del 25 aprile 2026

26/04/26

Festeggiare per ricordare. Per non sbagliare di nuovo, perche' non e' vero che siamo in pochi.

Dall'Italia e dal Portogallo, per l'Europa unita, democratica libera.

Viva il 25 Aprile.

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frammenti da una serata ad ascolta Massimo Zamboni e figlia

C'e' il bisogno di raccontare un mondo epico, quello dei partigiani, mentre in Pregate per Era, la montagna tiene la memoria, la memoria di un omicidio


Avere radici, significa specchiarsi in un luogo e costruirsi una mappa dei luoghi significativi

La scelta di essere eredi, ma eredi di cosa? E' li la scelta.

Scegliere cosa lasci dopo di te.
Scegliere cosa ricordare.

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Pensieri semiseri

31/03/26

Dopo aver bombardato e massacrato sciiti e sunniti, trovo geniale l'idea di provocare pure i cattolici. 

Mi incuriosisce vedere cosa si inventerà quando sarà il turno dei testimoni di Geova...

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In viaggio per il suo ultimo viaggio

20/03/26

Tram treno e aereo verso l'Italia per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di quel villaggio che l'ha visto bambino ragazzo adulto marito padre nonno. 


Lui che ogni tanto prima di cena telefonava a casa dicendo che avrebbe fatto tardi perché, senza preavviso, aveva dovuto volare a Londra e c'era un ritardo nel volo di rientro. In giornata. Londra, anni 90. Gli albori di internet. 


Ma anche Oslo, Cluj, Parigi, Salisburgo, Kiev, Budapest, Kyoto, Altri posti di cui ignoro i nomi o non li ricordo ma so che saranno legati a quel piccolo cimitero la dove iniziano gli Appennini. 


In viaggio, canta Ferretti, viaggiano i viandanti più adatti ai mutamenti. Non i perdenti, viaggiano i presenti. Lui non amava molto Ferretti, meglio De André, decisamente preferito. Io non amo viaggiare. Nomade di spirito dal culo pesante. Seduto comodamente ora, in viaggio. 

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One lesson learned about Iran

05/03/26

In Iran, there is a cult for martyrdom, more than in other cultures. Since centuries. 

For reasons long to explain. Iran admires its martyrs, and they used to call USA "the big Satan". Thus, someone killed by the US turns immediately in a martyr to be admired and this motivates people who consider its country a victim of an injustice. It's part of their history, their tradition, their culture. 

It's a bit like Bush who called for a "crusade" against Osama Bin Laden. But that word motivated many integralists to stand against the Crusaders. History matters, words must be used carefully. 

Have a good night.

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Un’impressione ai limiti del cospirazionismo

28/02/26

Trump sembra stia facendo di tutto per favorire l’ascesa di una Cina come egemonia mondiale.

Una politica industriale tutta a favore dei giganti USA del digitale e, con le sue tariffe, dei settori manifatturieri cinesi. Già, perché’ con i dazi USA, le merci cinesi verranno riversate altrove conquistandosi nuove fette di mercato mentre gli USA si suicidano sognando una reindustrializzazione che chissà quando avverrà e semmai dovessero tornare i democratici la Cina potrebbe tornare a vendere negli USA con agilità disarmante.

Una politica diplomatica pazza che finisce per alienarsi anche gli ultimi alleati in giro per il mondo. Un Trump così ingestibile fa dire a tutti gli altri, India in primis, allora meglio la Cina che si sta dimostrando il partner più stabile, affidabile e con qualcosa da offrire, mentre oggi non so quanto sia strategico legarsi agli USA.

Militarmente, Trump si sta lanciando in missioni assurde, dal Venezuela alla Groenlandia, dalla follia di ritirarsi e poi tornare in Ucraina fino all’attacco di stamattina contro l’Iran. Una strategia senza logica che mi fa chiedere: quando potrà dire di aver vinto? Ché Maduro è stato rimosso, ma hanno messo la sua vice al comando. La Groenlandia è stata un’enorme azione di distrazione di massa che però ha ricompattato gli Europei, così come l’idea di abbandonare l’Ucraina in cambio di non si sa bene cosa.

Tutto questo porta a pensare che l’unica potenza egemonica, stabile e competitiva sia la Cina. I cospirazionisti diranno che i cinesi hanno pagato la campagna elettorale per Trump (come d’altronde ci sono sempre interferenze politiche quando ci sono elezioni del genere, gli USA l’hanno sempre fatto altrove), più probabilmente la Cina sta approfittando della follia di Trump e di chi lo sostiene.

La domanda che mi rimane aperta è come pensano di guadagnarci i sostenitori USA di Trump da tutto questo? 


Pensieri scritti di fretta mentre Teheran è sotto le bombe…

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Del caso Epstein

22/02/26

Non so molto, ma una cosa che mi colpisce e' quanto sia pervasivo nell'economia globale. Non mi sorprende che gente piena di soldi se ne approfitti di qualche prostituta piu' o meno sfruttata, ovviamente quel che si sa di Epstein e' terribile e da condannare, ma... ma per un Epstein che e' stato scoperto, quanti altri ce ne sono ancora? No perche' l'impressione e' che fosse tutto normalissimo avere un Epstein o un Tarantini che ti assicurino qualche ragazza di cui approfittarsi. Per un Epstein scoperto ce ne devono essere tantissimi altri, magari meno estremi o forse anche di piu', ma semplicemente non ancora noti. Pare tutto incredibilmente normale per quella gente. L'unico problema e' che Epstein e' stato scoperto, ma resta tutto incredibilmente normale...

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Nel caso...

14/01/26

Da quest'estate, mi sono appassionato a questo podcast di Storia dell'Asia. Continente immenso, l'Asia la si conosce pochissimo. Prima stagione sull'Arabia (saudita e non), poi Persia/Iran e ora sto ascoltando Iraq & Siria. Affascinante.

Ora che conosco meglio la storia di Persia/Iran, capisco un filo meglio quel che succede a Teheran e dintorni, soprattutto capisco di non capire. Pero' almeno ne sono consapevole!

Interessante l'approccio che parte dalla situazione attuale e va indietro a riprendere quelle epoche che influenzano ancora l'oggi perche', diciamocelo, non tutta la storia e' ancora rilevante oggi, piaccia o non piaccia.

Ovviamente, non ho idea si cosa accada veramente adesso in Iran, ma mi sono fatto qualche idea in piu' della loro storia. 

Buon ascolto

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In memoriam - 6/12/25

09/12/25

 C'è la mano che da bimbo,  dopo una corsa a perdifiato, ti fa la conchetta per farti bere alla fontanella.


C'è la mano che ti aiuta a riempire il modulo per l'università, firmando con quella E e quella D così caratteristiche. 

La D gliel'ho copiata per la mia di firma. 


C'è poi che quella mano subisce un incidente e non riesce più a guidare bene come prima. 


Infine, quella mano sei tu a tenerla perché bere un bicchiere d'acqua gli è diventato difficile. 


Io so che oggi è il giorno di salutare quella mano, anche se è difficile, anche se so che comunque resterà.

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Chiedo, non sapendo

31/08/25

Quel che sta succedendo a casa è tragico e pone mille interrogativi. Ce n’è uno che mi pare manchi dal dibattito: ma Hamas, cosa vuole fare? Mi pare sufficientemente chiaro che Netanyahu sta radendo al suolo la Striscia, ma Hamas e chi sta con lei cosa intende fare?

Lo dico perché un’opzione ipotetica è quella di una resa incondizionata, rilasciando gli ostaggi pur di porre fine a questo massacro a cui Hamas evidentemente non riesce a opporsi. Accettare questa sconfitta sarebbe il punto di partenza di una riconquista/vendetta in futuro, risparmiando ulteriori atrocità oggi. Il governo israeliano mostrerebbe al mondo il suo piano, ma non avrebbe più ragione per continuare questo massacro, anzi si porrebbe nella posizione di paura di aspettarsi il ritorno di Hamas e alleati.

Dico tutto questo senza grande cognizione di causa se non quella di un osservatore lontano e superficiale, ma veramente non capisco cosa vuole/può sperare di ottenere Hamas ora.

Chiedo, non sapendo.


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Pensieri sparsi, un po’ inquietanti

15/07/25

Avete fatto caso che non c’è più terrorismo? Quello stile Al Qaeda, di matrice islamica, da Atocha al Bataclan, da Londra a Bruxelles. Finito, dimenticato, archiviato.

Sia chiaro, era una roba agghiacciante, ma in un contesto geopolitico come questo, quel terrorismo e’ lontano anni luce. Un pensiero inquietante e’ che oggi quella linea politica cosi vagamente incerta é oggi piu’ vicina al ruolo di vittima di una guerra in cui i fascismi la stanno schiacciando. Allora, meglio lasciare l’ambiguità fra i vari Al Qaeda e Hamas, se mai sono stati sulla stessa linea, che di certo non hanno bisogno di motivi per aggredire, di casus belli ce ne sono enormemente, ahinoi. Era una strategia suicida sia nel senso letterale sia politica perché non ho mai capito come si potesse solidarizzare per quel tipo di terrorismo. Forse, forse per l’11 settembre (colpire gli USA del WTO!) o Charlie Hebdo (colpire i blasfemi!) ma tutto il resto era follia ingiustificabile che non credo abbia portato ritorno ai promotori.

Scrivo tutto questo con grande angoscia. Ha mostrato tutta la vulnerabilità di città come quella in cui vivo. Sia pace per le vittime innocenti.

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Parliamo di politica e dinamiche socioeconomiche.

10/07/25

 Prendiamo il caso del governo Meloni in Italia. Mi pare chiaro che sia basato sul mantenere il consenso di USA di Trump come ideologia, insieme all’amicizia per la Cina perché è da questi due paesi che deriva l'attuale ricchezza dell’Italia, almeno del suo ceto dirigente. Di certo non dalla Germania, che può permettersi di essere autonoma, né dalla Francia che conta sempre meno. L’Europa non è più uno spazio economico di riferimento che possa promettere grandi margini di crescita per l’Italia, allora meglio essere vassalli privilegiati di USA e Cina. Una ricchezza esogena perché tanto la domanda interna non sostiene l’Italia più da tempo. Il mercato europeo non promette né garantisce a un'elise italiana di restare al potere, come poteva essere col governo Prodi. Berlusconi garantiva una ricchezza italo-italiana che equilibrava gli interessi di Germania e USA, ora conta essere amici della Cina e del suo fedele vassallo russo. 

 

La questione teorica è capire quali industrie/settori economici guidano la ricchezza di un paese e se questi sono interni o esogeni. Questo discorso lo si può applicare anche ad altri. L'ho imparato dalla lezione di Barbero sulla guerra civile americana: il sud agricolo dipendente dalle esportazioni di cotone vs il nordest industriale che voleva affrancarsi dalle industrie inglesi. A un certo punto, l’Ovest si schierò col Nord perché’ c’erano maggiori margini di crescita contro un sud agricolo ormai stagnante. Una dinamica simile con l’Italia unitaria, dove le élite industriali/liberali di Piemonte e Lombardo-Veneto videro un’opportunità di affrancarsi dall’arretratezza del sistema austro-ungarico e si portarono dietro il centro-sud dove vedevano margini di crescita per i loro interessi. In effetti, l’Italia riuscì a unirsi e il triangolo Milano-Genova-Torino divenne un centro di grande rilevanza. In Europa quali sono le industrie che guidano il consenso, tipo il settore auto in Germania che coi sindacati ha alimentato decenni di SPD o l'Italia di Prodi...

 

Tutto questo, serve infine capire che l'assenza di alternative a Meloni nasce dal fatto che non esiste una alternativa politico-economica e, se anche ci fosse, ormai l'Italia è talmente dipendente dall’estero, che viene bloccata. Lo dimostra come il presunto sovranismo non osi mai schierarsi contro le influenze cinesi o americane, un palese contrasto con l’ideologia autarchica dei fascisti originali. Chi ha interessi e risorse per creare una alternativa a Meloni? Se Schlein volesse essere un’alternativa, su quali settori socioeconomici dovrebbe puntare? Quale alternativa di sviluppo potrebbe promuovere? Brexit fu giustificata dall’idea che l’Europa non offriva più margini di crescita al Regno Unito, mentre Russia e Arabia sembravano molto più promettenti. Non sono sicuro che quella visione fosse corretta, ma di fatto vinse.

 

Ecco, la politica si può capire solo se intersecata a queste dinamiche socioeconomiche e non mi pare di dire niente di strano: quali sono le forze che oggi possono contrastare una politica stile Von De Leyen + Meloni?

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Del Leone di questi tempi

06/06/25

Raccolgo qui pensieri sparsi attorno all'elezione del nuovo Papa. Premetto che ritengo Francesco un Papa straordinario per questi tempi e che non conoscevo assolutamente il nuovo Pap Leone XIV, ma questo inizio mi pare molto positivo perché riunisce e indica la via chiaramente, per pensieri più complessi ci sarà tempo. 


Eleggere un Papa oggi è una sfida pazzesca, soprattutto per l'occidente dove profitto, mercato, liberismo e liberalismo, individualizzazione dei valori e atomismo sono i cardini della società. 

Al contrario, il Papa cattolico è l'unica autorità globale basata sui valori. Credo che il valore della Chiesa oggi sia rendere espliciti i valori collettivi auspicabili, senza lasciarli a giudizio individuale. In una società credo sia fondamentale ragionare su quali sono i valori collettivi a prescindere dai confini nazionali. Negli USA, è eroe chi fa tanti soldi, il Trump o il Musk. In Francia, su cerca sempre il nuovo Napoleone, il leader che porterà alla vittoria militare politica sportiva. 

Quali sono gli esempi di oggi? Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati, chi ha il coraggio di presentare modelli così? Un po' come Ercole e Achille contro Pietro e Paolo. Guerrieri contro pescatori. Fu il cambio più epocale della storia. 

Oggi, la chiesa ha anche un elemento in più: l'unica grande religione con un leader universale. Questo rende la sfida complicata perché l'aborto in Italia o USA, Nigeria o Mongolia sono pratiche totalmente diverse, nessun altro cerca di proporre un quadro valoriale universale. 

Non nego che la chiesa lo faccia talvolta male, in maniera maldestra o contraddittoria, però non rinuncia a farlo. 

Ecco, pensieri sparsi, per nulla coerenti, ma spero di aver dato l'idea. 

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Si festeggia, sobriamente

25/04/25

Io ce li vedo, a gonsolarsi per l’idea “geniale“ di estendere il lutto per il Papa in modo da « bloccare » il 25 Aprile. Invece, si sta rivelando un clamoroso autogol, ridicolo e patetico. Allora, meglio Berlusconi che ando’ a festeggiare all’Aquila fingendosi Partigiano per un giorno

Invece questi sono personaggi da commediuncola degli errori, neofascistelli che si gongolano di essere ora al potere, sfoggiando cimeli del ventennio. No, l'Italia e' piu' avanti. Per fortuna.

Sorrido e festeggio.

 

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

 

Piero Calamandrei

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ehi mah! c'e' un'orribile Bestia nella tasca del mio palto'!

17/03/25

La morte di Dandy Bestia, chitarrista e cofondatore degli Skiantos, mi ricorda di questo gruppo che ha saputo portare tecnica e poesia nel primo rock demenziale italiano. Essere scemi, per scelta e sapendolo fare, pare oggi un gesto rivoluzionario. Una poesia fatta di scioglilingua, parolacce e non-sense in solo apparente contraddizione. La lunga carriera dimostra che non era solo musica demenziale, era satira, era grottesco, era caricatura della migliore tradizione giullaresca italiana. Ché il matto del villaggio è importante e spesso più intelligente di certi benpensanti allineati al pensiero comune, acritico e beneducato.

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In ricordo, attenti al presente.

27/01/25

Un ciclo siamo macellati. Un ciclo siamo macellai. Lo canta GioLindo, lo dice la Storia. 

Ho imparato a guardare la storia da adulto, non conosco paese/nazione/comunitá che non possa di esserlo stati. La Francia di Louis XIV o Napoleone; la Francia devastata delle Guerre mondiali. L’Italia dell’Impero di Roma; l’Italia colonizzata e devastata. L’Inghilterra eroica della seconda guerra mondiale; l’Inghilterra imperiale. Il Belgio delle mille battaglie sul suo territorio; il Belgio in Congo. Potrei andare avanti a lungo -ahimé- citando le Nazioni che non esistono piú, quelle che manipolano la storia, quelle che la dimenticano.

Dunque, nessuna contraddizione. Ieri macellati nella peggior tragedia del XX secolo; oggi macellati con una reazione a dir poco spropositata e devastante. Colpisce perche’ credo neanche loro sappiano come uscirne dopo una tale atrocitá. 

Io non dimentico. Perché i forni crematori sono il progresso dei roghi, in un progresso tecnologico che rende solo peggiore il ruotare dei cicli. Le foto non si possono ignorare, ieri e oggi. Difficile mettere le parole in fila davanti tanta atrocitá. Sia la Pace agli innocenti vittime di tanta brutalitá.

Sia la pace.  

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meraviglia

10 anni fa.

10 anni di meraviglia. 

Oggi. :-)

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Bruxellando ovvero storie di una città nata dove una città non andava fatta.

27/10/24

Titolo ironico naturalmente, ma è vero che Bruxelles è stata costruita là dove una città non andava costruita. Sappiamo che gli antichi romani fondarono praticamente tutte le attuali città d’Europa, almeno quelle importanti, con pochissime eccezioni (tipo Madrid che infatti fu costruita dove faceva troppo caldo o quelle già costruite dai greci e altri prima di loro).

 

Dicevamo, Bruxelles non andava costruita li. I Romani costruirono quelle che oggi sono Halle e Vilvoorde, cioè due accampamenti a monte e a valle della Zenne. Bruxelles, se esisteva, era un villaggetto di campagna di poche persone, per lo più contadini gallici, che vivevano birra e vivevano vicino all’isoletta i Saint Gery che permette di passare facilmente da un lato all’altro della Zenne, che però già allora era un fiume paludoso, malsano e praticamente non navigabile.

 

Il nome Bruxelles viene scritto per la prima volta nel X secolo, molto tardi e quando l’impero romano era un mito passato ravvivato da certi franchi di passaggio. Bruxelles manco c’era e se c’era non si preoccupava certo della storia.

Come d’abitudine nel medioevo, esistevi se avevi una parrocchia o almeno una chiesetta. Bisogna dire, insegna il buon Barbero, che le chiese dell’epoca erano molto diverse da quello che vediamo oggi. I preti erano gli unici che sapevano leggere e scrivere, che avevano ricevuto una qualche educazione e di fatto amministravano le loro parrocchie. I vescovi medievali erano una sorta di sindaco che amministrava la città, eletti dalla gente con la ratifica del Papa che certamente non poteva stare a seguire tutte le nomine in giro per l’Europa, al massimo i più importanti ma poi era un ruolo importante perché le uniche leggi erano consolidate nella religione ché le amministrazioni, per farsi rispettare, avevano bisogno di Dio. Avvocati, magistrati e giuristi non c’erano (le guardie quelle sì, ma pochine che costavano molto più dei preti).

 

Bruxelles non esisteva per molti secoli. Ci sono tre probabili parrocchie all’inizio di Bruxelles, ma non ho trovato due storici che siano d’accordo su quale delle tre fosse la prima. Forse una parrocchia dove oggi c’è la cattedrale dei Santi Michele e Gudula che spiegherebbe perché mettere la cattedrale lì, in un punto tanto scomodo (che poi tanto la diocesi sta a Mechelen, ma questa storia verrà dopo). Forse San Nicola che da queste parti è il protettore dei commercianti e non a caso si trova dietro l’attuale borsa dove una volta c’era l’attracco del porto (oggi boulevard Anspach). Forse St. Gery dove però la chiesa è stata sostituita da un monastero che occuperà tutto l’isolotto, monastero ovviamente oggi distrutto e di cui resta solo la chiesa detta Riches Claires.

 

Dicevo che Bruxelles non andava costruita li. Se era facile seguire il corso della Zenne (oggi, il Boulevard Anspach) era troppo complicato il percorso trasversale: provate ad andare dalla Grand Place al palazzo reale, la salita rampa! Provate a farla in bici, provate a farla trainando un carretto spingendo il mulo su strade sterrate quando piove. Oltretutto, il terreno è friabile e per costruire la cattedrale si è dovuti andare più in là. Ancora oggi il Palazzo Reale è basso perché la collina tende a franare.

 

Bruxelles era indifendibile militarmente perché appunto non ci potevi costruire un castello in cima a quella collina. Il momento esemplare arriva nel XVII secolo quando l’esercito francese di Luigi XIV mandato a bombardare Ghent decide di prendere Bruxelles perché più prestigiosa. Si mettono sulle colline di quella che oggi è Berchem e iniziano a bombardare coi cannoni. Distruggono tutto, tutto. Nessun edificio precedente a quell’anno rimane in piedi, alcune chiese verranno ricostruite ma erano già state distrutte dalle guerre fra cattolici e protestanti (tutte tranne Notre Dame du Sablon perché era la Chiesa dei balestrieri, la guardia cittadina… sai com’è). Tutto distrutto.

 

Viene spontaneo chiedersi: ma perché Bruxelles non si è difesa? Premesso che alla fine Bruxelles resiste e vince, il forte di Bruxelles era costruito circa dove oggi c’è la gare du Midi, cioè in fondo alla valle. Non c’è bisogno di aver visto Star Wars per capire che se io sono in cima alla collina e tu sotto la collina, io ti bombardo più facilmente e i tuoi cannoni fanno fatica a arrivare qui sopra. Siamo alle basi della balistica, dai…

 

Bruxelles indifendibile, friabile nelle sue colline e facilmente allagabile. Tutti i nomi che finiscono per -beek indicano infatti dei fiumi o, meglio, dei torrenti. Piena d’acqua questa città e però acqua paludosa che non scorre bene, erode le colline lasciandole friabili in un mix che piace tanto ai geologi, ma fa impazzire gli ingegneri. Si fa la birra ché così c’è qualcosa da bere, l’alcol uccide i batteri e più la gradazione è alta, più ne uccide.

 

La birra, ovvero pane fermentato dice un mio amico. Il pane, la Broodhuys che in antico leuvener significa la casa del pane. È quel palazzo che trovate davanti alla Grand’ Place, molto bello. C’è il museo della città. È il segreto del successo della città. Nel XIII secolo, il Duca del Brabante lo fa costruire e dice che tutto il pane della città può, deve essere venduto solo lì, sotto il suo controllo. Il Duca si arricchisce, ma la cosa funziona talmente bene che sposta la capitale da Lovanium a Bruxelles. Funziona!

 

Qui c’è il pane, la piazza del mercato, si trova un punto dove costruire una cattedrale e un palazzo che poi sarà imperiale.

 

Ecco, per oggi mi fermo qui, fra frammenti incompleti di una storia raccontata fra il serio e il faceto. Qui dove una città non andava costruita; qui dove vivo da ormai ben più di dieci anni. Ah, dimenticavo: sapete cosa vuol dire Bruxelles? Nessuno lo sa con precisione, ma è qualcosa tipo “la chiesa nella palude”, “la casa nella palude”, “l’oratorio nella palude”, beh… avete capito. Chi mai costruirebbe una città in una palude? Ci siamo.

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alla Cambre

26/10/24

 #Bruxellando ovvero storie meravigliose di una città troppo poco amata.


Un inizio un po’ polemico per raccontare di un luogo meraviglioso di Bruxelles: l’Abbazia della Cambre. Per chi avrà la pazienza di leggermi tutto.

Iniziamo fra storia e leggenda. Anno di grazia 966, il vescovo di Lovanium (odierna Leuven) muore mentre sta tornando a casa. Una lettera viene mandata dicendo che è morto vicino a Brōksāli, l’odierna Bruxelles il cui nome viene scritto per la prima volta. Non si sa dove sia morto né di cosa. Secondo alcuni mori di malattia o vecchiaia, più probabilmente morì ammazzato perché’ allora la regione era ‘divisa’ (che eufemismo) fra i latini imperiali che vivevano nelle città, erano cristiani e bevevano vino, mentre le campagne (i pagi) erano abitati dai pagani (cioè, non cristiani), discendenti dei galli sottomessi e bevevano birra. Era l’elemento costitutivo la cui ricetta doveva restare nascosta ai latini, era la pozione magica che secoli dopo ispirò Asterix, Obelix e Panoramix. Ma qui appunto mischiamo storia e leggenda.

Non sappiamo dove questo vescovo sia morto, ma vicino a dove oggi c’è la Cambre sappiamo che passava la strada per Leuven. Sappiamo che era la zona secca per far passare le strade prima che il Maelbeek venisse alla luce e scorresse fino alla Zenne. Si pensa che li ci fosse una stazione di posta che sfruttasse quelle acque e accogliesse i viandanti trattandoli, si spera, meglio di quel povero Vescovo. Vai tu a scoprire cosa sia successo oltre mille anni fa, però se così fosse alla Cambre inizia la storia di Bruxelles o meglio Bruxelles inizia a essere considerata tale.

Poi, due secoli di silenzio. Alla Cambre intendo, ma non un silenzio di rispetto, semplicemente un posto di cui non sappiamo niente. Sappiamo invece che verso il XIII secolo sorge un luogo di culto e preghiera, non credo per commemorare il vescovo, ma perché è dove l’acqua sorge dalla terra e scorre regalando la vita. Un primo luogo di culto fuori dalla città, nella quiete della foresta, nell’incavo di una piccola vallata. Con la strada per Lovanium che passa appena sopra. Dubito ci fosse molto traffico.

Il XIII secolo è una sorta di età dell’oro per l’inizio dell’abbazia odierna. Sant’Alice da Schaerbeek, una mistica sin da bambina che diventerà badessa; San Bonifacio da Ixelles che diventerà vescovo di Losanna, unico capace di far convivere nella Fede ricchi e poveri, finché i ricchi non si stuferanno dei suoi digiuni e di dover condividere il cibo coi poveri e lo rimanderanno a Bruxelles, alla Cambre. Due santi, tanta roba per una città che fino a un paio di secoli prima manco esisteva.

È il periodo in cui il Duca del Brabante sposta la capitale da Leuven a Bruxelles; la Cambre diventa il luogo più sacro fuori dalla città. L’acqua del Maelbeek viene usata per fare la birra che l’alcol uccide i batteri e l’impero latino non c’è più, almeno non qui. Ma la Cambre non è un luogo qualunque. Quando nel ‘500 Carlo V imperatore fa erigere la chiesa attuale (più o meno), la Cambre è la più importante abbazia di beghine, un concetto molto belga, altresì detta una vera paraculata. Le beghine erano le mogli dei ricchi che partivano in guerra. Quelli, se fossero tornati, avrebbero ritrovato matrimonio e ricchezza, se non tornavano (come spesso accadeva) le beghine amministravano le loro ricchezze via l’abbazia. Essendo un luogo sacro, ovviamente, nessuno poteva contestare le beghine le quali, libere dai voti di castità, preghiera e soprattutto povertà, amministravano un patrimonio sempre più consistente.

Parentesi. Il nome “Ixelles”, o meglio “Elsene” viene da un qualche antico dialetto Leuvener in e significa Ontano, l’albero. Perché Ixelles era la foresta di ontani dell’abbazia. Era tutta terra delle beghine, fin’oltre il Bois de la Cambre che circonda la parte sud-orientale di Bruxelles. Cercate sulla cartina quanto era grande quel terreno.

Torniamo alla Cambre che vive in simbiosi con Villers la Ville, la più grande abbazia del Nord Europa (ma non di beghine). La Cambre prospera perché i due santi sono sempre due santi, ma intanto ci sono tutte le famiglie più ricche del Brabante che in un modo o nell’altro hanno qualcuno dentro alla Cambre, che non è un convento di suore, ma di beghine. Mogli o vedove, comunque ricche e protette. In qualche modo attraversano le guerre fra cattolici e protestanti, sono ben immanicate ‘ste beghine il cui nome in italiano suona sempre strano. L’abbazia cresce, si espande e gli stili architettonici si mischiano.

L’incubo arriva con Napoleone. Distrugge tutto: la Cambre, Villers la Ville, le chiese. Tutto. L’enorme complesso cade in rovina. Tutto perso, distrutto. Si salva quel che non si può portar via. Una fabbrica, un deposito, un qualcosa fuori città.

Poi, la monarchia belga arriva. La Cambre inizia a risorgere per la sua storia. Leopoldo II ci fa un’autostrada per arrivarci più facilmente. La dedica a sua figlia. Sua figlia scappa in Austria, l’autostrada resta. 1920 e i parrocchiani di San Filippo Neri si organizzano: ricomprano la Chiesa. Torna la parrocchia, la messa. Si recuperano i resti dei SS. Alice e Bonifacio che Napoleone aveva dissacrato. Reliquie, restauro, l’Istituto Geografico Nazionale.

Oggi? Un luogo da visitare di storia, un parco da godersi, una calma che manco pare di stare in città con la strada che passa subito sopra. Storia, leggenda. Tutto d’un fiato, in silenzio. Che la Cambre vi accoglie ma resta un luogo sacro.

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12 agosto

21/08/24

Visitammo S. Anna di Stazzema qualche anno fa. 

Un bellissimo borgo abbarbicato su appennino toscano. Sarebbe da visitare solo per la bellezza del paesaggio. La storia, tremenda, parla di orrore della guerra, di un villaggio ucciso, sterminato. Tutti morti. 
In un giorno. 
Uomini donne vecchi e bambini. Sulla piazzetta, la chiesetta. A colpi di mitragliatrice. Civili. Una ritorsione inutile. Pura violenza, puro orrore. Ricordarlo, dire mai, più non è solo giusto per la memoria, ma un auspicio per il futuro, il nostro futuro. 
Un frammento di questa calda estate che da quel borgo guardi avanti.

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