riflettendo sull'erba, ma anche sugli anniversari

17/01/08

Mi piacerebbe avere una mezz'oretta in queste giornate e stare sull'erba davanti alla Val Trebbia a riflettere su questa storia del Papa respinto dalla Sapienza di Roma. Molti stimoli per una questione su cui vale la pena riflettere, con attenzione e rifiutando banalizzazioni - ahinoi - abbondanti nel nostro intoro. E' un problema politico-culturalmente complesso e quindi merita riflessione.

Intanto, rifletto che nel 2008 cade il 60esimo anniversario della nostra Costituzione, il 40esimo anniversario del "mitico" 1968 ed il 10imo anniversario della morte di Danilo Dolci, personalità eccellente che avrebbe meritato il Nobel per la pace.

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Non c'entra granché - o forse sì - ma cito questa frase di non-importa-chi, detta chissà dove ed in quale contesto: "Soprattutto oggi in questa Italia non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, anche se si vede un Fascio in erba".

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perché il ricordo di Voltaire non sia a tempi alternati

15/01/08

Non posso che essere contro chi contesta il Pontefice prima ancora che parli. Chi non condivide le sue idee dovrebbe riconoscere il diritto democratico, sancito già dal Voltaire, per cui "anche se non condivido cosa dici, lotterò fino alla morte perché tu abbia il diritto di dirlo". E' un diritto sacrosanto che quegli studenti e quei docenti della Sapienza dimenticano. Questo non significa che io condivida alcune posizioni in materia di Etica scientifica di Ratzinger, ma che è assolutamente legittimo l'averlo invitato all'inaugurazione dell'anno accademico.

Stamattina, andando in Università sono stato colto dal volantinaggio di CL Università che - giustamente, a mio avviso - difendeva il Pontefice dalla contestazione dei Collettivi della Sapienza (NB purtroppo ho il volantino solo in cartaceo e non l'ho trovato online).
Avrei profondamente condiviso il loro appello se non avessi avuto nella mente la contestazione, altrettanto secca ed oltranzista, che loro stessi avevano riservato al (allora neo-) Ministro Mussi in Statale a Milano al grido di "anche tu eri un embrione" e, peggio per incoerenza, "mancano soldi per le borse di studio" (NB la contestazione sulle borse di studio era risibile visto che, allora, era in carica da 2-3 mesi ed i soldi mancanti erano colpa della coppia Moratti-Formigoni, sulle vicende degli embrioni la contestazione era a valle del discusso provvedimento europeo sulla ricerca sulle staminali).

La tesi che voglio sostenere è che non si può riconoscere il diritto di parola solo a chi la pensa come noi, come pure amava affermare il buon Alfieri tanto per restare tra pensatori del XVIII secolo ("amo discutere solo con chi mi dà ragione") . La vera laicità è quella che fa parlare Mussi e Ratzinger, ma anche Giuliano Ferrara e Wladimir Luxuria, Mastella e Bondi, è anti-democratico invocare una laicità che faccia tacere il Pontefice o che difenda solo il suo diritto di parola negandolo a Mussi.

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messaggi da leggere

13/01/08

Una notizia di oggi mi ha fa tornare in mente un mio vecchio post. Bisogna innanzitutto premettere che la Chiesa ha tempi lunghi e, soprattutto, più di ogni altro contesto bisogna leggere le cose tra le righe facendo una certa attenzione a non farsi abbagliare dalle cose e dai tempi brevi, quelli tipici del giornalismo per intenderci. I tempi vanno letti tra le righe, dai piccoli segnali rivoluzionari e quello di questa domenica è uno di questi.

Il Papa che celebra un battesimo con le spalle alla comunità è un atto pre-conciliare. La giustificazione è che la Cappella Sistina, capolavoro indiscusso dell'arte religiosa, ha l'altare che dà le spalle e, ovviamente, la Cappella Sistina non è che possa essere stravolta nella sua incredibile concezione architettonica. Di solito, per le celebrazioni ufficiali si aggiungeva un altare per rispettare la regola del Concilio Vaticano II per cui il Celebrante deve guardare l'assemblea, ma quest'anno no. E, si badi bene, non è una scelta meramente logistica (che sarebbe pur condivisibile) perché tale decisione è stata presa in una celebrazione che andava in diretta TV. Si è cioè voluto che questa cosa fosse una notizia ("il Papa celebra la Messa dando le spalle all'assemblea, come prima del Concilio") e che fa il paio con la notizia che commentavo nel vecchio post.
Mi pare chiaro che sia un messaggio alle frange ultra-conservatrici anti-Concilio Vaticano II (come appunto i Lefebvriani), oltretutto nel momento in cui i Gesuiti, probabilmente la frangia più progressista nella media delle sfere vaticane, sono riuniti per il loro Conclave ed in cui il Papa ha fatto arrivare un chiaro messaggio che dice "vedo anche da parte di alcuni un crescente allontanamento dalla Gerarchia" e poi un richiamo al senso di servizio "sotto il Romano Pontefice". Atto evidente sapendo che ai piani alti i Gesuiti sono sempre meno a favore di altri ambienti ecclesiastici.

Tutti questi sono piccoli segnali attraverso cui si lanciano messaggi a favore delle frange più conservatrici della Chiesa a discapito di quelle più progressiste.
Perché il tema mi sta a cuore? Perché credo che dovrebbe esserci maggiore attenzione da parte della Chiesa a cercare di intercettare i molti "in ricerca", soprattutto i giovani, che trovano, consapevolmente o no, il modo di comunicare della Chiesa inadeguato rispetto alla potenza del messaggio evangelico e non perdersi ad accontentare le frange ultra-conservatrici.

So che il mio discorso si lancia su un tema scivoloso e facilmente fraintendibile, delicato e strumentalizzabile, ma ho fiducia nell'intelligenza di chi leggerà.

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ritorni

12/01/08

Pensare di avere una delle più care persone in Brasile per 6 mesi, lei fragile in un cantiere di Sao Paulo, onore al merito di chi si è lanciata ed è andata a fare un'esperienza grandiosa. Mi chiedo quanti lo farebbero, nonostante il mondo sia ormai globalizzato: una cosa è viaggiare per turismo, una cosa è andare a lavorare in un cantiere brasiliano. E quando torna, tanto più s'avvicina il rientro tanto più se ne sente la mancanza e ti chiedi come sarà il rientro. L'ho detto e lo ripeto: ogni viaggio assume il suo vero senso quando si rientra in quel luogo che chiamiamo casa. E questo lo dirò in giro, ché se qualcuno fraintende potrebbero nascerne osservazioni interessanti.

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Agli italiani che vanno Oltremanica

11/01/08

Oltremanica ho imparato che la pioggia non è poi questo gran problema e che si può uscire e stare fuori anche se piove. L'ho imparato perché mi dimenticavo sempre l'ombrello, ma non è che gli altri l'avessero con loro. Un cappello, sì quello può convenire averlo dietro, ma anche se ci si bagna in fondo non è così grave. L'unica pioggia per cui vale la pena farsi qualche problema è quell'acquazzone per il quale, anche con l'ombrello, comunque non usciresti, a meno che non ci sia un medico da chiamare e allora chi ti ferma più, ma quella è un'altra storia.
La pioggia non è poi questo gran problema.

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