Era il 2002, o forse il 2001...

06/05/07

“Parlare è fidarsi e catarsi. Non dire, col rischio che l’altro non capisca, è voler dire e non dire, nascondere/nascondersi qualche cosa” (M.G.)

Ho ritrovato questa frase dopo tanti anni. Era in uno di quei file che tieni nel PC, che si conservano non si sa per quale motivo. E poi, in un pomeriggio di una qualsiasi domenica, la ritrovi.
Era di un messaggino che ricevetti da una grande persona nel 2002, o forse nel 2001 o 2000? no, sembra troppo, però... forse... non ricordo più bene.
Non dico da chi proveniva, ché potrebbe passare di qui e chissà cosa ne direbbe. Però, vale la pena citare questa frase perché, nella sua ambiguità, stimola fertili riflessioni. Porta ad interrogarsi.
E' una frase che conservai a lungo nel cellulare, ogni tanto la rileggevo e mi fermavo a pensare. Poi, come molte cose della nostra vita, è diventata un pezzo del passato obliato. Cose lasciate indietro perché le si possa ricuperare poi. Ne parlai con chi mi inviò il messaggio, più volte. Ri-utilizzai quella frase più volte e poi, chissà come (l'ho detto e lo ripeto), lasciai questa frase al tempo che fu.

Non ho mai capito se sono d'accordo o no con questa frase.

Riderei molto se chi l'aveva pensata passasse di qui e me ne chiedesse conto. Riderei molto, sì, riderei molto perché io mi ricordo... sì, io mi ricordo...

Read more...

Io vagabondo

Questa è una canzone importante, fondamentale. Dice molto, dicono sia la canzone + cantata dopo Fratelli d'Italia, anzi dovrebbe sostituire l'allegra marcetta di Goffredo (Mameli). Io Vagabondo va cantata, in compagna una canzone da solitari. E' una canzone con cui inauguro la sezione "maestri" perché è da queste parole che van tratti gli insegnamenti.
Inutile dire che I Nomadi sono la parte più bella dell'Italia, lo dicono i loro 150 concerti all'anno...

Io vagabondo

Nomadi

Io un giorno crescerò
e nel cielo della vita volerò.
Ma un bimbo che ne sa
sempre azzurra non
può essere l'età…

Poi, una notte di settembre
mi svegliai, il vento sulla
pelle, sul mio corpo il
chiarore delle stelle;
chissà dov’era casa mia
e quel bambino che
giocava in un cortile…

Io, vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro
soldi in tasca non ne ho,
ma lassù mi è rimasto Dio.

Sì, la strada è ancora là
un deserto mi sembrava la città.
Ma un bimbo che ne sa sempre
azzurra non può essere l'età.

Poi, una notte di settembre
me ne andai, il fuoco
di un camino, non è caldo
come il sole del mattino,
chissà dov’era casa mia
e quel bambino che
giocava in un cortile…

Io, vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro
soldi in tasca non ne ho,
ma lassù mi è rimasto Dio.

vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro
soldi in tasca non ne ho,
ma lassù mi è rimasto Dio.

Read more...

Se il tempo andasse all’incontrario saprei se è stato solo un sogno o se mi sveglierò con te.

05/05/07

Ho comprato ieri un disco di cui vale la pena fare la pubblicità: pianissimo fortissimo dei Perturbazione. Un disco leggero, di musica leggera, fatto di poesia leggera, della quotidiana leggerezza del vivere. Mi sono innamorato dei Perturbazione anni fa, quando uscirono col senso della vite, che è una di quelle canzoni che restano in chi le ascolta, negli anni per il ritmo, l'ironia ed il testo e la semplice filosofia.
Vale la pena comprare il cd dei perturbazione perché l'han messo a costo ridotto (15€) e perché significa avere tra le mani la dolce e semplice poesia, quella che si respira nelle piccole grandi cose della vita vissuta giorno dopo giorno. Il vecchio disco era un piccolo grande capolavoro di poesia. La musica è semplice, lineare e si sposa con sensazioni di freschezza e quotidianeità. Già, ripeto questa parola perché i Perturbazione non cambieranno la vostra vita, ma ascoltare una canzone ogni giorno aiuta a vivere ogni giorno assaporandolo in maniera meno banale.


ON/OFF
C’è un lampione che si accende proprio sotto casa tua,
quando passo nella notte, forse è un caso forse no.
sembra tutto fatto apposta per scommettere su te,
e se mai restasse spento, farei finta che non ci ho creduto.
come ai lunghi abbracci che mi dai quando saluti,
sono un modo tuo di fare, o un messaggio per me.
e l’ombra di un mio passo falso mi spaventa di più della mia fantasia.
se il tempo andasse all’incontrario saprei se è stato solo un sogno
o se mi sveglierò con te.


le canzoni i sogni e i segni sembra parlino per noi,
poi è la testa che fa festa, ma non ti ho invitata mai.
se qualcuno avesse scritto il nostro seguito o la fine,
spengo il buio della sera smetto di pensarci su.
e l’ombra di un mio passo falso mi spaventa di più della mia fantasia.
che il tempo segua il suo diario, che tu sarai una storia vera e non un mio rimpianto…
non un mio rimpianto.

Read more...

del senso

04/05/07

Ammiro le persone che hanno il senso delle cose che fanno. Ammiro chi riesce a costruirlo "dopo" perché ogni viaggio assume senso in funzione del ritorno a casa, di quello che lascia quando si torna a casa, alla propria quotidianità. Le cicatrici di un viaggio sono la cosa più importante, non la polvere dei km percorsi.
Ammiro anche chi riesce a capire il senso delle cose "durante". E' più difficile, ma entro certi limiti è possibile così gustare e, se si è bravi, direzionare le cose anche in itinere.
Ammiro, ovviamente, chi riesce a costruire cose con senso. Non sempre si può nè si deve fare, ma avere il senso "prima" di fare le cose è una grande virtù.
Dico tutto questo perché credo sia la misura per apprezzare le persone, non tanto il voto di laurea o la lunghezza del cv. Conosco 110 e lode senza senso delle cose, altri voti DECISAMENTE + bassi con maggiore consapevolezza di cosa avevano fatto.

Ammiro chi ha il senso di quello che fa, spesso mi sfugge. Ho compiuto e scritto cose con una loro ragionevolezza, ma poi ti addormenti e ridi perché non hai capito cosa hai combinato.



Oggi ero ad un convegno della provincia: che spetta'olo 'sti buffet!!!

Read more...

del Lambrusco, tra la Via Emilia ed il West

02/05/07

A settembre, mi ritrovai a Bologna per un convegno. A cena, chiacchieravo con due ricercatori dell'Università di Pisa che avevo conosciuto lì e, in maniera abbastanza libera, mi lanciai in un elogio del Lambrusco. Di fianco a loro, c'era il professore di Pisa con cui lavoravano, un distinto signore sui settant'anni (credo) il quale si era detto incuriosito del mio discorso.
Io ero un po' in imbarazzo, eppure mi misi ad argomentare sul perché il Lambrusco fosse un gran vino.
Certamente, la sua grandezza non è nella qualità (non è il top che abbiamo in Italia), eppure porta con sé grandi valori. Sono i valori dell'Emilia, di quella Via popolare, lavoratrice e contadina. E' il vino da bere alla Casa del Popolo. Un tempo si pucciava il pane nel Lambrusco e quello che ne usciva era un pasto completo, ché l'Emilia era terra di contadini, lavoratori ma pur sempre contadini. E poi il Lambrusco è diventato prima vino da Casa del Popolo (ma anche degli oratori) e poi era il vino dei primi rocker italiani. Ligabue l'ha anche cantato, ma prima di lui una ricca generazione di musicisti proveniva dall'Emilia (Guccini, su tutti, è forse il riferimento).
E' un vino povero, proletario e lavoratore. Un vino onesto, semplice, non da buongustai ma da chi, avendo pochi soldi, vuole comunque qualcosa di dignitoso. Non è un vino da sbronze ché se la mattina devi andare a lavorare non puoi permettertelo.

Ecco, questo elogio del Lambrusco (attenzione che ce ne sono almeno 2 tipi, quello di Sorbara-Modena e quello più buono dei Colli Parmigiani) è, in realtà, un elogio delle nostre radici di cui la cucina, lenta sedimentazione di tradizioni e gusti, di valori e riti, è una componente fondamentale.

Read more...

For wayfarers | Per i viandanti

Duke's guests | Ospiti regolari

  © Free Blogger Templates Columnus by Ourblogtemplates.com 2008

Back to TOP