head
14/12/08
I turn my head on the right. I look forward. I scratch my beard, touch my hairs back. The artificial light make me nervous, but quiet in my soul. I'm riding a brown horse. Images...
Read more...| I'm not noble and I don't believe in it. I think there're past worlds, worlds that have to come and worlds that will never be, hopefully or unlikely, my Duchy is one of these worlds. | Non sono nobile e non credo nell'aristocrazia. Credo ci siano mondi passati, mondi che devono venire e mondi che non saranno mai, per fortuna o purtroppo è così. Il mio Ducato appartiene a questi mondi. |
I turn my head on the right. I look forward. I scratch my beard, touch my hairs back. The artificial light make me nervous, but quiet in my soul. I'm riding a brown horse. Images...
Read more...Mi ricordo la spiaggia d'inverno: il vento, il mare, Fellini che parla camminando tra quel che l'inverno lascia degli ombrelloni. Credo di non aver mai capito i Romagnoli, quelli veri, quelli di prima che arrivassero i milanesi ed il turismo, quelli di prima che la Romagna fosse un'agognata conquista stagionale, quelli di prima che si pensasse che i Romagnoli fossero solo dei "conquistadores".
Dei miei ricordi rispondo, a loro rispondo e se qualcun altro mi domanda di loro, fatico a non rispondere.
Non pretendo la ragione, pretendo solo di conservare e riconoscere la mia versione delle cose, accettando (e che sia accettata) la faziosità nel rispetto delle diverse versioni. Mi ricordo, sì io mi ricordo e mi chiedono come faccia a ricordarmi così bene, anche se ormai il tempo lo dobbiamo misurare in anni. Quella sera... quel caffè... quella discussione... Una dovizia di particolari che solo il mare, abituato ad avere a che fare con la sabbia, può curare. Tosto-tosto-pappamoscia, e da bambino giocavo con la sabbia sulla spiaggia, tornavo a casa e mia Nonna mi mostrava in TV il grande maestro Fellini. Non capivo e mi mangiavo la mia cotoletta. Ora ritorna il ricordo di quando mia Nonna apprese della morte di Fellini, il contegno di sangue emiliano in terra romagnola di fronte a un maestro che si spegne, a qualcuno che ha fatto film che le sono piaciuti tanto, che sono il segno della giovinezza di una nonna. Ma ho perso il conto di quanti anni siano passati da quando Fellini non c'è più, preferisco ricordarlo che parla mentre cammina tra gli ombrelloni sulla spiaggia invernale col mare, il vento e le onde. I colori sfuocati, come quelli dei ricordi.
Ho risposto a domande sui miei ricordi, sebbene costasse un certo sacrificio; un prezzo da pagare di cui altri faticano a capirne entità, quantità, ma soprattutto senso.
E la spiaggia e le onde sul mare. D'inverno si va in spiaggia con le scarpe, che poi si inzuppano di sabbia; quella stessa che usavo per cucinare quand'ero bimbo e fare ricette impossibili. Sabbia preziosa, accogliente, dorata, ché a Milano abbiamo lo Zafferano ma non la sabbia. Con una decisione del Consiglio Comunale del 1884 (ma non sono sicuro della data, potrebbe essere di qualche anno successiva), venne abrogata la regola edile per cui a Milano bisognava mantenere la tinta tradizionale delle case, quel "giallo-Milano" che avrebbe potuto diventare famoso come il "terra di Siena" o, magari, il "bordeaux". Fu fatto per accontentare quella gente che vive facendo palazzine: la chiamarono edilizia, poi immobilare e ora "real estate". Come se in fondo non fosse sempre quel desiderio di "casa" tanto caro agli italiani, alle italiane. Mi chiedo se Fellini conoscesse questa storia, cosa ne pensasse, se talvolta ne parlasse mentre camminava sulla spiaggia di Rimini d'inverno, tra quel che resta degli ombrelloni e una scenografia di mare, vento, onde e quella sabbia che mi riporta allo zafferano milanese.
Conservo la mia di memoria, non so quanto condivisa, probabilmente meno di quanto io pensi, o comunque vorrei. Ma non voglio imporla ad altri, però lasciatemela raccontare.
Non ho mai visto Rimini d'inverno, non voglio vederla. Rischierei di innamorarmene e di trascinarmi un amore troppo strano per un milanese. Uno di quegli amori di cui devi rendere conto. Ma se di Lyon posso spiegarlo, di Rimini appare assai più difficile. Non sono riminese, non sono e non sarò il Fellini che cammina sulla spiaggia d'inverno con dietro il mare grosso, almeno per quel che l'Adriatico può fare. E la spiaggia, e le onde e la sabbia, lo zafferano milanese si mischia con un cielo grigio, di quelle incredibili tonalità che solo il grigio sa assumere, senza bisogno di alcun colore. E il cielo grigio è poesia, e quindi fors'anche la Milano che dopo quella delibera diventò tutta grigiamente poetica. Nella mia via, dove mi piace di camminare d'inverno e primavera, con dietro il traffico grande o la notte quieta, tra quelle macchine lasciate a parcheggiare, vedo alcune case ancora gialle come a Milano erano una volta. Case piccole, di quando Milano non si era ancora innamorata vacuemente della Romagna, di prim'ancora che Fellini maturasse quelle storie di cui era solito ricordare quando, più vecchio camminava sulla spiaggia d'inverno.
Ecco sì, mi ricordo... io mi ricordo. Non pretendo la ragione, ma neanche la chiarezza nel raccontare, che richiede comunque fiducia e forse catarsi. Pretendo, rivendico il diritto di ricordare, ricordarmi, tenere vivi i miei ricordi, coi loro prezzi pagati, da pagare. Oggi è, per varie ragioni, il giorno in cui ricordarsi di ricordare i ricordi perchè io mi ricordo, sì io mi ricordo di Fellini... del mare e delle onde, di mia nonna, dello zafferano... Ad'ma r'cord... ma per favore non traducete la più famosa delle parole emiliano-romagnole, in Italiano suona male, malissimo: si perde il gusto di ascoltare Fellini parlare, il gusto di vederlo camminare tra il mare, le onde, la sabbia, si perde il gusto del risotto allo zafferano, si perde il gusto di tornare in quel manufatto edile che chiamiamo casa e poter, con umile orgoglio, affermare che "mi ricordo, sì io mi ricordo..."
Storie del III millennio in cui ci si ritrova a Londra a festeggiare S. Ambrogio. Se la parte religiosa si riduce a leggere il (fantastico) discorso alla citta' del Cardinale, la sera e' il pretesto per uscire tutti assieme in un pub, rigorosamente all'inglese perche' lo spirito ambrosiano impone il rispetto per la cultura altrui. Con me, un vecchio amico che vive nella mia stessa via, la Kiwinella che abita nella provincia grande milanese e poi... poi si accolgono ovviamente amici dall'Italia, ma anche un'amica dalla Svizzera, una di quelle con cui sei uscito una volta di numero a Toronto e te la ritrovi in riva al Thames a festeggiare S. Ambrogio. E poi due amici americani, lui da New York, lei da San Francisco, una coppia di canadesi, ma se non bastasse si aggiungo, curiosi di questa tradizione, un cinese, un giapponese e una ragazza dalla Mongolia. Chissa' se il Santo Vescovo e Prefetto avrebbe mai immaginato una cosa del genere. Eppure la loro curiosita' a sapere perche' ci si ritrovasse proprio il 7 Dicembre a ricordare una storia tanto vecchia di cui non sapevano niente. Non so se si e' praticato il dialogo auspicato dal Cardinale, ma mettere attorno a un tavolo tante culture cosi' diverse (dalla Svizzera al Canada passando per la Mongolia e il Sud della Cina) a bere e mangiare le stesse cose e' un piccolo grande miracolo.
E poi una storia degna di questi tempi. Frequentando uno dei blog che piu' mi divertono (divertivano?), ho conosciuto un altro blog altrettanto affascinante. L'Orsa e' persona che non conosco, ma leggerla mi ha appassionato. Quel che so, lo trovate sul suo blog, eppure ieri mi ha fatto arrivare dall'Italia (tramite Kiwinella) una bustina di zafferano per fare il risotto alla milanese: "una bustina per il sior Duca!". Fantastica lei, bellissimo il gesto, incredibile la storia.
Passavo Blackfriars, ho guardato il Thames e mi ha ispirato un senso di pace, quiete e relax che non mi aspettavo. Il sole in questa domenica ambrosiana in Londra levava una nebbiolina che mi faceva quasi sentire a casa.
Read more...L'Italia e' un paese in irrimediabile declino o, forse peggio, non diventera' mai un paese serio e moderno. Tre notizie che mi toccano direttamente.
Elio & le Storie Tese hanno giustamente rifiutato l'Ambrogino d'oro per denunciare la scelta del Comune di negarlo a Biagi, nonostante l'impegno del Sindaco l'anno scorso, e di negare la cittadinanza onoraria a Saviano. Premesso che credo che l'impegno del Sindaco sia stata una pantomima per cercare di salvare l'immagine pubblica di un sindaco bypartisan (cosa che non e', anzi... ricordo questo mio vecchio post), credo che sia una vergogna perche' si tratta di atti simbolici che la classe dirigente di Milano DEVE saper prendere. Mi sento umiliato, in particolare, dai rappresentanti cittadini che rivendicano valori cristiani: negano la cittadinanza onoraria a un fratello che ha avuto il coraggio di denunciare il peggiore dei mali che attanaglia i nostri fratelli che vivono poco sotto di noi. Potrei fare mille considerazioni implicite, ma i Cristiani sono chiamati alla Solidarieta', la Carita' cristiana passa anche per queste cose. Ambrogio non avrebbe mai approvato una decisione come questa. Che vergogna.
Pensavo che il mio fosse un dipartimento serio. Poi, controllo i risultati di quest'anno e scopro che e' arrivato secondo al concorso uno che era il leader politico degli studenti di CL, uno studente con una media decisamente bassa (scartato dal suo Dipartimento). Ma d'altronde era un giovane politicante tanto impegnato quanto feroce e aggressivo. Uno che non aveva rivali politici, ma nemici da attaccare, delegittimare, insultare e criminalizzare. Detto questo, ha fatto il concorso proprio quando "per caso", 2/3 della commissione erano di CL, "per caso" e' arrivato secondo, quando l'anno scorso gente con la sua media e' stata esclusa in quanto "inadeguata". Forse e' solo un caso, e' vero, ma ero convinto di vivere in un'isola felice (o comunque un dipartimento serio), in passato erano entrati nello stesso dipartimento altri ragazzi di CL che pero' erano gente preparata, passata all'esame quando la commissione era mista e infatti hanno fatto carriera. Che tristezza.
Infine, la mia (ex?)Facolta' (Architetti+Planner) organizza la festa di Natale dei laureati. Bell'evento! Quest'anno e' anche l'occasione per lanciare la sezione 'Architetti' dell'Associazione Laureati. Peccato che usino l'invito per far si' che nella sezione rientrino anche i Planner, che pero' ne hanno gia' fondata una e non vogliono essere confusi perche' - senza offesa per nessuno - hanno studiato cose diverse e fanno un mestiere diverso. I laureati in Architettura rispondono che e' giusto distinguere due profili che fanno cose diverse, ma la Facolta' (dominata da vecchi baroni-architetti) non vuole saperne di perdere il monopolio e accettare che c'e' gente che fa cose diverse perche' significherebbe mettere in discussione la corporazione. Che miseria.
Queste tre cose, avvenute tutte nell'ultima settimana, mi fan capire che l'Italia e' un paese provinciale, che se non sa gestire queste piccole cose non sapra' gestire manco quelle grose.
- Biagi e' morto, se Moratti&co volevano sminuirlo potevano dargli l'Ambrogino e far tacere la notizia col loro monopolio dei mezzi di comunicazione.
- Per far entrare qualcuno in un dottorato, invece di far quello che hanno fatto esiste lo strumento delle borse 'a tema' che rende piu' trasparente il processo di selezione.
- La Facolta' poteva semplicemente aggiungere un invito che non costava niente.
Ma ormai, come disse tempo fa il caro Carlop, e' razionale andarsene dall'Italia, da un paese allo sfascio e vittima del suo provincialismo, si resta Italiani solo per sentimentalismo, solo per sentimentalismo...
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