il solito teatrino

30/11/10

Un passaggio cruciale: la Gelmini fa saltare la discussione in Commissione per andare subito a votare in aula. Effetto: teorico accorciamento dei tempi, ma fate più attenzione.

- saltando la Commissione, tutti gli emendamenti introdotti dal Senato (=introdotti, votati ed approvati dalla maggioranza) decadono, si torna al testo originario del Governo, ma qualunque cosa approverà la Camera, dovrà tornare al Senato. Se si fosse invece passati dalla Commissione, valutando gli emendamenti del Senato, la Camera avrebbe potuto approvare definitivamente la Riforma Gelmini.

In altre parole, per cercare di fare in fretta la Gelmini si sarebbe tirata la zappa sui piedi.
Questo è falso, vediamo perché o meglio vediamo perché è miope pensare che la Gelmini (leggi: il Governo) abbia agito in maniera tanto stupida.

1. Le proteste rinforzano il governo.
Si sapeva che questo provvedimento avrebbe provocato tali e tante proteste, questo fa passare una serie di messaggi tipo: questo governo sta facendo qualcosa, qualcosa che non piace alla solita sinistra contro le riforme, che difende i baroni e bla bla bla. Questo solito teatrino è un'arma per la prossima campagna elettorale a favore del centro-destra.
Perché dico questo?
a. è una non-Riforma, cambia poco o niente... non tocca i baroni di destra (loro in qualche modo sistemeranno i loro portaborse) e introduce solo un gran taglio. E' una riforma che si può difendere senza grossi sacrifici di consenso e colpisce un elettorato per lo più di Sinistra.
b. il Governo non è in grado di fare riforme ben più significative, tant'è che ha spostato quella della giustizia e la finanziaria è passata sotto silenzio nel disinteresse di tutti (poi vedremo perché). Eppure, doveva far vedere che è un governo ancora in grado di fare riforme, almeno di poter dire di essere in grado.

2. le proteste distraggono l'opinione pubblica
Stiamo vivendo una congiuntura molto difficile: nel 2007-08 per evitare la crisi finanziaria si sono usati i fondi pubblici per salvare le banche, colpevoli di questa crisi. Ora, i fondi pubblici stanno finendo e le banche hanno trovato che questo è un business per arricchirsi. La Grecia ha già saputo questo attacco, Irlanda e Portogallo lo stanno subendo e poi la Spagna è pronta seguita da Italia e Belgio. A causa della debolezza europea, principalmente causata dall'Inghilterra di Cameron, la Merkel ha risposto in maniera stizzita ed egoista dicendo "se Londra non mi fa commissariare i paesi instabili, allora io penso a salvare giusto Berlino e dintorni". Di fronte a questa crisi, molti governi stanno cadendo: l'ultimo è Fillon, mentre mi sa che in Belgio ancora devono formarne uno... intanto Zapatero perde la Cataluna e Cameron si fa vedere potente all'estero per nascondere agli Inglesi che non è ancora in grado di far niente (ricordo che Cameron non ha vinto, è in empasse con i lib-dem, è Brown che ha perso).
In questa crisi, Wikileaks serve solo per destabilizzare ulteriormente Obama: mi aspetto di scoprire che questi siano spinti da qualche repubblicano, per i quali è troppo presto tornare al potere perché manco loro saprebbero cosa fare di fronte alla crisi.
L'Italia? Molto semplice, le proteste servono per coprire questa crisi. Lo dice Letta che la situazione sui mercati è preoccupante e poco vale che Berlusconi dica "tanto la Spagna sta peggio di noi".

La "riforma dell'università" serve dunque
- per mostrare i muscoli,
- distogliere l'attenzione da problemi ben più seri,
- procurarsi un'arma per le prossime elezioni.

Quella di far saltare la commissione a un DDL è una mossa semplice per un disegno strategico ampio e intelligente. Certo, che poi l'Università sia in agonia questo non gliene frega niente a nessuno, d'altronde dobbiamo continuare a poter fare i bunga bunga...

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delle reazioni al mio sfogo

29/11/10

Come mi aspettavo, ho avuto alcune reazioni al mio sfogo di qualche giorno fa. In generale, non è cambiato niente: chi ha capito il discorso, già l'aveva capito e chi non l'aveva capito continua a non capirlo, confondendo questioni personali e di gruppo, questioni di relazioni con questioni sostanziali.

Dalle persone che si son sentite accusate (e effettivamente so di non esserci andato giù affatto leggero), mi son sentito ripetere che metà delle cose me l'ero inventate perché avevo informazioni errate e l'altra metà che comunque avevan ragione loro. In particolare, tutto nasce da informazioni sbagliate che io sarei dovuto andare a procurarmi per capire che in realtà avevano ragione loro (grazie, bell'apertura al dialogo!).
Ogni commento è superfluo, ma l'insegnamento generale è che conta quello che uno sa e che non gli si può dare dello stupido se non sa cosa che non gli sono state dette (quante analogie con l'Italia berlusconiana...). Oltre al fatto, che non è carino che in una discussione si parta dal principio suddetto che uno è nel torto perché non si è informato e quindi la sua opinione non può che essere sbagliata.

Secondo, mi è stato detto che è colpa mia perché non sono andato incontro a gesti riconciliatori e che non era possibile che io non ne fossi a conoscenza. Tuttavia, se uno vuole riconciliarsi si preoccupa che l'altra persona venga all'incontro o, se non è venuta, ex-post gli chiede perché... sempre che gli interessi veramente riconciliarsi e affrontare il problema. Ribadisco, in questa storia nessuno è mai venuto a chiedere la mia opinione e, quando la esprimevo, mi ripetevano che era perché non ero informato e comunque che avevo torto. E se non bastasse, andavano in giro a dire cose tutt'altro che piacevoli sul mio conto.
Dal mio punto di vista, non ho forse ragione ad esserne arrabbiato? Evidentemente no, perché ero solo male informato e comunque avevo torto, ma se nessuno dice a me quello che mi riguarda come posso io saperlo e ammettere di avere dei torti che, in realtà, già ho ammesso sentendomi ripetere che comunque loro non ne avevan mai di torti? Non fa forse arrabbiare che si vada in giro a dire una "verità" che mi riguarda, che mi mette in cattiva luce, facendomi passare per quello che non sono (pazzo, permaloso, male informato, prevenuto), senza farsi lo scrupolo di dirlo a me?

Infine, mi è stato chiesto come sia potuta succedere una cosa del genere in un tal gruppo. La mia risposta è molto semplice e mi ha permesso di far maturare una regola che sento come generale. Per anni, si scelsero i candidati non per amicizia, ma per merito, per serietà, per impegno e come investimento sul futuro e su questa scelta si cercava di accompagnare, aiutare, collaborare, responsabilizzare chi veniva scelto. Vidi che poi, pian pianino, senza che molti se n'accorgessero, le scelte vennero dettate dalle amicizie, simpatie o antipatie. In Italia, ad un amico non si vuol mai dire che sbaglia, non gli si vuol mai dire che forse per il gruppo è meglio altro, non si può dirgli di no. Se un gruppo è guidato da un progetto, la gente si avvicina, si sceglie e si allontana funzionalmente a quel progetto, sia esso un partito, un'associazione, una squadra; se un gruppo è dettato dalle amicizie ci si diverte molto di più, ma non si riescono a evitare quelle storture per cui, se un amico fallisce, allora bisogna aiutarlo a rifarsi. Se un collega fallisce, allora forse è meglio riconsiderare le sue capacità funzionalmente al progetto generale.
A costo di rendermi ulteriormente accusabile e antipatico, non posso non notare che quel comportamento emerse quando finirono per prevalere le persone del Sud Italia su quelle del Nord: datemi del razzista, leghista, non me ne frega niente, ma credo che questo prevalere dell'amicizia sul merito è un male che colpì quel gruppo, così come colpisce il nostro bellissimo Mezzogiorno. Esplicito questa cosa nella speranza che possa anche aiutare qualcuno a prendere consapevolezza di quali meccanismi sociali (tecnicamente: istituzioni) affliggono il nostro bellissimo paese. E' meglio fare un favore a un amico che non preservare la qualità di un progetto che possa durare e maturare nel tempo. Sia chiaro, le persone del Nord non sono esenti da queste cose e non voglio in alcun modo far prevalere alcuna equazione nord=merito=bravi e sud=clientele=cattivi. Sia chiaro che non è quello che penso perché so che al sud ci sono persone bravissime, spesso migliori di quelle del Nord perché abituate a farsi il doppio mazzo per rompere meccanismi clientelari. Spero, sinceramente, che si capisca il senso profondo di questo mio paragrafo: come si scelgono le persone? In funzione delle amicizie o del progetto che si vuole perseguire? Questo vale nel piccolo, come nel grande: Bersani è stato scelto come migliore per un progetto o come figlioccio di D'Alema?

Infine, mi han chiesto se e come si possa rimediare. Il mio sfogo arriva quand'ormai è tardi perché sto finendo il dottorato. Innanzitutto, io non credo di dover andare a nessuna riconciliazione né di dover fare io alcun passo in avanti perché, quando ho riconosciuto i miei errori, mi sono ritrovato davanti un muro che continuava a rimbalzare sempre e solo su di me tutte le colpe, e allora mi sono stufato di sentirmi ripetere che è sempre e solo colpa mia. Io spero che gli altri miei progetti non vengano sacrificati da questa mia vicenda e che, per esempio, l'associazione dottorandi riesca in qualche modo a proseguire, malgrado tutto: là ho gettato dei semi in cui credo molto ché poi sono persone con le loro idee e, spero, il coraggio di trasformarle in azioni concrete perché, come dissi tempo fa, "la politica è filosofia in atto" e se mai un giorno si chiederà quale sia il mio pensiero filosofico(-politico), spero parta dalle mie azioni politiche più concrete. Là, mi sono sempre sforzato di circondarmi da persone che condividessero il progetto, non da amici, anche se poi con alcuni di loro siamo diventati amici. Sul rimedio umano-morale, non ho molto da dire e la ferita rimane. Amen, andrò avanti ché sono ancora vivo... dicevano gli antichi: quel che non ammazza, ingrassa. E io sono ingrassato, ferito ma ingrassato... Mi han chiesto se in futuro si potrà rimediare e riprendere a collaborare: peccato, che io abbia deciso, anche per colpa di questa ferita, di chiudere un rapporto ormai decennale col Politecnico (altre storie alla base di questa scelta non le ho (ancora) raccontate, ma tant'è... non credo neanche di volerle raccontare) e quindi, anche volendo, non vedo che possibili collaborazioni possano esserci.

Passo e chiudo, senza più voglia di parlare di questa vicenda perché a molte (mie) parole sono seguiti troppi pochi fatti (altrui) e, personalmente, sono stufo di sentirmi ripetere che ho torto, che sono solo permaloso, che dovevo informarmi meglio, che il mio punto di vista è parziale e limitato e che è tutto solo dettato dal mio cattivo carattere. Tanto, il tempo andato non ritornerà, le cose di una volta non si dimenticheranno, e sono stufo di parole senza atti concreti. Io so di aver fatto la mia parte, al meglio delle mie capacità, sapendo come e con quali persone si possono affrontare i problemi. Spero che questo ulteriore sfogo aiuti a capire un po' di questa lezione, agli altri che avran voglia e pazienza di leggere per cercare di capire (non per avere conferma che loro hanno ragione ed io torto) ma soprattutto a me che, grazie a chi mi ha spinto a sfogarmi, sto imparando la lezione che ho vissuto.

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oggi, malgrado Milano

28/11/10

Oggi sono contento e rilassato. Un po' stanco perché siamo dopocena e questo ci può stare, ma stranamente rilassato. Una sensazione di ben'essere che non sentivo da tanto tempo. Non un benessere da terme o da quando hai sfogato i muscoli con una bella cosa, ché quelli in realtà sono un po' appesantiti, ma ci può stare.
L'ozio domenicale mi ha fatto paura a lungo perché, soprattutto a Milano, si sovraccarica il week-end di aspettative quasi sempre disattese. Questo week-end non ho storie particolari da raccontare, se non qualcosa che credo sia una sorta di miracolo a Milano.
Ecco, oggi ho provato l'esperienza dell'ascolto, fatto o ricevuto ché quest'azione è bellissima perché il 'fare ascolto' è un'azione attiva che in realtà mette al centro l'altro e, viceversa, 'ricevere ascolto' è un'azione passiva che in realtà ci rende protagonisti.
Non è poco, è incredibile, credo sia la base dell'umanità e quando se ne fa esperienza ci si sente umani e, quindi, naturalmente benestanti... non nel senso materiale, certo. Un'esperienza di umanizzazione che, credo sia alla base del Cristianesimo, molto più di tanti proclami sull'uso del preservativo o sull'eutanasia.
Penso che questa cosa a Milano, forse anche in altre città, manchi tantissimo e sia alla base dei mali moderni. Non so dirvi se una volta fosse diverso, tendenzialmente non voglio mitizzare il passato. Credo però sia qualcosa di importantissimo e, una volta provato, si capisce chiaramente la differenza.
Ecco, vorrei dire tante altre cose, fare riferimenti e forse espandere il concetto, ma invece decido di chiudere qui questo piccolo ragionamento. Buonanotte e buona settimana.

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se in qualche modo il mio sfogo può aiutare ad esser di lezione ad altri sarò contento

24/11/10

Oggi si chiude, simbolicamente, una storia che mi ha creato grandissimo dispiacere perché combina un fallimento politico mio con la rottura di alcune relazioni che pensavo di amicizia, ma che evidentemente non lo erano. Lancio questo sfogo a cui penso da tempo nella speranza che quello che ho subito io, sebbene non possa essere ripagato, possa in qualche modo essere da lezione per altri perché non sbaglino a loro volta. Ormai, con oggi, si chiudono anche i termini per una possibile riconciliazione che fosse quantomeno politica, dopo quella personale. Ma procediamo con ordine.

Sono stato rappresentante degli studenti al Politecnico sin dal mio primo anno, grazie a un mio caro amico con cui - e questo è bellissimo - ho fatto tantissime discussioni, spesso molto animate e con profondi disaccordi, ma con cui alla fine eravamo sempre pronti a stare allo stesso tavolo per portare avanti al meglio il progetto comune in cui credevamo. Le 'discussioni animate' tra di noi, quasi proverbiali, alimentavano un rapporto di stima e amicizia che continua ancora adesso, anche se le nostre strade si sono un po' separate, ma non certo per rancori.
Racconto questo perché è, a mio avviso, segno di un rapporto virtuoso politico&personale.
Da rappresentante degli studenti, sono arrivato fino in Senato Accademico, la più alta carica che si potesse ottenere, grazie a un gruppo dove tutti erano interessati a lavorare l'uno per l'altro, a imparare dai più anziani ed a sostenere le energie fresche dei più giovani. Un gruppo unito dalla volontà di fare politica a Sinistra, se poi ne nascevano anche amicizie (e talvolta amori) tanto meglio. In 5 anni intensissimi, qualche vanto posso dire di averlo, nella consapevolezza che non sono mai meriti individuali, ma collettivi. Tre sono quelli che io considero i risultati migliori e più simbolici della mia attività:
1. con una raccolta di firme ottenemmo una ristrutturazione degli spazi per gli studenti di Architettura, e in generale di tutto il Politecnico in modo che ci fossero più banchi, più prese per i computer, orari più lunghi alla sera. 800 firme in una sola facoltà, mai nessuno come allora, se non ai tempi che furono.
2. preparai una riforma del bando delle attività culturali e viaggi degli studenti, correggendo un sistema marcio e avviando una maggiore trasparenza e regolamentazione in quelli che sono i fondi per le stesse associazioni. Un tema delicato perché toccava gli interessi diretti delle stesse associazioni di cui ero espressione, ma ci riuscimmo (salvo qualche ulteriore correzione minore che eran tecnicalità su una linea che ero riuscito a far passare).
3. riformai il consiglio degli studenti in modo da garantire agli studenti una voce più autorevole nell'Ateneo. Scrissi quel regolamento articolo per articolo, viaggiando tra gli uffici e la mediazione con le altre liste e studiandomi le leggi in merito. Mai nessuno prima di allora.
A seguito di questi 'successi', si creò un bel gruppo coeso e affiatato capace di far nascere amicizie attorno a un progetto che era in primo luogo politico. Dopo il mio mandato, vincemmo le elezioni per la prima volta dopo 15-20 anni, il bando per le attività culturali permise a molte associazioni di animare il depresso panorama studentesche e il nuovo presidente degli studenti poteva andare a parlare col Rettore con l'autorevolezza di chi guida un'istituzione che lavora e propone.

Non ero certo il migliore e, chi legge, sia consapevole che quei successi erano collettivi, non miei. Dopo di me, venne una generazione che era chiaramente migliore: impostarono una battaglia politica e culturale a favore della valutazione, una battaglia coi fiocchi ché io non sarei stato in grado di gestire. I loro nomi erano sulla bocca delle più autorevoli istituzioni per la serietà e maturità dell'impegno.
Io, nel frattempo, iniziavo il dottorato e partivo per London.

Una volta tornato, diventai rappresentante dei dottorandi, proseguendo quell'impegno di rappresentanza ché mi aveva dato soddisfazione, passione, esperienza ed amicizie (tralascio il tema degli amori, quelli non vi riguardano...). Una situazione difficilissima data l'assenza di ruoli istituzionali, la dispersione della categoria da rappresentare, l'assenza di esperienze pregresse e la necessità di creare un gruppo da zero, oltre a un mutato contesto culturale che obbligava una lotta per la difesa dell'esistenza e della dignità stessa dell'Università. Ci provai e qualche ramoscello dell'albero che stavo coltivando iniziava a fiorire: non tutti capiscono che le unità di misura non sono tutte uguali perché tra 45 e 46 si sale di poco, ma tra 0 e 1 c'è un infinito.
Al rientro, quel gruppo con cui avevo fatto tanto era ancora parzialmente presente, il naturale ricambio generazionale appariva promettente, poi una serie di eventi hanno portato alla storia che vi descrivo.
Premetto, che pensavo che una collaborazione tra le rappresentanze dei dottorandi e quelle degli studenti potesse essere virtuosa e, a parole, molti mi davano ragione. Se quando iniziai io gli 'anziani' erano un esempio, ora c'era la possibilità addirittura di collaborare.

Iniziai a capire che i tempi erano cambiati quando venni a sapere che avevano concordato con l'aspirante rettore la proroga del mandato delle rappresentanze studentesche. Quando io mi trovai nella stessa situazione, feci una battaglia ché mi costò un cazziatone memorabile dal Rettore perché ciò non accadesse: col 3+2 gli studenti si laureano in fretta e facilmente, dopo 2 anni, ti ritrovi che non hai più rappresentanti. Inoltre, se c'è una regola la si rispetta perché se il mandato è biennale è segno di poca considerazione dire "vabbé, facciamolo triennale perché quest'anno non abbiamo voglia di fare le elezioni ché abbiamo già altro da fare". La democrazia ha un costo, lo so. Oltretutto, ironia della sorte, i costi sono stati pagati lo stesso perché comunque il ministero aveva indetto le sue di elezioni studentesche e quindi si doveva votare. Ma quello che non capirono allora era che non si poteva accettare un rinvio: in un gruppo studentesco 2 anni sono un'enormità e se non si tengono le elezioni il gruppo non può rigenerarsi. Quel meccanismo di esperti+energie fresche si perde inevitabilmente. Provai a dirlo, invano, avevano già deciso senza ascoltare chi già si era trovato in quella condizione. Pensai non fosse così importante.

Durante le elezioni del Rettore, uscirono con una posizione molto forte a sostegno di uno dei candidati, quello che poi ha vinto. A prescindere dal merito di quella decisione, feci notare che i rappresentanti degli studenti non devono comunicare in pubblico per chi voteranno perché non è il loro candidato, per almeno un paio di ragioni. La prima è che se poi quello perde, come ti relazioni con il candidato che hai osteggiato e che è diventato Rettore? Secondo, gli studenti sono un elettorato atipico perché, al più, possono portare l'attenzione su alcuni temi, nulla più (no poltrone, no spartizione risorse, no influenza in generale). Non è poco, ma bisogna giocarsela bene: se uno dice voto X e poi dopo parla del perché, allora quei temi vengono sminuiti perché uno viene percepito da fuori che è organico a una lista: se Cicchitto dice che vuole A, B e C viene percepito come una richiesta berlusconiana. Se a richiedere A, B e C è la Marcegaglia, allora è un senso completamente diverso e con quelle richieste può bussare al PdL o al PD e negoziare con loro. Mi rendo conto non fosse un concetto facile, ma non immaginavo le conseguenze.
Quei rappresentanti degli studenti, con cui c'era un'idea di principio di collaborazione, andarono invece dal candidato, che era un mio professore, sparlandomi alle spalle, dicendo che facevo pressioni su di loro contro di lui e lui, ovviamente, poi mi fece chiamare. Passai una bruttissima mezz'oretta. Ma non era finita.

Con quel gruppo di dottorandi di cui ho parlato, cercavamo faticosissimamente di andare avanti, mentre quei rappresentanti degli studenti - a parole - rinnovavano il desiderio di cooperare. Bene, mi ricordai di quel bando che avevo riformato e decidemmo di parteciparvi: fu uno sforzo enorme per un gruppo così fragile, ma - previa verifica con gli uffici - fummo ammessi a parteciparvi e già quello fu per noi un grande successo. Nella commissione c'erano quel candidato poi diventato rettore e quei rappresentanti degli studenti. Il nostro progetto venne bocciato su iniziativa di quel professore e con l'avvallo dei rappresentanti degli studenti, anche quelli del mio gruppo.
Fortemente deluso, andai a chiedere spiegazioni. Tra le varie cose, mi dissero ché c'erano pochi soldi e quindi preferivano darli agli studenti (alla faccia della collaborazione coi dottorandi... e comunque verificai che i soldi ci sarebbero stati), mi dissero che i dottorandi sono una categoria di privilegiati (!!!) e che quindi non dovevano chiedere altri soldi, mi dissero che il bando non era per i dottorandi e che ce ne stavamo abusando (ma avevamo controllato con gli uffici che era falso perché potevamo partecipare...). Mi arrabbiai e mi fu risposto che non si può criticare un gruppo quando è in difficoltà: fui 'invitato ad andarmene' perché non si può criticare un gruppo (di Sinistra) quando è in difficoltà.

Da allora, ho ricevuto qualche telefonata di stima e solidarietà, ma poi un assordante silenzio a conferma del fatto che facevano sul serio nel volermi espellere. La cosa più umiliante è che venni a sapere che hanno organizzato una 'giornata di conciliazione' tra giovani e ex-rappresentanti, ma che non mi hanno invitato. Peggio, sono andati a dire agli altri ex-rappresentanti che io ero invitato, ma non a me. Proponevano cioé una riconciliazione, ma non con me.
Da allora, silenzio e disinteresse da parte di persone che ritenevo amiche, su cui io avevo investito. Me ne viene in mente una in particolare perché, alle ultime elezioni, avevo ceduto il mio seggio in suo favore, convinto come sono che sia meglio mandare avanti i giovani. Quello stesso che poi parlò da presidente di quell'organo che io avevo riformato e che, ora, si vantava andando in giro a testa alta. Ma che nel frattempo aveva sparlato di me col nuovo Rettore, nel frattempo aveva bocciato il mio progetto di associazione dei dottorandi, che nel frattempo non aveva detto niente sulla mia espulsione. Come lui, la maggior parte di quelle persone ha celebrato la 'giornata di conciliazione' esplicitamente escludendomi perché, se volevano, potevano chiamarmi. Invece, hanno detto agli altri che mi avevano chiamato e che ero io quello che faceva l'offeso.

Oggi, scadeva quel bando di cui ho parlato e per questo scrivo proprio oggi. L'associazione che avevo cercato di promuovere è implosa perché se tutte le proposte che fai sono ignorate o bocciate uno poi si stufa. Il bando a cui siamo stati bocciati è stato solo il colpo di grazia. Come 'conciliazione', avevano promesso di aiutarci e invece...

Ecco, questa è una mia grande delusione e, a costo di passar per permaloso, io credo di non meritarmi tutto questo, non meritavo la coltellata alla schiena da chi ho fatto crescere, non meritavo così tanto disinteresse e ostilità da un gruppo per cui mi ero dedicato pienamente. Non nascondo, questa è la mia più grande delusione politica ed umana, un fallimento che non è colpa del sistema, non era una lotta titanica: è un fallimento causato da chi avrebbe dovuto essere dalla mia parte, da chi mi diceva di stare dalla mia parte, da chi diceva che i dottorandi erano anche una loro causa, da chi aveva mezzi e possibilità di aiutarmi o, almeno, avrebbe potuto evitare di bocciarmi i progetti.
Con amarezza, so che non tornerà tutto questo. Ho aspettato un qualunque gesto di conciliazione, ma sapere che è stato fatto escludendomi esplicitamente mi fa naufragare la stima che potevo avere: un omicidio consumato nel tradimento ed a cui non ci si è mai chiesti se forse si potesse dire "scusa" o provare a rimediare.
Io so che in Italia a far politica con disinteresse e passione ci si fa tanti nemici, lo spiegai tempo fa, ma ci si fa anche qualche amico. Ora, rimango fortemente disilluso.

Un'ultima nota di rammarico: se mai le persone coinvolte passeranno di quà, già so che mi accuseranno di una versione parziale, di aver strumentalizzato le cose a mio vantaggio, di essere un permaloso che se la piglia per niente e che li accuso di cose che non esistono e che mi sono inventato. Già me l'hanno detto quando mi hanno espulso. Bene, a queste persone non risponderò perché, evidentemente, non interessa cosa penso io.
A tutti gli altri, spero che questa storia possa insegnare qualcosa perché, se possibile, loro facciano attenzione che non si ripeta.

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scarpe

Avrei qualche sassolino nella scarpa da togliermi. Sul Poli, io avrei non solo alcuni sfoghi, ma vorrei denunciare alcune cose subite nella speranza, forse effimera, che denunciare alcuni errori subiti da me possa evitare che si ripetano su altri.
Credo che lo farò, appena avrò tempo, per ora cerco di riflettere nella speranza che siano non solo sfoghi.

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