stoffa

05/08/08

Non riesco proprio più a lavorare in questa stagione avanzata, dopo un anno che più che impegnativo direi stressante. Brunetta direbbe che non ho la stoffa, io dico che di lavorare nell'incertezza totale per presente e futuro non è che aiuti, se hai un posto (pur a termine) non sai mai bene cosa ti succederà tra un mese.

Ma è di un'altra stoffa di cui voglio parlare.
Di quel pezzo di bianco, intessuto da chissà chi e appena tirato fuori dalla lavatrice.
Un piccolo insignificante pezzo di stoffa bianca; poi prendo la maglia che indosso, un po' più spessa ma sempre bianca o i pantaloni, ché quelli sono colorati.
La stoffa e in generale i tessuti mi affascinano per la loro delicatezza o rudezza, inamidati eleganti succinti provocanti.
I bottoni o le cerniere li rovinano sempre un po'.
Ho trovato dietro casa mia un negozio di stoffe, un cestone da cui compri a peso, come si faceva una volta.
Credo che mi confezionerò un vestito o qualcosa del genere; credo che non lo farò ché non ne sono capace, però difficilmente resisto al fascino della stoffa dei vestiti: cotone, seta, lino, cashmire e poi via i vestiti ché d'estate fa più caldo e ce li rimetteremo d'inverno.
Ma un po' di stoffa addosso fa sempre bene, non tanto per pudore (di questi tempi par sparito) quanto per il fascino del tessuto, della sua materialità, delicatezza, adattabilità, insignificanza da quanto si adagia comodamente su di noi.

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