continuare questo
massacro, anzi si porrebbe nella posizione di paura di aspettarsi il ritorno di
Hamas e alleati.
Dico tutto questo
senza grande cognizione di causa se non quella di un osservatore lontano e
superficiale, ma veramente non capisco cosa vuole/può sperare di ottenere Hamas
ora.
Chiedo, non
sapendo.
Avete fatto caso che non c’è più terrorismo? Quello stile Al Qaeda, di matrice islamica, da Atocha al Bataclan, da Londra a Bruxelles. Finito, dimenticato, archiviato.
Sia chiaro, era una
roba agghiacciante, ma in un contesto geopolitico come questo, quel terrorismo
e’ lontano anni luce. Un pensiero inquietante e’ che oggi quella linea politica
cosi vagamente incerta é oggi piu’ vicina al ruolo di vittima di una guerra in
cui i fascismi la stanno schiacciando. Allora, meglio lasciare l’ambiguità fra
i vari Al Qaeda e Hamas, se mai sono stati sulla stessa linea, che di certo non
hanno bisogno di motivi per aggredire, di casus belli ce ne sono enormemente,
ahinoi. Era una strategia suicida sia nel senso letterale sia politica perché
non ho mai capito come si potesse solidarizzare per quel tipo di terrorismo.
Forse, forse per l’11 settembre (colpire gli USA del WTO!) o Charlie Hebdo
(colpire i blasfemi!) ma tutto il resto era follia ingiustificabile che non
credo abbia portato ritorno ai promotori.
Scrivo tutto
questo con grande angoscia. Ha mostrato tutta la vulnerabilità di città come
quella in cui vivo. Sia pace per le vittime innocenti.
Prendiamo il caso del governo Meloni in Italia. Mi pare chiaro che sia basato sul mantenere il consenso di USA di Trump come ideologia, insieme all’amicizia per la Cina perché è da questi due paesi che deriva l'attuale ricchezza dell’Italia, almeno del suo ceto dirigente. Di certo non dalla Germania, che può permettersi di essere autonoma, né dalla Francia che conta sempre meno. L’Europa non è più uno spazio economico di riferimento che possa promettere grandi margini di crescita per l’Italia, allora meglio essere vassalli privilegiati di USA e Cina. Una ricchezza esogena perché tanto la domanda interna non sostiene l’Italia più da tempo. Il mercato europeo non promette né garantisce a un'elise italiana di restare al potere, come poteva essere col governo Prodi. Berlusconi garantiva una ricchezza italo-italiana che equilibrava gli interessi di Germania e USA, ora conta essere amici della Cina e del suo fedele vassallo russo.
La questione
teorica è capire quali industrie/settori economici guidano la ricchezza di un
paese e se questi sono interni o esogeni. Questo discorso lo si può applicare
anche ad altri. L'ho imparato dalla lezione di Barbero sulla guerra civile americana:
il sud agricolo dipendente dalle esportazioni di cotone vs il nordest
industriale che voleva affrancarsi dalle industrie inglesi. A un certo punto, l’Ovest
si schierò col Nord perché’ c’erano maggiori margini di crescita contro un sud
agricolo ormai stagnante. Una dinamica simile con l’Italia unitaria, dove le élite
industriali/liberali di Piemonte e Lombardo-Veneto videro un’opportunità di
affrancarsi dall’arretratezza del sistema austro-ungarico e si portarono dietro
il centro-sud dove vedevano margini di crescita per i loro interessi. In
effetti, l’Italia riuscì a unirsi e il triangolo Milano-Genova-Torino divenne
un centro di grande rilevanza. In Europa quali sono le industrie che guidano il
consenso, tipo il settore auto in Germania che coi sindacati ha alimentato
decenni di SPD o l'Italia di Prodi...
Tutto questo, serve
infine capire che l'assenza di alternative a Meloni nasce dal fatto che non
esiste una alternativa politico-economica e, se anche ci fosse, ormai l'Italia
è talmente dipendente dall’estero, che viene bloccata. Lo dimostra come il presunto
sovranismo non osi mai schierarsi contro le influenze cinesi o americane, un
palese contrasto con l’ideologia autarchica dei fascisti originali. Chi ha
interessi e risorse per creare una alternativa a Meloni? Se Schlein volesse
essere un’alternativa, su quali settori socioeconomici dovrebbe puntare? Quale
alternativa di sviluppo potrebbe promuovere? Brexit fu giustificata dall’idea
che l’Europa non offriva più margini di crescita al Regno Unito, mentre Russia
e Arabia sembravano molto più promettenti. Non sono sicuro che quella visione
fosse corretta, ma di fatto vinse.
Ecco, la politica
si può capire solo se intersecata a queste dinamiche socioeconomiche e non mi
pare di dire niente di strano: quali sono le forze che oggi possono contrastare
una politica stile Von De Leyen + Meloni?
Raccolgo qui pensieri sparsi attorno all'elezione del nuovo Papa. Premetto che ritengo Francesco un Papa straordinario per questi tempi e che non conoscevo assolutamente il nuovo Pap Leone XIV, ma questo inizio mi pare molto positivo perché riunisce e indica la via chiaramente, per pensieri più complessi ci sarà tempo.
Eleggere un Papa oggi è una sfida pazzesca, soprattutto per l'occidente dove profitto, mercato, liberismo e liberalismo, individualizzazione dei valori e atomismo sono i cardini della società.
Al contrario, il Papa cattolico è l'unica autorità globale basata sui valori. Credo che il valore della Chiesa oggi sia rendere espliciti i valori collettivi auspicabili, senza lasciarli a giudizio individuale. In una società credo sia fondamentale ragionare su quali sono i valori collettivi a prescindere dai confini nazionali. Negli USA, è eroe chi fa tanti soldi, il Trump o il Musk. In Francia, su cerca sempre il nuovo Napoleone, il leader che porterà alla vittoria militare politica sportiva.
Quali sono gli esempi di oggi? Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati, chi ha il coraggio di presentare modelli così? Un po' come Ercole e Achille contro Pietro e Paolo. Guerrieri contro pescatori. Fu il cambio più epocale della storia.
Oggi, la chiesa ha anche un elemento in più: l'unica grande religione con un leader universale. Questo rende la sfida complicata perché l'aborto in Italia o USA, Nigeria o Mongolia sono pratiche totalmente diverse, nessun altro cerca di proporre un quadro valoriale universale.
Non nego che la chiesa lo faccia talvolta male, in maniera maldestra o contraddittoria, però non rinuncia a farlo.
Ecco, pensieri sparsi, per nulla coerenti, ma spero di aver dato l'idea.
Read more...Io ce li vedo, a gonsolarsi per l’idea “geniale“ di estendere il lutto per il Papa in modo da « bloccare » il 25 Aprile. Invece, si sta rivelando un clamoroso autogol, ridicolo e patetico. Allora, meglio Berlusconi che ando’ a festeggiare all’Aquila fingendosi Partigiano per un giorno.
Invece questi sono personaggi da commediuncola degli errori, neofascistelli che si gongolano di essere ora al potere, sfoggiando cimeli del ventennio. No, l'Italia e' piu' avanti. Per fortuna.
Sorrido e
festeggio.
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
Piero
Calamandrei
La morte di Dandy Bestia, chitarrista e cofondatore degli Skiantos, mi ricorda di questo gruppo che ha saputo portare tecnica e poesia nel primo rock demenziale italiano. Essere scemi, per scelta e sapendolo fare, pare oggi un gesto rivoluzionario. Una poesia fatta di scioglilingua, parolacce e non-sense in solo apparente contraddizione. La lunga carriera dimostra che non era solo musica demenziale, era satira, era grottesco, era caricatura della migliore tradizione giullaresca italiana. Ché il matto del villaggio è importante e spesso più intelligente di certi benpensanti allineati al pensiero comune, acritico e beneducato.
Read more...Un ciclo siamo macellati. Un ciclo siamo macellai. Lo canta GioLindo, lo dice la Storia.
Ho imparato a guardare la storia da adulto, non conosco paese/nazione/comunitá che non possa di esserlo stati. La Francia di Louis XIV o Napoleone; la Francia devastata delle Guerre mondiali. L’Italia dell’Impero di Roma; l’Italia colonizzata e devastata. L’Inghilterra eroica della seconda guerra mondiale; l’Inghilterra imperiale. Il Belgio delle mille battaglie sul suo territorio; il Belgio in Congo. Potrei andare avanti a lungo -ahimé- citando le Nazioni che non esistono piú, quelle che manipolano la storia, quelle che la dimenticano.
Dunque, nessuna
contraddizione. Ieri macellati nella peggior tragedia del XX secolo; oggi
macellati con una reazione a dir poco spropositata e devastante. Colpisce
perche’ credo neanche loro sappiano come uscirne dopo una tale atrocitá.
Io non dimentico. Perché i forni crematori sono il progresso dei roghi, in un progresso tecnologico che rende solo peggiore il ruotare dei cicli. Le foto non si possono ignorare, ieri e oggi. Difficile mettere le parole in fila davanti tanta atrocitá. Sia la Pace agli innocenti vittime di tanta brutalitá.
Sia la pace.
Read more...Titolo ironico naturalmente, ma è vero che Bruxelles è stata costruita là dove una città non andava costruita. Sappiamo che gli antichi romani fondarono praticamente tutte le attuali città d’Europa, almeno quelle importanti, con pochissime eccezioni (tipo Madrid che infatti fu costruita dove faceva troppo caldo o quelle già costruite dai greci e altri prima di loro).
Dicevamo,
Bruxelles non andava costruita li. I Romani costruirono quelle che oggi sono
Halle e Vilvoorde, cioè due accampamenti a monte e a valle della Zenne.
Bruxelles, se esisteva, era un villaggetto di campagna di poche persone, per lo
più contadini gallici, che vivevano birra e vivevano vicino all’isoletta i Saint
Gery che permette di passare facilmente da un lato all’altro della Zenne, che però
già allora era un fiume paludoso, malsano e praticamente non navigabile.
Il nome Bruxelles
viene scritto per la prima volta nel X secolo, molto tardi e quando l’impero romano
era un mito passato ravvivato da certi franchi di passaggio. Bruxelles manco c’era
e se c’era non si preoccupava certo della storia.
Come d’abitudine
nel medioevo, esistevi se avevi una parrocchia o almeno una chiesetta. Bisogna dire,
insegna il buon Barbero, che le chiese dell’epoca erano molto diverse da quello
che vediamo oggi. I preti erano gli unici che sapevano leggere e scrivere, che
avevano ricevuto una qualche educazione e di fatto amministravano le loro parrocchie.
I vescovi medievali erano una sorta di sindaco che amministrava la città,
eletti dalla gente con la ratifica del Papa che certamente non poteva stare a seguire
tutte le nomine in giro per l’Europa, al massimo i più importanti ma poi era un
ruolo importante perché le uniche leggi erano consolidate nella religione ché
le amministrazioni, per farsi rispettare, avevano bisogno di Dio. Avvocati,
magistrati e giuristi non c’erano (le guardie quelle sì, ma pochine che costavano
molto più dei preti).
Bruxelles non
esisteva per molti secoli. Ci sono tre probabili parrocchie all’inizio di
Bruxelles, ma non ho trovato due storici che siano d’accordo su quale delle tre
fosse la prima. Forse una parrocchia dove oggi c’è la cattedrale dei Santi
Michele e Gudula che spiegherebbe perché mettere la cattedrale lì, in un punto
tanto scomodo (che poi tanto la diocesi sta a Mechelen, ma questa storia verrà
dopo). Forse San Nicola che da queste parti è il protettore dei commercianti e
non a caso si trova dietro l’attuale borsa dove una volta c’era l’attracco del
porto (oggi boulevard Anspach). Forse St. Gery dove però la chiesa è stata
sostituita da un monastero che occuperà tutto l’isolotto, monastero ovviamente
oggi distrutto e di cui resta solo la chiesa detta Riches Claires.
Dicevo che
Bruxelles non andava costruita li. Se era facile seguire il corso della Zenne (oggi,
il Boulevard Anspach) era troppo complicato il percorso trasversale: provate ad
andare dalla Grand Place al palazzo reale, la salita rampa! Provate a farla in
bici, provate a farla trainando un carretto spingendo il mulo su strade
sterrate quando piove. Oltretutto, il terreno è friabile e per costruire la
cattedrale si è dovuti andare più in là. Ancora oggi il Palazzo Reale è basso
perché la collina tende a franare.
Bruxelles era
indifendibile militarmente perché appunto non ci potevi costruire un castello
in cima a quella collina. Il momento esemplare arriva nel XVII secolo quando l’esercito
francese di Luigi XIV mandato a bombardare Ghent decide di prendere Bruxelles
perché più prestigiosa. Si mettono sulle colline di quella che oggi è Berchem e
iniziano a bombardare coi cannoni. Distruggono tutto, tutto. Nessun edificio
precedente a quell’anno rimane in piedi, alcune chiese verranno ricostruite ma
erano già state distrutte dalle guerre fra cattolici e protestanti (tutte tranne
Notre Dame du Sablon perché era la Chiesa dei balestrieri, la guardia cittadina…
sai com’è). Tutto distrutto.
Viene spontaneo
chiedersi: ma perché Bruxelles non si è difesa? Premesso che alla fine
Bruxelles resiste e vince, il forte di Bruxelles era costruito circa dove oggi c’è
la gare du Midi, cioè in fondo alla valle. Non c’è bisogno di aver visto Star
Wars per capire che se io sono in cima alla collina e tu sotto la collina, io
ti bombardo più facilmente e i tuoi cannoni fanno fatica a arrivare qui sopra.
Siamo alle basi della balistica, dai…
Bruxelles
indifendibile, friabile nelle sue colline e facilmente allagabile. Tutti i nomi
che finiscono per -beek indicano infatti dei fiumi o, meglio, dei torrenti. Piena
d’acqua questa città e però acqua paludosa che non scorre bene, erode le
colline lasciandole friabili in un mix che piace tanto ai geologi, ma fa
impazzire gli ingegneri. Si fa la birra ché così c’è qualcosa da bere, l’alcol
uccide i batteri e più la gradazione è alta, più ne uccide.
La birra, ovvero
pane fermentato dice un mio amico. Il pane, la Broodhuys che in antico leuvener
significa la casa del pane. È quel palazzo che trovate davanti alla Grand’
Place, molto bello. C’è il museo della città. È il segreto del successo della città.
Nel XIII secolo, il Duca del Brabante lo fa costruire e dice che tutto il pane
della città può, deve essere venduto solo lì, sotto il suo controllo. Il Duca
si arricchisce, ma la cosa funziona talmente bene che sposta la capitale da
Lovanium a Bruxelles. Funziona!
Qui c’è il pane,
la piazza del mercato, si trova un punto dove costruire una cattedrale e un
palazzo che poi sarà imperiale.
Ecco, per oggi mi
fermo qui, fra frammenti incompleti di una storia raccontata fra il serio e il
faceto. Qui dove una città non andava costruita; qui dove vivo da ormai ben più
di dieci anni. Ah, dimenticavo: sapete cosa vuol dire Bruxelles? Nessuno lo sa
con precisione, ma è qualcosa tipo “la chiesa nella palude”, “la casa nella palude”,
“l’oratorio nella palude”, beh… avete capito. Chi mai costruirebbe una città in
una palude? Ci siamo.
#Bruxellando ovvero storie meravigliose di una città troppo poco amata.
Visitammo S. Anna di Stazzema qualche anno fa.
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